Propositi e proposte dalla 38a Convention dell’Iko

Convention Iko
Si è da poco conclusa la 38^ Convention dell’IKO (International Kiwi Organization), tenutasi a Torino dall’8 al 10 settembre scorsi. Il summit, che da molti anni rappresenta un momento importante per fare il punto sullo stato dell’arte del comparto dell’actinidia a livello mondiale, è stato coordinato dal CSO di Ferrara e presieduto da Patrizio Neri

Si è da poco conclusa la 38^ Convention dell’IKO (International Kiwi Organization), tenutasi a Torino dall’8 al 10 settembre scorsi. Il summit, che da molti anni rappresenta un momento importante per fare il punto sullo stato dell’arte del comparto dell’actinidia a livello mondiale, è stato coordinato dal CSO di Ferrara e presieduto da Patrizio Neri, che ha guidato la nutrita partecipazione italiana. Numerose le delegazioni riunite per rappresentare gli interessi del settore nei principali Paesi produttori, in un’ottica di ulteriore sviluppo e crescita. Cile, Nuova Zelanda, USA, Francia, Portogallo Spagna, Grecia, oltre all’Italia, hanno condiviso stime di raccolta, proiezioni e tendenze commerciali, difficoltà fitosanitarie e nuove opportunità operative in uno scenario in grande evoluzione a livello internazionale, sul quale si stanno affacciando nuove realtà.
Nelle risoluzioni finale del meeting torinese emerge prioritariamente la necessità di non essere impreparati di fronte alle nuove dinamiche del mercato e di sapersi adattare ad un contesto che sta cambiando sia nella sua geografia, sia nei suoi equilibri. Una prima proposta approvata è stata quella di creare un comitato ad hoc in grado di raccogliere ed elaborare concretamente dati e numeri relativi a quei Paesi che si stanno affermando con prepotenza sulla scena internazionale del kiwi, ma rispetto ai quali non si hanno informazioni precise o interlocutori rappresentativi. In particolare, il riferimento è a Turchia, Corea, Cina, Iran, Sud Africa, nei confronti dei quali non ci si deve rapportare come semplici osservatori, ma come possibili partner o competitori nell’evoluzione del comparto.
La stagione del kiwi nell’Emisfero Sud sta volgendo al termine, seguendo un andamento commerciale regolare, con il Cile che chiude in questo periodo gli imbarchi verso mete oltreoceano e la Nuova Zelanda che si presta a concludere le spedizioni tra qualche settimana. Ne è scaturito un cauto ottimismo per le produzioni dell’Emisfero Nord, incoraggiato da uno scenario di mercato favorevole grazie agli stock inferiori e ai prezzi più elevati rispetto allo scorso anno. Per quanto riguarda l’Emisfero Nord, l’IKO prevede per il 2019 una produzione in equilibrio col mercato, che per il terzo anno consecutivo non appare eccedentaria; buona o discreta la qualità complessiva del prodotto. Alla sostanziale stabilità dei quantitativi in Grecia e Francia si affiancherà una contrazione del raccolto italiano dell’ordine del 10%.

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Con un quadro generale come questo, i 38 delegati IKO riuniti attorno al tavolo torinese si sono apertamente schierati a difesa della qualità e della corretta valorizzazione del prodotto. A tale scopo va assolutamente scongiurato il rischio delle raccolte anticipate, una tentazione per alcuni produttori assai forte in situazioni di mercato come quella attuale che deve impegnare gli organismi competenti in un’attività più incisiva di controlli e sanzioni, da Sud a Nord. Le conseguenze di questi comportamenti sbagliati, ancorché limitati, sono pesanti e puntualmente incidono negativamente sulla stagione sin dalle sue battute iniziali, non solo per gli operatori della filiera, ma anche per la distribuzione che vede talora pregiudicata la propria redditività e credibilità nel medio-lungo termine a causa del giudizio falsato del consumatore sulla qualità generale dell’offerta.
Un secondo aspetto particolarmente discusso e ritenuto prioritario dall’assemblea dell’IKO ha riguardato lo spinoso tema della contraffazione dell’origine, in altri termini la “naturalizzazione” di partite provenienti da Paesi esteri e che “cambiano bandiera” per motivi di speculazione commerciale. Dopo gli spiacevoli casi verificatisi lo scorso anno in Francia e in Italia, per cui oltralpe è in corso una procedura giudiziaria che si concluderà tra pochi mesi nelle aule dei tribunali, IKO raccomanda molta attenzione affinché tali illegalità non si ripetano. Ammonendo in egual misura distribuzione e produzione, IKO si schiera a difesa della valorizzazione dell’origine del prodotto. Ogni areale produttivo è in grado di offrire kiwi di ottima qualità, caratterizzato da specifiche peculiarità organolettiche dovute al territorio di provenienza; è dunque dovere degli operatori comunicare ed esaltare questo aspetto in un’ottica di maggior trasparenza e di fiducia del consumatore finale, sfuggendo alle forniture di prodotti che speculano sui differenti costi di produzione e vendita fra un Paese e l’altro. Nella seconda giornata della convention dell’IKO sono state affrontate tematiche prettamente tecniche, legate alle fitopatie che maggiormente colpiscono la coltura nei principali Paesi di produzione, quali la batteriosi (Psa), la moria e, soprattutto, la cimice asiatica, le cui segnalazioni si stanno moltiplicando anche nel kiwi, in particolare in Italia. In merito a questo, i delegati hanno riconosciuto la necessità di sensibilizzare le singole istituzioni dei diversi Paesi affinché adottino con urgenza tutti i metodi di monitoraggio e contrasto, predisponendo piani di biosicurezza per limitarne l’ulteriore diffusione, adottando al contempo un’azione congiunta in Europa per una reale presa di coscienza del problema, nella speranza di riuscire a far fronte in modo efficace a tale emergenza.

 

Propositi e proposte dalla 38a Convention dell’Iko - Ultima modifica: 2019-09-13T10:52:11+02:00 da Lucia Berti

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