Pesche e nettarine, qualcosa si muove: possibile un marchio nazionale?

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Privati e cooperative alla ricerca di nuove soluzioni per un comparto che soffre di crisi strutturali e mancanza di unità. Qualche nuova proposta c’è, ma abbiamo sprecato troppo tempo.

Il settore delle pesche e nettarine è in sofferenza da una decina di anni, una crisi strutturale che – in particolare dopo l’embargo russo del 2014 – non ha risparmiato alcun areale produttivo, vocato e no, nel nostro Paese. “In Romagna siamo arrivati a poco più di 4.000 ettari, contro i 5.600 del 2013 e i quasi 8.000 del 2008. Insomma, in dieci anni abbiamo dimezzato le superfici”, dice Anna Maria Minguzzi, socia amministratrice della Minguzzi spa consortile di Alfonsine (Ra).

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Anna Maria Minguzzi.

Dietro a questa grave crisi c’è sicuramente la concorrenza di Paesi come la Spagna e la Grecia, più competitivi e aggressivi sul mercato, senza dimenticare la spasmodica ricerca di rese per ettaro sempre più elevate (fino a superare le 40 t), con conseguente diminuzione della qualità organolettica dei frutti. “Ma, soprattutto, c’è una proposta varietale troppo ampia e diversificata”, continua Minguzzi. “Negli ultimi 20 anni abbiamo continuato a introdurre nuove varietà sub-acide a fianco di quelle tradizionali. Dai dati del catasto soci del Cso Italy di Ferrara emerge chiaramente come, ad esempio, dal 2014 al 2016 siano state impiantate più di 30 differenti varietà di pesche, tra precocissime, precoci, a media maturazione e tardive. E lo stesso si può dire per gli impianti di nettarine”.
Per l’imprenditrice romagnola una soluzione per dare un futuro al comparto potrebbe arrivare dall’introduzione di un marchio distintivo di qualità del territorio nazionale. “Serve coesione da parte di tutti gli operatori, da chi produce a chi distribuisce la frutta; quindi, dalle organizzazioni di produttori, alle aziende agricole strutturate, fino ai commercianti che entrano direttamente nella Gdo. E, sull’esempio dei board americani, il coordinamento da parte di un ente che organizzi la filiera”.
“Diventerà cruciale la determinazione dei periodi di produzione, distinti per territorio, e di commercializzazione, per dare maggiore chiarezza della zona di provenienza del prodotto, ma anche delle tecniche e dei disciplinari di produzione” – prosegue Anna Maria Minguzzi. “E, ancora, dei parametri qualitativi esteriori (pezzatura, rapporto diametro/altezza, percentuale di sovraccolore); delle caratteristiche organolettiche (°Brix e acidità), al momento sia della raccolta che della commercializzazione, così come il rapporto tra questi due valori e la durezza dei frutti nei diversi momenti, dalla raccolta al consumo”.

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Anche la Spagna, grande competitor dell'Italia, comincia a segnalare situazioni di criticità.

“Strettamente legata a questo, va considerata l’individuazione di liste varietali coerenti con gli standard elevati che ci dobbiamo dare. In questa fase è importantissimo il coinvolgimento del mondo vivaistico e le strutture che operano nel settore della divulgazione e della sperimentazione. Sempre i dati del Cso Italy, aggiornati al 2016, rivelano come gli abbattimenti fatti negli ultimi anni abbiano riguardato perlopiù vecchie varietà di pesche e nettarine di dubbio valore, che sono sicuramente quelle da eliminare e non inserire in un piano di qualità. In parte sono state sostituite da cultivar più recenti, che assecondano i nuovi trend e che, quindi, meglio si potrebbero inserire in questo progetto di riqualificazione”.
Per la valorizzazione del marchio di qualità, poi, saranno determinanti la scelta degli imballi e la collaborazione della grande distribuzione organizzata. “Si potrebbe pensare alla costituzione di un comitato di controllo che operi a qualsiasi livello della filiera” – conclude Anna Maria Minguzzi. “È questa l’unica possibilità per non perdere un comparto così importante per l’intero territorio nazionale”.

Vernocchi: “Contingentare la produzione Ue”

Il momento è particolarmente “caldo” per pesche e nettarine. Davide Vernocchi, coordinatore del settore ortofrutticolo dell’Alleanza delle Cooperative Italiane (ACI), chiede nuovi interventi a favore del comparto. “Dobbiamo contingentare le quote produttive per i pescheti europei, come si fa già per i vigneti; soprattutto per quei Paesi (vedi Spagna; ndr) dove le superfici a pesco sono cresciute a dismisura nel corso degli ultimi anni”. Per questo motivo il Ministero dell’Agricoltura spagnolo ha varato un piano straordinario di aiuti per la frutta estiva. Nel quale, però, non c’è traccia di sovvenzioni per l’estirpazione dei pescheti, misura richiesta da cooperative e associazioni agricole.
A questo punto, non è escluso che il problema sia portato a Bruxelles, in sede Areflh e, anche, in sede di Europarlamento.


Pesche, le aziende private fanno quadrato

Filiera controllata, freschezza del prodotto, rispetto dell’ambiente, etica, reddito equo. Il comparto delle drupacee torna al centro dell’attenzione – e della programmazione – di molte imprese agricole nazionali. Anche l’imprenditore veneto Leonardo Odorizzi ha un progetto per il rilancio del comparto. Progetto che condivide con una decina di aziende produttrici e che si concretizzerà già nell’imminente campagna estiva.

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“Se il comparto nazionale vuole rimanere competitivo deve adottare da subito contromisure efficaci”, spiega Odorizzi. “Il nostro obiettivo è riposizionare le produzioni italiane nella grande distribuzione organizzata italiana che, al momento e per vari motivi, vende prodotto d’importazione. Parliamo per ora di prodotti provenienti da Puglia, Piemonte e Veneto, ma anche di altre regioni: pesche e nettarine che valorizzano il panorama della frutta italiana. Grazie alle dimensioni delle aziende coinvolte (che insieme valgono oltre 100 milioni di euro di fatturato; ndr) possiamo assicurare forniture elevate e qualità costante”.
“L’idea è garantire prodotti con standard qualitativi elevati, ottenuti e verificati grazie a rigidi disciplinari di produzione e controlli. Ben venga, dunque, l’iniziativa della ditta Minguzzi che pensa a un coinvolgimento dei vivaisti, a liste varietali ad hoc, oltre che alla pianificazione delle epoche di commercializzazione”.


Leggi l’articolo sulla Rivista di Frutticoltura n. 4/2018

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