Insetti pronubi essenziali per la pera Abate

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Adulto di Apis mellifera intento a bottinare sui fiori di pero
Impianti monovarietali di grandi superfici e regolatori di crescita non sempre risultano efficaci per garantire un’adeguata fruttificazione puntando sull’allegagione partenocarpica. Meglio gli impollinatori

Quando si parla di pero la nostra attenzione va subito alle avversità cui deve far fronte questa importante coltura, specialmente in Emilia-Romagna, regione deputata a circa il 70% della produzione nazionale. Da anni ormai si parla della crisi della pericoltura e delle relative cause: la cimice asiatica, la maculatura bruna e la psilla, per non parlare delle conseguenze del cambiamento climatico che porta a sempre più frequenti fenomeni estremi (gelate tardive, grandinate) nel periodo cruciale per la produzione del pero. Tuttavia, l’impatto del servizio di impollinazione sulla fruttificazione è spesso sottovalutato. In aggiunta, proprio per arginare tutte le avversità sopra citate, spesso gli agricoltori sono costretti a ricorrere ad un uso massiccio di prodotti fitosanitari, soprattutto fungicidi, la cui applicazione è consentita anche in piena fioritura e che potrebbe avere ripercussioni negative sugli insetti impollinatori.

Un ulteriore fattore che si ripercuote sull’impollinazione è probabilmente l’attuale sistema di coltivazione del pero nel nostro territorio, basato su grandi blocchi monovarietali o quasi. Questo sistema colturale comporta la necessità di ricorrere all’applicazione di regolatori di crescita a base di gibberelline per favorire l’allegagione partenocarpica, che tuttavia su alcune cultivar non dà esiti positivi. Questa nota nasce proprio con l’intento di spiegare perché l’impollinazione nel pero Abate Fetel, la più importante delle varietà IGP dell’Emilia-Romagna, sia così importante e quali sono le principali problematiche che rendono tale processo, spesso, deficitario.

L’importanza dei pronubi

L’impollinazione consiste nel trasporto del polline dalle parti maschili del fiore, le antere, a quelle femminili, gli stigmi; molte piante si servono del vento per mediare questo trasporto mentre altre, tra cui il 75% delle piante coltivate a scopo alimentare, si serve degli insetti definiti, appunto, impollinatori. Il pero, come molte altre Rosacee, dipende fortemente dagli insetti impollinatori in quanto presenta un meccanismo di auto-incompatibilità, per cui il polline della stessa varietà non è in grado di effettuare l’impollinazione; serve, quindi, il polline di un’altra varietà al fine di garantire il successo riproduttivo e la diversità genetica. Sebbene alcune cultivar presentino un certo grado di partenocarpia, come nel caso di Conference, l’impollinazione effettuata dagli insetti risulta comunque migliore sia in termini di quantità (allegagione), sia di qualità dei frutti.

I principali impollinatori osservati sui fiori di pero sono le api, sia allevate come Apis mellifera e Osmia cornuta, sia selvatiche, e i ditteri sirfidi. Tuttavia, l’abbondanza degli insetti pronubi sul pero è generalmente minore rispetto ad altre colture, con conseguenze negative sull’impollinazione.

I motivi sono diversi: per prima cosa, i fiori di pero risultano poco attrattivi per i principali insetti impollinatori in quanto presentano una bassa concentrazione zuccherina del nettare, che si aggira attorno al 10%, a differenza di altre colture dove la quantità di zuccheri può arrivare al 36% nel caso del melo e fino al 55% nel caso del ciliegio dolce. Alla luce di questo limite, la presenza di altre colture più attrattive nei dintorni dissuade gli insetti dal visitare i fiori di pero.

Il secondo aspetto da considerare è il breve periodo di fioritura (circa 10-15 giorni) che coincide con l’inizio di aprile in cui spesso le temperature sono proibitive per gli insetti impollinatori, i quali normalmente volano in presenza di temperature uguali o superiori ai 15 °C e possibilmente in presenza di sole. Quando il processo di impollinazione non è ottimale, ossia gli insetti presenti non sono in grado di garantire un livello di impollinazione adeguato, si va incontro a quello che viene definito “deficit di impollinazione”.

Questo fenomeno è stato ampiamente studiato sul melo, ma anche nel mirtillo americano e nel kiwi, mentre è stato poco indagato nel pero. Alcuni studi hanno riguardato le varietà di pero asiatiche, mentre in Francia si è studiato come la disposizione delle cultivar all’interno del pereto influenzi l’impollinazione della cv Conference. Non è raro, infatti, trovare aziende di pero in cui sono presenti blocchi monovarietali che sicuramente non favoriscono il trasferimento del polline tra le varietà.

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Eristalis tenax intenta a bottinare sui fiori di pero

L’optimum di impollinazione

Sulla base delle considerazioni precedentemente esposte è importante per l’agricoltore capire se e quale è il livello di deficit di impollinazione nella propria azienda.

Sperimentalmente, il deficit di impollinazione si determina valutando lo stato corrente dell’impollinazione naturale, spesso definita “aperta”, selezionando e marcando alcuni rami delle piante; allo stesso tempo, altri rami vengono selezionati e su di essi si effettua un supplemento di polline attraverso l’impollinazione manuale al fine di raggiungere il massimo livello possibile, “optimum”, di impollinazione. Al momento dell’allegagione, e della fruttificazione poi, si calcola l’output produttivo per queste due tipologie di impollinazione. La differenza tra l’output dell’impollinazione ottimale e quella naturale ci restituisce la misura del deficit di impollinazione. Spesso questo tipo di studio prevede anche un terzo “trattamento” di impollinazione che consiste nel chiudere alcuni rami con delle reti di tulle al fine di impedire l’accesso degli insetti impollinatori, ma non del vento, ai fiori; questa manipolazione consente di capire se la pianta è in grado di produrre frutti in assenza degli insetti e consente di comprendere il grado di dipendenza della pianta dagli impollinatori.

Nel 2023, nell’ambito del progetto Agritech finanziato con i fondi Pnrr NextGenerationEu, i ricercatori del Distal dell’Università di Bologna afferenti all’area di entomologia, in collaborazione con UnaPera, hanno studiato il deficit di impollinazione del pero Abate Fetel in Emilia-Romagna.

Lo studio è stato svolto in 16 aziende dislocate sul territorio delle province di Modena, Ferrara e Ravenna, tre importanti aree di produzione per la Pera Igp dell’Emilia-Romagna. I risultati preliminari hanno dimostrato in media un deficit di impollinazione di circa il 20%. Un dato che indica chiaramente come la mancanza di una adeguata impollinazione porti ad un calo significativo della produzione che, in combinazione con altri fattori (cimice asiatica, gelate tardive), sta danneggiando fortemente la pericoltura italiana.

Favorire il lavoro degli insetti

Le azioni per sopperire al deficit di impollinazione sono sostanzialmente due e tra loro complementari. Per prima cosa è importante aumentare la presenza dei pronubi selvatici tramite la messa in opera di infrastrutture ecologiche, quali strisce fiorite per garantire risorse alimentari tutto l’anno, siepi e rovi per consentire la nidificazione e una riduzione dell’uso dei prodotti chimici. Secondariamente, è necessario introdurre apoidei allevati che ben si adattano nel visitare i fiori di pero.

Molti studi hanno dimostrato come gli apoidei solitari Osmia cornuta e Osmia bicornis siano eccellenti impollinatori di colture appartenenti all’ordine delle Rosacee, tra cui il pero. Le osmie, rispetto all’ape da miele, non disdegnano di visitare i fiori di pero e sono in grado di volare anche in condizioni climatiche più avverse. L’obiettivo principale per l’agricoltore è mantenere un servizio di impollinazione adeguato che risulti costante nel tempo, in modo da non dover ricorrere ad un uso eccessivo di fitoregolatori, come citato in precedenza, ma soprattutto non dover effettuare l’impollinazione artificiale come già si fa diffusamente nel kiwi e in altre specie.

Impollinazione fondamentale

Si sottolinea come l’impollinazione del pero sia un elemento fondamentale nella produzione, quindi, nella gestione di questa coltura deve essere considerata al pari di altre pratiche agricole come la gestione dell’irrigazione, la concimazione e la difesa da parassiti e patogeni.

Insetti pronubi essenziali per la pera Abate - Ultima modifica: 2024-03-11T15:08:32+01:00 da Sara Vitali

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