OSSERVATORIO

Albicocco, meglio nelle aree vocate

Il punto di Agrintesa dopo un’annata ad elevata variabilità delle rese

Superata la metà di luglio, facciamo il punto sulla campagna 2013 delle albicocche con Ugo Palara, responsabile Ufficio Tecnico della cooperativa Agrintesa di Faenza (Ra), anche al fine di fare un po’ di chiarezza su un comparto su cui si stanno concentrando gli interessi di molti frutticoltori, ma che resta comunque “difficile” in termini agronomici e commerciali.

«L’annata in corso ha decretato la forte aleatorietà delle rese di fronte ad andamenti atmosferici anomali, soprattutto nelle aree meno vocate; senza considerare il rischio delle gelate tardive, pioggia e freddo persistenti in fase di fioritura possono ridurre sensibilmente la capacità di fruttificazione, specialmente sulle varietà auto-incompatibili. Questo deve suggerire alcuni accorgimenti quali la migliore ubicazione degli impianti, un’accorta scelta varietale, la massima attenzione alla consociazione varietale e al ricorso a insetti pronubi nelle cultivar che necessitano di impollinazione incrociata». L’adattabilità ambientale dell’albicocco è complessa, la stessa cultivar può dare risultati molto diversi cambiando areale. Se, da un lato, con le varietà autoincompatibili si possono registrare problemi di costanza produttiva, dall’altro, produzioni troppo elevate corrispondono sempre a pezzatura ridotta, colore insufficiente, scarsa consistenza e uniformità di maturazione.

Nuovi cloni precoci

«La ridotta disponibilità di prodotto – prosegue Palara – non si traduce automaticamente in elevati prezzi all’origine; oggi, molto più che in passato, la varietà è determinante per trovare sbocchi di mercato a prezzi remunerativi. È bene diversificare, puntando su prodotti con elevate caratteristiche organolettiche e di presentazione, ma facendo grande attenzione a non generare fenomeni di inflazione dell’offerta”. Nel periodo precoce, ad esempio, sono diversi i nuovi cloni oggi disponibili (Tsunami, Wondercot, Spring Blush, Pricia, tutti poco più precoci di Lunafull), ma non si potrà certo eccedere nei nuovi impianti perché la capacità di stoccaggio in questa fase stagionale è limitata. Si devono introdurre solo le varietà con il miglior “compromesso” tra i diversi requisiti agronomici e qualitativi. Analogo ragionamento va fatto nel periodo di maturazione più tardivo: si assiste a una massiccia rincorsa verso le cultivar con raccolta tra metà luglio e metà agosto (Faralia, Farbaly, Farclo) che trova giustificazione negli elevati prezzi delle ultime stagioni, legati però a un’offerta ancora limitata. Diversificare è necessario, ma con prioritaria attenzione alla qualità del prodotto e all’equilibrio fra offerta e domanda per poter mantenere e allargare gli spazi commerciali sul mercato interno, l’unico che davvero sa apprezzare e valorizzare adeguatamente questo frutto.

«Il processo di rinnovamento varietale – sottolinea Palara – dev’essere accelerato nella fase centrale della stagione dove la massiccia presenza di tanti vecchi cloni ormai superati crea sconvenienti ingolfamenti e mescolanze commerciali; Flopria, Mediabel, Sunny Cot e Lady Cot, per ora, sono le nuove introduzioni più interessanti nei primi venti giorni di luglio, in attesa che le nuove varietà a frutto completamente colorato (es. Rubista) superino la fase sperimentale».

«Negli ultimi anni – conclude Palara – le nuove cultivar hanno portato a un notevole ampliamento del calendario di produzione e commercializzazione. Probabilmente bisogna attendersi una crescente competizione fra diversi prodotti di stagione, con conseguenze per ora difficilmente immaginabili. Le albicocche sono prodotti non ancora di largo consumo e, come tali, presentano ambiti di sviluppo poco elastici, che vorrebbero, a monte e a valle della filiera produttiva, un’attenta programmazione delle produzioni e una nuova, incisiva, campagna formativa-informativa per incentivare i consumi». 

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