La tutela e la valorizzazione della frutta “made in Italy”

frutta
Alessandra Pesce, Sottosegretario del Ministero per le politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo.

La tutela e la valorizzazione della frutta made in Italy è senza dubbio uno degli obiettivi principali del nostro Ministero. È l’ossatura portante del nostro sistema agricolo, con una produzione di valore equivalente a 4,7 miliardi di euro. Un comparto produttivo che ha saputo innovare, aggregarsi e mettere a punto strategie di crescita che hanno permesso di caratterizzare interi sistemi territoriali, contesti che dalla produzione frutticola derivano la principale fonte di reddito e di lavoro.

L’Italia è la culla della biodiversità dal momento che sono migliaia le varietà locali selezionate nei secoli dai frutticoltori italiani. È il vero giardino d’Europa, un tesoro che dobbiamo assolutamente tutelare. Nella frutticoltura, grazie alla professionalità dei nostri imprenditori e dei nostri tecnici, l’Italia è leader nell’adozione su vasta scala di metodi di produzione biologica e integrata.

Anche le indagini coordinate dal Ministero della salute sul livello dei residui dei prodotti fitosanitari negli alimenti confermano questo impegno: l’ortofrutta italiana è da decenni quella che registra in Europa e nel mondo i più bassi livelli di contaminazione, con irregolarità vicine all’1%. Uno sforzo che forse dovrebbe essere maggiormente apprezzato nel mercato interno, dove aumentano le importazioni da paesi con sistemi di produzione meno normati e meno tutelati, a scapito delle nostre produzioni di qualità e del livello di sicurezza.

Certo, ci sono ancora problematiche da risolvere, con un livello di competitività a macchia di leopardo tra le varie zone del Paese. La frutticoltura continua a rimanere, infatti, forte nei territori che hanno saputo realizzare positive sinergie tra pubblico e privato per valorizzare know-how, tipicità e vocazione: come le mele in Trentino Alto Adige e Piemonte; le pere in Emilia-Romagna; le fragole e le drupacee in Basilicata; l’uva da tavola in Sicilia e in Puglia; i kiwi in Veneto, Lazio, Friuli Venezia Giulia, ... Accanto a sistemi territoriali ben organizzati ci sono realtà in cui la produzione non viene sfruttata al meglio e la produttività è ancora carente a causa sia di gap infrastrutturali storici, sia di una filiera che incontra diverse difficoltà. Fra le tante, la frammentazione delle imprese e la catena del valore non equilibrata.

Proprio per questo motivo, con l’obiettivo di favorire una filiera sempre più competitiva e avviare una più stretta collaborazione tra i vari stakeholder e le istituzioni, lo scorso 27 settembre abbiamo organizzato il “tavolo ortofrutta”. Una proficua giornata finalizzata al dialogo e al confronto tra operatori che pone le basi per un percorso comune e condiviso, senza dover agire solo in risposta ad emergenze o  momenti di crisi.

In questo quadro, è preziosa l’attività editoriale svolta dalla Rivista di Frutticoltura che, grazie al contributo dei migliori tecnici e ricercatori del settore, da 80 anni informa i produttori italiani sull’innovazione necessaria per garantire produzioni sempre migliori. Così come il lavoro svolto dal Prof. Silviero Sansavini che da trent’anni dirige la Rivista avendo chiaro il riferimento che il progresso debba essere sempre messo al servizio della sostenibilità ambientale, economica e sociale, concetti in cui il mio Ministero si riconosce pienamente.


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