Altissima densità, diversi i criteri agronomici da seguire

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Panoramica di mandorleti ad altissima densità in agro di Andria
Genetica, meccanizzazione e pratiche agronomiche per la corretta gestione dei frutteti superintensivi al centro di un seminario organizzato dall’Università di Bari

L’altissima densità del frutteto è un’esigenza che proviene dal territorio, cioè dai frutticoltori. Una parte importante di essi chiede soluzioni a precisi problemi che affrontano nella loro attività imprenditoriale. Spetta ai ricercatori dare tali risposte, sulla base del meglio che l’innovazione tecnica propone attualmente per la frutticoltura. È così che Alessandro Vivaldi, docente associato di “Frutticoltura di precisione” presso il Dipartimento di scienze del suolo, della pianta e degli alimenti (Disspa) dell’Università di Bari, ha introdotto il seminario “Frutticoltura ad altissima densità: genetica, meccanizzazione e pratiche agronomiche per la corretta gestione” organizzato dal Disspa. Lo ha fatto, quindi, identificando la più recente innovazione in campo frutticolo, cioè l’altissima densità, e le decisioni agronomiche che ruotano attorno a tale perno.

La progettazione di un frutteto ad alta densità

«Nella progettazione di un nuovo frutteto, a maggior ragione se ad altissima densità, bisogna seguire con attenzione numerosi ma precisi criteri:

  • obiettivo del produttore: definire il mercato di riferimento, la scala produttiva e la strategia commerciale prima di qualsiasi decisione tecnica;
  • disponibilità idrica: valutare fonti, volumi e diritti di irrigazione: senza un piano idrico non esiste un piano per il frutteto;
  • identificazione del sito: rilievo cartografico del sito: confini, pendenze, strade di accesso, vincoli del vicinato;
  • caratterizzazione pedoclimatica: valutare le ore di freddo (chilling hours) e l’accumulo termico, parametri essenziali per la scelta delle varietà e la gestione del riposo vegetativo;
  • analisi del suolo e dell’acqua: analisi di laboratorio su tessitura, pH, nutrienti e qualità dell’acqua irrigua prima di qualsiasi decisione di impianto;
  • strategia di meccanizzazione: larghezza delle file, altezza degli alberi e forma della chioma devono essere progettate fin dal primo giorno in funzione dei macchinari disponibili o previsti;
  • disponibilità di manodopera: stimare il fabbisogno di personale nei periodi di punta (potatura, diradamento, raccolta) e valutare disponibilità e costi locali;
  • consulenza tecnica specializzata: coinvolgere un agronomo con specifica competenza sulla specie scelta (un consiglio generico non è sufficiente);
  • rilievo GPS: mappatura di precisione della parcella per la progettazione dell’impianto irriguo, l’orientamento dei filari e la pianificazione delle infrastrutture;
  • progettazione del sistema di fertirrigazione: progettare la rete di irrigazione a goccia e fertirrigazione come sistema integrato e non come elemento secondario».
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Particolare di mandorleto ad altissima densità

Sesto d'impianto e gestione della chioma

Fra le scelte strategiche rientra soprattutto il sesto di impianto, ha sottolineato Giuseppe Rutigliano, project manager di Agromillora, perché la distanza e la disposizione delle piante influiscono sull’uso dello spazio, sulla gestione agronomica e sulla resa complessiva del frutteto.

«Alla scelta del sesto di impianto è legata in primo luogo quella delle varietà più adatte al clima e al mercato, considerando le ore di freddo disponibili e i portinnesti per il loro sviluppo ottimale. Alla tipologia di impianto è altresì legata la scelta delle tecnologie di potatura, raccolta e gestione del suolo, al duplice scopo di aumentare l’efficienza e ridurre i costi».

Sulla scorta dell’esperienza acquisita nella gestione degli oliveti ad altissima densità, concretizzatasi nella realizzazione di oltre 500.000 ettari, questa innovazione è stata trasferita da Agromillora nella mandorlicoltura, in irriguo e in asciutto, con oltre 1500 piante/ha.

«La mandorlicoltura ad altissima densità prevede la meccanizzazione integrale, sesti regolari molto fitti (3,5-4 m x 1,2-1,5 m), combinazioni di innesto a bassa vigoria, riduzione dei costi di gestione, entrata in produzione al secondo-terzo anno, piena capacità produttiva al sesto-settimo anno. Adesso l’altissima densità la si sta valutando anche per altre colture frutticole: gli agrumi, il nocciolo, le susine da industria, il melo, il pero, le drupacee con raccolta pedonale, in particolare il ciliegio, e i frutti di bosco o berry (mirtillo, lampone, mora, ribes e così via)».

I pilastri più importanti di una nuova frutticoltura efficiente sono le tecniche agronomiche di gestione della chioma secondo una parete verticale – ha sostenuto Rutigliano –. Il passaggio dalla conduzione tridimensionale della pianta a quella bidimensionale porta a una gestione che può essere a uno, due, tre o quattro assi in funzione del portinnesto scelto per controllare la vigoria della pianta stessa. Ovviamente non esiste la parete ideale, la scelta varia a seconda dello specifico progetto che si intende realizzare. Un elemento davvero importante è la scarsa disponibilità o addirittura la mancanza di manodopera qualificata nelle aziende agricole. Perciò fra le varie opzioni il monoasse è quella più facile e semplice da adottare. Per poter meccanizzare la potatura e la raccolta è necessario però che la parete sia facilmente accessibile e ben visibile. Una parete ben fatta migliora la gestione fitosanitaria del frutteto, accentua la qualità dei frutti, che vengono completamente irradiati dalla luce solare, e rende più facili tutte le operazioni colturali».

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Topping su giovane mandorleto ad altissima densità

La genetica di varietà e portinnesto conta

Rutigliano non ha tralasciato di evidenziare che la genetica è fondamentale nella scelta sia della varietà sia del portinnesto. «Non esiste la varietà perfetta: la sua scelta dipende per almeno il 50% dalla genetica, per il 30% dall’ambiente e per il 20% dalla tecnica adottata. Occorre poi ricordare che ogni mercato, locale o internazionale, ha le sue esigenze. Inoltre la diffusione delle nuove varietà senza una preliminare e corretta valutazione può generare danni economici rilevanti e spesso irreparabili per l’intera filiera. Anche la scelta del portinnesto deve essere effettuata in funzione di fattori specifici, come l’affinità con la varietà scelta, la tolleranza alla stanchezza del suolo, la resistenza a malattie fungine e/o a fitofagi».

La moderna frutticoltura necessita di innovazione dei sistemi colturali e le moderne tecnologie, sviluppate dalla ricerca, possono fornire supporto per la gestione delle risorse limitate in un’ottica di sostenibilità, ha concluso Vivaldi. «La ricerca ha messo a punto l’ideotipo per l’altissima densità, che prevede: bassa vigoria, alta densità di ramificazione, ridotto volume della chioma, internodi corti con un numero maggiore di gemme e quindi di germogli. Inoltre la ricerca ha verificato che il corretto andamento dei filari è quello Nord-Sud, perché garantisce la razionale distribuzione della radiazione solare, una maggiore induzione di gemme a fiore, una produzione maggiore rispetto all’orientamento Est-Ovest, migliori parametri qualitativi».

Altissima densità, diversi i criteri agronomici da seguire - Ultima modifica: 2026-06-15T14:45:27+02:00 da Sara Vitali

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