Pericoltura, ripartire dalla ricerca e dall’aggregazione

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La filiera riconosce nella ricerca il punto da cui partire per risolvere le maggiori criticità in campo e nell’accesso al mercato. Accordo sul rilancio della pera dell’Emilia-Romagna attraverso l’Igp

La pericoltura ha visto un 2019 con la produzione dimezzata dalla cimice e un 2020, che doveva essere l’anno del riscatto, flagellato dalla maculatura. Due annate orribili che hanno portato a una grande domanda: Cosa si può fare per dal punto di vista della difesa e dal punto di vista commerciale per risollevare la produzione e l’indotto? Si è cercato di dare risposta durante l’appuntamento online “Un anno da Futurpera, problematiche e prospettive”, organizzato dalla stessa Futurpera, da Ferrara Fiere Congressi, Oi Pera e Cso Italy con il supporto del Comune di Ferrara insieme a Opera, Origine Group, Banca di Credito Cooperativo di Ravenna Forlì e Imola, BPer Banca, Agrofarma.

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Sì al progetto di valorizzazione della pera Igp

«Quello che serve oggi nel settore della pericoltura è unità di intenti e chiarezza di prospettive – sostiene Paolo Bruni, presidente di Cso Italy -. Se si esclude l’utilizzo di molecole indispensabili ad affrontare gravi problemi fitosanitari, si deve offrire ai produttori una valida alternativa, altrimenti la crisi della pericoltura italiana, che si concentra per il 70% in Emilia Romagna, non la si più fermare. Alla parte produttiva dobbiamo tuttavia ricordare che è l’unione che fa la forza».

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Alessandro Zampagna

Ed è proprio su questo punto che si è raggiunto l’accordo sul progetto di rilancio della pera dell’Emilia-Romagna attraverso la valorizzazione dell'Igp. È stata data espressa la massima disponibilità da parte di Adriano Aldrovandi, presidente di Opera e dello stesso Consorzio di Tutela e Valorizzazione, e di Alessandro Zampagna, direttore di Origine Group, che ha precisato:

«Se vogliamo che l’Igp abbia un impatto, deve diventare qualcosa di più di una nicchia, deve rappresentare la maggioranza produttiva e aggregare il maggior numero di produttori. Il disciplinare deve essere sì di alto livello, ma anche accessibile. Marketing, procedure burocratiche e strutture tecniche vanno migliorate per essere vincenti».

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Alessio Mammi

Ribadito anche il pieno appoggio da parte di Alessio Mammi, assessore all’Agricoltura della Regione: «Qui oggi è stata espressa chiaramente la volontà di lavorare insieme attorno alla valorizzazione dell’Igp Pera e la Regione c’è, farà sicuramente la sua parte. Aspettiamo che il progetto sia messo a punto e ci venga inviato».

Rafforzare la ricerca, in particolare quella genetica

Resta tuttavia un nodo. Bisogna poter produrre prima di valorizzare. E i problemi da risolvere sono molti. Il presidente di Confagricoltura E-R, Albano Bergami, come frutticoltore ha rimarcato l'urgenza e la necessità della ricerca genetica oltre che dell'uso di nuovi principi attivi.

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Paolo De Castro

Va nella stessa direzione anche l’intervento dell’europarlamentare Polo De Castro: «Come Commissione Agricoltura abbiamo chiesto al Commissario UE un'analisi di impatto puntuale riguardo alle proposte avanzate nell'ambito del Green Deal e della Farm to Fork così da poter dare risposte coerenti con gli obiettivi di sostenibilità senza venir meno agli interessi dei produttori. Mi riferisco alla possibilità di utilizzo di nuovi principi attivi e di implementare la ricerca genetica anche intra-specie».

Non dimentichiamoci del miglioramento genetico varietale

Per il contrasto della cimice e della maculatura, a partire dal 2021 arriveranno anche i primi risultati dei progetti messi in campo dall’Oi Pera, come ha ricordato il presidente Gianni Amidei. Ma per Ugo Palara, coordinatore tecnico dell’Oi, «la ricerca in deve lavorare anche sul miglioramento genetico-varietale attraverso le Nbt, su modelli di impianto più performanti e sulla gestione del post-raccolta, per ottenere produzioni di qualità che incontrino nuovamente la domanda».


La pericoltura tra il 2019 e il 2020

Elisa Macchi, direttore Cso Italy, ha fatto il punto sulla situazione produttiva delle pere nel 2020 e sui danni produttivi ed economici derivanti dalla diffusione della maculatura bruna. «Con una produzione minima storica di 363mila t nel 2019, il danno economico totale è ammontato a  di 267,4 milioni di euro per il Nord-Italia e 206,5 milioni di euro per la sola E-R. La produzione totale definitiva di quest’anno è stata di 610.527 tonnellate, in ripresa rispetto allo scorso anno ma notevolmente al di sotto della media dei 730mila t del 2015-2018.

L’andamento varietale ha rispettato le stime di inizio estate, fatta eccezione per l’Abate fetel che a consuntivo è risultata fortemente penalizzata: 397mila t contro le 464mila t previste. Con una perdita in termini economici di 85milioni di euro che per il singolo frutticoltore, tenuto conto di un costo di produzione a ettaro di 19.400 euro e una Plv di 13.200€, si traduce in un disavanzo a ettaro di 6.200 €. Un danno economico che diventa molto impattante soprattutto perché si somma alla perdita del 2019 di 8.600 euro/ha. Il calo produttivo porta anche a un calo della rappresentatività della pericoltura italiana sul panorama europeo: la produzione di pere italiane sul totale europeo è passata negli ultimi anni da un 35% a un 28% del 2020».

Pericoltura, ripartire dalla ricerca e dall’aggregazione - Ultima modifica: 2020-11-28T17:20:55+01:00 da Sara Vitali

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