Il valore aggiunto di un vivaismo di qualità

vivaio
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Si chiude un anno difficile per il settore dell’ortofrutta, ma allo scoraggiamento dobbiamo far fronte guardando avanti con nuovi propositi e maggiore attenzione ai mutamenti globali (climatici, commerciali, socio-economici, produttivi) che condizionano il lavoro e la funzionalità di tutti gli anelli della filiera ortofrutticola. Segnali di dinamismo comunque non mancano, a cominciare dal vivaismo specializzato, comparto al quale in buona parte è dedicato questo fascicolo di Frutticoltura.

La capacità dell’Italia di esprimersi a grandi livelli nel contesto dell’innovazione di prodotto e di essere uno dei leader nel mondo per capacità tecniche nel campo della propagazione sono ormai una certezza. La ricerca genetica da sempre è il grande motore della frutticoltura industriale e sempre di più diventa elemento di differenziazione, oltre che di specializzazione, grazie al quale chi ne detiene l’esclusiva prova a conquistare più ampie quote di mercato. La nascita e lo sviluppo di consorzi, network e gruppi di lavoro internazionali tesi all’innovazione varietale, dove anche i vivaisti sono spesso protagonisti o attori principali, testimonia il valore delle ricerche e la professionalità degli operatori.

L’evoluzione continua delle tecniche di moltiplicazione delle piante in vivaio, i progressi raggiunti nei processi di qualificazione dei materiali di propagazione, la reciprocità che lega il vivaismo a tutti i soggetti della filiera produttiva, rendono il comparto quanto mai integrato, cruciale e determinante per il successo degli investimenti frutticoli. C’è tuttavia da condividere, come premessa generale, il principio che la certificazione dei materiali di propagazione costituisce la base irrinunciabile della qualità delle produzioni frutticole, perché garantisce certezza varietale, sanità e completa tracciabilità delle piante; tutto questo rappresenta non un traguardo raggiunto, ma un punto di partenza irrinunciabile di cui anche le Istituzioni nazionali hanno capito l’importanza nel lungo iter di recepimento delle norme comunitarie.

Per il futuro sembrano concreti il rinnovato interesse per nocciolo e noce, il ritorno a colture tradizionali come il mandorlo, la possibilità di introdurre specie sub-tropicali negli areali frutticoli più vocati e in cerca di alternative colturali in grado di sfuggire alle difficoltà di alcune specie eccedentarie (vedere il dossier nelle pagine che seguono). Anche in questo caso il vivaismo può e deve giocare la sua parte affinando tecniche di propagazione e nuove linee di offerta varietale, partecipando attivamente alla pianificazione produttiva, proponendosi come partner affidabile fornendo materiali di propagazione di qualità.

Oggi il vivaismo frutticolo italiano, dopo anni di faticosa crescita organizzativa, di non facili conquiste tecniche e metodologiche, di costosi e impegnativi processi evolutivi, tutti tesi alla conquista di una maggiore competitività, è di fronte ad un momento difficile e di grande mutamento del contesto frutticolo nazionale, un contesto al quale si affaccia con tutto il proprio know how, con modelli operativi di primo livello e un’indiscutibile valore aggiunto da offrire a tutta la filiera.

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