L’11 giugno scorso Battistini Vivai ha aperto le porte della propria mostra pomologica dedicata ad alcune delle principali specie frutticole di interesse commerciale: ciliegio, albicocco, pesche e nettarine, mirtillo e lampone. Un appuntamento per gli addetti del settore che ha consentito di osservare da vicino varietà consolidate e nuove selezioni, ma soprattutto di fare il punto sulle tendenze che stanno guidando il miglioramento genetico e le scelte dei produttori. Andrea Bagnolini, direttore generale di Battistini Vivai, illustra nel dettaglio novità e tendenze.

Direttore Bagnolini, la mostra pomologica rappresenta ogni anno un importante momento di confronto con il settore. Quale messaggio emerge dall’edizione 2026?
Il messaggio principale è che oggi non esistono più soluzioni universali. Ogni areale ha esigenze specifiche e il nostro compito è individuare la combinazione migliore tra varietà e portinnesto. Per questo continuiamo a investire nella ricerca e nella valutazione diretta dei materiali genetici. La qualità del frutto resta centrale, ma deve essere accompagnata da adattabilità agronomica, sostenibilità produttiva e capacità di rispondere alle nuove condizioni climatiche.
Mirtilli, un grande potenziale ancora da esprimere
Cominciamo dai piccoli frutti e in particolare dal mirtillo. Che novità ci sono?
Grazie a nuove collaborazioni internazionali abbiamo acquisito genetiche molto interessanti sia per areali low chill sia high chill. Le caratteristiche che oggi fanno la differenza sono calibro, aromaticità, croccantezza e shelf life.
C’è una varietà simbolo di questa evoluzione?
Sicuramente Nordica A81, proveniente dal programma di miglioramento genetico cileno Blueberica e dalla collaborazione tra Commercial Alfa (Cile), Caliplant Group (Spagna) e Florep (Usa). È una cultivar molto precoce, con produttività paragonabile a Duke ma con un calibro superiore e una maggiore compattezza del frutto. Rappresenta bene il tipo di innovazione che stiamo cercando.
Quanto è importante il vostro campo sperimentale “Bat-Berry Field”?
È strategico. Ospita circa cinquanta genotipi tra varietà e selezioni provenienti da tutto il mondo. Ci permette di valutare direttamente le caratteristiche agronomiche e produttive dei materiali in coltivazione fuori suolo, selezionando le soluzioni più adatte ai diversi contesti produttivi. La conoscenza diretta del materiale genetico è oggi un vantaggio competitivo fondamentale.
Lamponi, un programma di sviluppo made in Italy
Sul lampone quali progetti state portando avanti?
Da sette anni collaboriamo con l’Università Politecnica delle Marche per sviluppare nuove selezioni. Alcuni materiali avanzati hanno mostrato caratteristiche molto interessanti in termini di consistenza, gusto, colore e pezzatura.
Quali sono gli obiettivi della ricerca?
La shelf life resta una delle principali criticità di questo frutto. Perciò, stiamo lavorando su materiali più consistenti e resistenti. Inoltre, le nuove selezioni vengono testate in diversi areali e sottoposte a condizioni di stress idrico, alte temperature e forte irradiazione solare, con l’obiettivo di migliorarne la resilienza ai cambiamenti climatici.
Ciliegio: croccantezza e shelf life al centro
Quali sono le principali tendenze che state osservando sul ciliegio?
In questo comparto il mercato guarda sempre più a due aspetti: croccantezza e shelf life. Sono caratteristiche che incidono direttamente sulla soddisfazione del consumatore e sulla capacità della filiera di gestire il prodotto. Parallelamente continuiamo a cercare nuove cultivar in grado di ampliare la finestra di raccolta, perché negli ultimi anni stiamo osservando una crescente sovrapposizione delle epoche di maturazione, anche tra varietà che in passato erano più scalari.

Quali varietà ritiene particolarmente interessanti tra quelle che avete presentato?
Abbiamo mostrato numerose varietà di cui siamo licenziatari. Tra le precoci, Pacific Red si distingue per l’ottima consistenza e la buona tenuta in pianta. Frisco continua a rappresentare un riferimento per il periodo precoce grazie all’elevato calibro e alla qualità organolettica. Kordia resta una cultivar fondamentale in molti areali per il livello qualitativo del frutto e l’ottima tenuta sulla pianta, mentre Areko sta dando risultati interessanti nelle zone più calde. Anche Royal Helen merita attenzione per la rapidità di entrata in produzione e la qualità estetica del frutto.
Esiste oggi la varietà o il portinnesto ideale?
No, ed è un concetto che cerchiamo sempre di trasmettere ai produttori. Non esiste il miglior portinnesto o la migliore ciliegia in assoluto. Esiste la combinazione più adatta a uno specifico ambiente pedoclimatico e a un determinato modello produttivo. La capacità di individuare questi abbinamenti è oggi uno degli elementi più importanti per il successo di un impianto.
Albicocco: il gusto torna protagonista
Nell’albicocco sembra esserci un cambio di paradigma. È così?
Assolutamente sì. Per anni il mercato ha rincorso il grande calibro e la colorazione rossa molto intensa. Oggi stiamo assistendo a un ritorno del gusto come elemento prioritario. In alcuni casi la colorazione rossa si è rivelata persino fuorviante per individuare il corretto momento di raccolta, portando sul mercato frutti esteticamente molto belli ma poco saporiti.

Quali caratteristiche cercano oggi i produttori?
Si preferiscono frutti bicolore, con pezzature medie ma con elevati livelli zuccherini. Inoltre, cresce l’interesse verso varietà autofertili, capaci di garantire una maggiore redditività anche in annate segnate da gelate o problemi di allegagione.
Quali cultivar hanno attirato maggiormente l’attenzione nella vostra esposizione?
Tra le varietà più interessanti segnalo Deuce Cot per l’elevata qualità gustativa e la produttività regolare. Lido continua a mostrare ottime potenzialità produttive, mentre Orange Rubis si distingue per il sapore. Tra i materiali più recenti stiamo osservando con interesse nuove selezioni che puntano a coniugare gusto, produttività e affidabilità agronomica.
Pesche e nettarine: torna l’interesse del mercato
Pesche e nettarine stanno vivendo una nuova fase?
Esattamente. Dopo anni difficili registriamo un rinnovato interesse. Negli ultimi tempi molti impianti sono stati estirpati e questo ha ridotto l’offerta disponibile a livello globale. In parallelo il miglioramento genetico sta introducendo cultivar più interessanti dal punto di vista commerciale.
Quali sono gli obiettivi del rinnovamento varietale?
La direzione è quella di varietà sub-acide, molto colorate e con polpa croccante. Si tratta di caratteristiche che incontrano il gusto dei consumatori e consentono una migliore gestione commerciale del prodotto.
E per quanto riguarda le platicarpe?
Dopo l’entusiasmo iniziale il comparto non ha mantenuto tutte le aspettative. Alcune varietà hanno mostrato limiti produttivi o qualitativi e oggi il settore è più selettivo nella scelta dei materiali.
Ricerca, export e consulenza
Quanto incide oggi l’attività di ricerca all’interno di Battistini Vivai?
Negli ultimi anni abbiamo aumentato in modo significativo gli investimenti, destinando circa il 5% del fatturato alle attività di ricerca e sviluppo. Stiamo rafforzando le collaborazioni con partner internazionali e ampliando la rete di aziende dove effettuare prove varietali in areali differenti. È un percorso indispensabile per mantenere un ruolo di riferimento nel settore.
Qual è oggi la dimensione internazionale dell’azienda?
Esportiamo in circa cinquanta Paesi, con una quota estera che rappresenta il 60-65% del nostro business. Operiamo in tutto il bacino mediterraneo, in Nord Africa e in numerosi mercati emergenti. Tuttavia, il contesto internazionale è sempre più complesso e caratterizzato da dinamiche protezionistiche che rendono difficile programmare gli investimenti nel lungo periodo.
Quale valore aggiunto può offrire oggi un vivaio moderno?
Oggi un vivaio non si limita più a produrre piante. Deve offrire consulenza tecnica, monitoraggio, tracciabilità, controlli sanitari e supporto nella progettazione degli impianti. È un lavoro molto più articolato rispetto al passato e richiede competenze sempre più specialistiche.
Dopo quasi ottant’anni di storia, quale sfida attende Battistini Vivai?
Continuare a essere “sul pezzo”. Significa anticipare i cambiamenti, selezionare materiali genetici innovativi, costruire partnership solide e fornire ai produttori risposte concrete. La nostra storia rappresenta una responsabilità, ma anche una garanzia per chi sceglie di investire con noi nel frutteto del futuro.





