Si valutano nuove fonti di resistenza alla Sharka in pesco, albicocco e susino

Sharka
Sintomi di Sharka su legno
Continuano le attività di ricerca per indagare la suscettibilità alla virosi di alcune varietà e selezioni di drupacee di rilevanza agronomica nell’areale emiliano-romagnolo

La Sharka, malattia causata dal Plum plox virus (PPV), è ancora considerata la virosi più pericolosa per le drupacee sia a causa della gravità dei danni che provoca alle produzioni, sia a causa della facilità con la quale ne avviene la trasmissione (punture di assaggio degli afidi). Nonostante le specifiche misure di contrasto adottate in passato la malattia risulta costantemente in evoluzione, con una continua espansione dell’epidemia nei nuovi impianti. Appare perciò sempre più evidente come l’impiego di varietà resistenti o tolleranti risulti, attualmente, la principale strategia che consenta di coltivare il pesco in modo remunerativo nelle aree contaminate dal PPV. Per tale motivo, a partire dal 2003, sono stati realizzati diversi progetti finanziati dalla Regione Emilia Romagna con coordinamento Crpv (ora Rinova) con l’obiettivo di indagare la suscettibilità alla Sharka di alcune varietà e selezioni di pesco, albicocco e susino di rilevanza agronomica nell’areale emiliano-romagnolo. Dal 2021 questa attività ha trovato prosecuzione in un progetto finanziato da Cav come capofila delle aziende vivaistiche Battistini Vivai, Dalmonte Guido e Vittorio, Geoplant Vivai, Vitroplant, Vivai Calderoni, Vivai F.lli Zanzi e alcune delle Organizzazioni di Produttori più importanti del territorio Apoconerpo, Apofruit, Cico, Consorzio Agribologna, Granfrutta Zani e Orogel.

L’impostazione delle prove: inoculo con chip-budding

La sperimentazione è iniziata nel 2003 presso l’Unità Operativa Martorano 5 di ASTRA, in una screen-house completamente isolata dall’ambiente esterno mediante pareti costituite da rete antiafide. L’attività è stata realizzata in 3 cicli successivi nel corso dei quali sono state valutate complessivamente 371 accessioni.

Per ogni varietà o selezione in prova sono state messe a dimora 3 piante, allevate in suolo, delle quali 2 sono state inoculate con PPV mentre la terza è stata utilizzata come testimone (non inoculata).

L’inoculo è stato effettuato mediante chip-budding cioè inserzioni di 3 gemme e/o porzioni di tessuto corticale prelevate da piante di GF305 infette con PPV ceppo M, isolato Martorano. Si è deciso di utilizzare il ceppo M in quanto riconosciuto, ad oggi, come quello che si caratterizza per la più alta virulenza e diffusione nel nostro territorio. Su ogni pianta sono stati inserti 3 scudetti contenenti ciascuno una gemma della pianta infetta.

Le piante che non manifestavano alcun sintomo sono state reinoculate col virus con la medesima tecnica, ad ogni stagione vegetativa, fino alla comparsa dei sintomi oppure fino alla conclusione del ciclo di prova.

La scelta del materiale da testare è stata fatta tenendo in considerazione i risultati delle sperimentazioni precedenti (varietà non sintomatiche), le indicazioni delle liste varietali, le nuove accessioni immesse sul mercato vivaistico (con particolare attenzione a quelle segnalate come resistenti), le selezioni provenienti da programmi di miglioramento genetico finalizzati alla costituzione di cv resistenti e parte del germoplasma utilizzato in tali programmi.

La comparsa dei sintomi

Per quel che riguarda la comparsa dei sintomi sono stati monitorati costantemente prima i fiori, poi le foglie e il legno e infine i frutti prodotti.

I sintomi sono stati rilevati identificando 3 classi in base all’intensità:

(+): cultivar poco sensibili cioè con sintomi poco evidenti presenti e poco diffusi sulla chioma delle piante;

(++): cultivar mediamente sensibili con sintomi evidenti e diffusi su parte della chioma;

(+++): cultivar molto sensibili con sintomi molto evidenti e diffusi su tutta la pianta.

Sui genotipi con sintomatologia incerta sono state effettuate le indagini sierologiche o molecolari.

I sintomi di PPV possono manifestarsi in maniera differente tra loro a seconda della specie ma anche tra le diverse varietà/accessioni di una stessa specie.

Pesco

  • Fiori: i sintomi di Sharka non si manifestano nei peschi con fiori campanulacei, mentre nei peschi a fiore rosaceo si manifestano come rotture di colore dei petali sotto forma di striature rosa carico su fondo rosa chiaro o anellature più o meno irregolari.
  • Foglie: i sintomi a carico delle foglie si manifestano principalmente come linee sinuose verde chiaro finemente seghettate spesso lungo le nervature secondarie (fiammeggiature) e punteggiature clorotiche, principalmente sulle foglie basali.
  • Frutti: nel pesco i sintomi sui frutti possono presentare una notevole variabilità in relazione alla cultivar e si manifestano principalmente come leggere chiazzature, macchie rossastre irregolari e anulature. Nelle varietà più sensibili, e in particolare nelle nettarine, i sintomi possono apparire già in fase di indurimento nocciolo (diradamento) sotto forma di macchie tondeggianti rossastre in rilievo rispetto la superficie dell’epidermide fino a sfociare in evidenti depressioni e deformità.

Susino

  • Fiori: I sintomi di PPV non si manifestano sui fiori di susino
  • Foglie: i sintomi fogliari si caratterizzano principalmente come anulature o tacche tondeggianti dai contorni sfumati, di colore verde chiaro o giallo, lungo le nervature secondarie o terziarie.
  • Frutti: i frutti ancora verdi possono presentare lievi infossature o macule sottoepidermiche di colore verde oliva. All’invaiatura compaiono in superficie chiazze allungate e linee o anelli rosso scuro e depressioni più o meno pronunciate.
Sharka
Sintomi su foglie di susino

Albicocco

  • Fiori: I sintomi di PPV non si manifestano sui fiori albicocco
  • Foglie: i sintomi sulle foglie consistono prevalentemente in aree clorotiche tondeggianti o anulari (anelli) lungo le nervature secondarie o terziarie che si manifestano soprattutto nelle foglie giovani. Tali sintomi tendono ad alleviarsi con l’innalzamento delle temperature.
  • Frutti: i sintomi sui frutti solitamente si manifestano come macchie anulari clorotiche di colore giallo sull’epidermide. Nelle infezioni più importanti i frutti possono apparire bitorzoluti a causa della presenza di depressioni gibbose piuttosto marcate. Sul nocciolo, in corrispondenza degli anelli presenti sull’epidermide, si rinvengono aree anulari giallastre dai contorni ben definiti (sintomo ad elevato valore diagnostico).

Sensibilità e tolleranze osservate

Dall’inizio della sperimentazione sono state saggiate complessivamente 226 varietà e selezioni di pesche, nettarine e percoche tra quelle di maggior interesse nelle aree di coltivazione dell’Emilia-Romagna. Dei genotipi valutati il 91,6% (207 tra varietà e selezioni) sono risultati sensibili al virus, in quanto hanno manifestato sintomi evidenti su fiori, foglie e frutti. 19 accessioni (8,4%) sono state definite tolleranti in quanto, dopo diversi anni di osservazioni non hanno mostrato sintomi sui frutti, quindi, nonostante fossero malate e mostrassero sintomi sugli altri organi (fiori e foglie), consentivano di mantenere una produzione commerciale. Tutti questi genotipi sono risultati positivi ai test di analisi sierologica o molecolare. Nessuna accessione è risultata totalmente asintomatica e nessuna è risultata negativa ai test.

Per quel che riguarda il susino europeo e cinogiapponese sono state valutate 29 varietà delle quali il 96,6% è risultato sensibile al virus. Una sola varietà, infatti, è risultata asintomatica e negativa anche alle analisi molecolari. Questa varietà è risultata dotata di caratteri di ipersensibiltà nei confronti del virus.

Complessivamente sono state valutate 115 accessioni di albicocco delle quali 48 sono risultate sensibili (41,7%) mentre 67 accessioni (29 varietà e 38 selezioni) cioè il 58,3% sono risultate prive di sintomi su foglie e frutti e negative alle analisi. In particolare 10 di queste varietà, presenti in più cicli di sperimentazioni, continuavano a risultare asintomatiche anche dopo 5 anni di ripetute inoculazioni. Su tali varietà sono state effettuate le analisi molecolari ddRT-PCR che hanno dimostrato che il virus inoculato nelle piante si replica in minima quantità ma il titolo virale non aumenta nel tempo a dimostrazione del fatto che tali varietà possiedono probabilmente dei geni di resistenza che bloccano la replicazione del virus (varietà altamente tolleranti).

Nessun carattere di immunità totale

Le sperimentazioni finora condotte hanno dimostrato come tutte le accessioni in prova si siano infettate, in seguito all’inoculo, con tempistiche e manifestazioni diverse nei vari cicli delle prove. Per tale motivo appare fondamentale osservare per più anni le varietà e selezioni più interessanti. Al momento, infatti, nel germoplasma in commercio non è presente nessun carattere di immunità o di totale resistenza genetica a Sharka. Dal momento che la manifestazione dei sintomi può essere influenzata dalle condizioni ambientali e di coltivazione, i risultati ottenuti in screenhouse sono stati quasi sempre ulteriormente validati dalle osservazioni fatte in pieno campo.

Prospettive future

Nelle aree frutticole dove la Sharka è divenuta endemica l’utilizzo di cultivar resistenti o tolleranti appare, attualmente, come strategia vincente per continuare a coltivare drupacee in maniera remunerativa. La ricerca di fonti di resistenza e lo sviluppo di accessioni resistenti rimangono dunque fra gli obiettivi più importanti dei programmi di breeding delle drupacee.

In questa ottica Cav e alcune delle Op più importanti del territorio finanzieranno la prosecuzione dell’attività di valutazione del materiale genetico disponibile.

A partire dalla stagione 2021, con l’ingresso dei vivaisti e dei produttori nella governance del progetto, sono in corso di valutazione 38 nuove varietà di pesco e nettarine, 11 accessioni di susino e 26 accessioni di albicocco.

Dai rilievi eseguiti in questo primo anno di prova 7 varietà di pesco (18.4%) e 3 varietà di albicocco (11.5 %) sono risultate sicuramente sensibili mentre per quel che riguarda il susino nessuna delle varietà in prova, al momento, ha mostrato sintomi su nessun organo vegetativo.

Questi dati preliminari andranno comunque validati dalle osservazioni dei prossimi cicli produttivi.

Si valutano nuove fonti di resistenza alla Sharka in pesco, albicocco e susino - Ultima modifica: 2022-06-13T14:29:13+02:00 da Rivista di Frutticoltura e Ortofloricoltura

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