Prognosfruit 2023: buone prospettive per le mele. Pere mai così giù

Prognosfruit
Dai dati presentati a Prognosfruit 2023 sembra ci siano le premesse per un buon inizio di campagna grazie a una produzione europea di mele inferiore rispetto allo scorso anno e una produzione italiana nella media. Più complesso il quadro produttivo delle pere, che si attesta sul livello più basso dell'ultimo decennio

Il Trentino è diventato per tre giorni la capitale mondiale della mela ospitando la tradizionale conferenza Prognosfruit, quest’anno organizzata da Apot (Associazione produttori ortofrutticoli trentini) insieme a Wapa (Associazione mondiale mele e pere) e Copa-Cogeca (Associazione delle cooperative e dei produttori agricoli europei), con il supporto di Assomela. L’evento al quale hanno partecipato oltre 300 esperti provenienti da più di 20 paesi, ha costituito un momento fondamentale di confronto per i produttori melicoli dell’Emisfero Nord per conoscere e commentare le previsioni di produzione di mele e pere per la stagione 2023/2024.

Melicoltura e pericoltura sostenibile: la visione europea

La sostenibilità è un aspetto fondamentale per il settore agricolo, un valore, una strategia da perseguire che tocca fattori ambientali, ma anche sociali ed economici. La sostenibilità, quella vera, nasce dall’intersezione di questi tre aspetti e li promuove nel loro complesso, perché al mancare di uno anche gli altri soffrono.

Negli ultimi anni, l’Unione europea sta indirizzando gli Stati Membri verso una tipologia di agricoltura attenta all’ambiente, al consumatore e agli aspetti sociali ma che, purtroppo, preoccupa gli agricoltori per la velocità e l’intensità dei cambiamenti richiesti.

Philippe Binard, Wapa (Associazione mondiale mele e pere), spiega come la nuova politica europea mette alla prova il settore, ponendolo al centro di un processo complesso. L’adattamento ha un costo e richiede un grande impegno, è necessario rimanere attivi per poter massimizzare i benefici.

«Le nuove strategie politiche europee nascono con un obiettivo condivisibile – spiega Alessando Dalpiaz, direttore di Apot e di Assomela – tuttavia, oltre a concentrarsi su ambiente e società, è necessario rispettare anche l’aspetto economico della sostenibilità e prendersi i tempi giusti per abbracciare questo cambiamento».

I numeri della produzione di mele europea

Le stime di produzione per il 2023 (tab. 1) prevedono un raccolto di mele in Europa a 11.411.000 t, ed è inferiore del 3% rispetto allo scorso anno ma esattamente in linea con la produzione media degli ultimi tre anni.

Considerate le ondate di calore che stanno investendo diverse aree europee, in alternanza con le piogge eccessive, grandinate e venti forti in diverse aree produttive, la situazione qualitativa è abbastanza disomogenea ed in alcune zone compromessa, tuttavia, sarà necessario attendere la chiusura della raccolta per avere un quadro più definito.

Guardando alle previsioni di produzione europee distinte per varietà (tab. 2), vediamo che cresce la Golden Delicious del 12% sullo scorso anno e la Gala che segna un record di produzione superando i 1.527.000 t (+5% sul 2022), calano molte delle varietà tradizionali: Red Delicious (-11%), Granny Smith (-22%), Fuji (-8%) e Jonagold (-8%). Cala anche la produzione di Cripps Pink che raggiunge il volume di 292.000 t segnando un -9% rispetto allo scorso anno. Grande attenzione per le varietà club che continuano a guadagnare terreno, raggiungendo 588.000 t, in crescita del 18% rispetto allo scorso anno e +54% sopra la media degli ultimi tre anni.

Uno sguardo alla produzione di mele italiana

Per l’Italia si stima una produzione totale di 2.104.125 t (tab. 3), perfettamente in linea con la produzione dello scorso anno. Per quanto riguarda le singole regioni, risalgono le produzioni in Alto Adige (+7%) e in Trentino (+4%), mentre le produzioni di tutte le altre regioni sono previste in diminuzione, in particolare quella del Veneto (-25%).

La produzione biologica italiana diminuisce leggermente rispetto alla produzione record dello scorso anno (-7% sul 2022), costituendo con le 180.224 tonnellate circa il 9% dell’offerta totale.

Per quanto riguarda le dinamiche varietali anche in Italia (tab. 4), cresce del 14% la Golden Delicious che raggiunge le 684.431 t, dopo una produzione particolarmente bassa nel 2022. Cala invece del 20% sotto la media degli ultimi cinque anni la produzione di Red Delicious (-27% sul 2022) a 169.347 t. Un calo importante è previsto anche per la Granny Smith -44% sul 2022 a causa di una scarsa fioritura e allegagione soprattutto in Veneto ma anche in Emilia-Romagna. La Fuji perde quote rispetto al 2022 (-9%) con una produzione di 155.420 t. Cripps Pink cala del 5% rispetto al record dello scorso anno ma rimane sopra la media di +6% rispetto agli ultimi cinque anni.

La Gala, con un +8% sul 2022 e una produzione che va oltre le 400.000 t, fa segnare un nuovo record produttivo, così come le altre varietà club che superano le 200.000 t con un +20% sullo scorso anno, registrando un 55% sopra la media degli ultimi cinque anni. In aumento anche la Morgenduft che con 50.837 t supera la bassa produzione dello scorso con +57%, tornando ad una produzione normale.

Andamento climatico ed effetti sulla produzione

L’andamento climatico nella regione Trentino-Alto Adige si è mostrato favorevole allo sviluppo delle qualità organolettiche delle mele, favorendo il calibro paragonabile a quelli dello scorso anno. Il periodo di raccolta è previsto in anticipo di 4-5 giorni rispetto alla media e pari allo scorso anno.

Anche in Piemonte la produzione è regolare, i calibri sono nella media. La situazione climatica invece in Veneto, con episodi frequenti di gelo primaverile e di grandine nelle ultime settimane, ha causato una diminuzione dell’offerta.

In Emilia-Romagna la produzione sembra nel complesso positiva, nonostante l’alluvione di maggio che per i melicoltori fortunatamente ha portato danni trascurabili.Preoccupano comunque gli eventi estremi sempre più frequenti, in particolare le grandinate, le piogge eccessive, i venti forti ed i temporali di fine luglio, che potrebbero influire sul volume totale.

Resta anche la preoccupazione per i possibili danni ai frutti derivanti dalle temperature eccessive nelle aree produttive più meridionali.

Dal punto di vista fitosanitario non si rilevano problemi particolari.

Le prospettive per la stagione 2023/2024

Ad oggi si può prevedere una quantità di mele destinate al mercato fresco di 1.781.841 t, - 1% rispetto al 2022 che era la più bassa quantità di prodotto fresco degli ultimi 4 anni.

Ci sono pertanto le premesse per un buon inizio grazie ad una produzione europea inferiore rispetto allo scorso anno ed una produzione italiana nella media, ma anche l’esaurimento delle scorte dell’ultima campagna che permetterà di iniziare la nuova campagna nel migliore dei modi.

Nonostante le premesse abbastanza positive, rimangono diverse sfide per i produttori italiani ed europei rappresentate da instabilità geopolitica, eventi climatici estremi sempre più frequenti, aumenti dei costi di produzione e calo generalizzato dei consumi. Resta pertanto fondamentale la collaborazione tra tutti gli attori della filiera per arrivare in maniera adeguata al consumatore e riconoscere il giusto valore del prodotto.

Per la produzione di mele biologiche bisognerà continuare a monitorare e sostenere le dinamiche di consumo al fine di equilibrare offerta e domanda e garantire il corretto differenziale di prezzo al produttore. L’Italia, che già è tra i primi paesi per la produzione di mele biologiche in Europa, con superfici aumentate del 23% dal 2017 (6.201 ha) al 2022 (8.072 ha), e una produzione che costituisce il 9% sul totale, farà fatica a rispondere agli obiettivi ambiziosi fissati dalla Commissione europea (25%) se l'offerta continuerà a superare la domanda.

La produzione europea di pere prevista per il 2023

A esclusione del 2021, l’offerta europea di pere si pone sul livello più basso dell’ultimo decennio: previste 1 milione 746 mila tonnellate (-13% sul 2022).

Il Belgio con circa 412 mila tonnellate, potrebbe segnare un +20% sul 2022 e sul record produttivo. L’Olanda flette solo del 3% sul 2022, mantenendosi con circa 341 mila tonnellate su un buon livello produttivo. La Spagna ritorna su una produzione normale dopo lo scarso 2022, con circa 296 mila tonnellate. Il Portogallo segna solo un +4% sul 2022, rimanendo così su livelli inferiori alla norma con un’offerta che non arriva alle 140 mila tonnellate.

Da segnalare il trend di crescita della Polonia, arrivata nel 2023 a stimare circa 100 mila tonnellate, il +5% sul 2022 e +30% sulla media degli ultimi tre anni.

La Francia, al contrario scende a 105 mila tonnellate, quasi il -30% sul 2022, il dato più basso ad esclusione del 2021.

A livello varietale, Conference con circa 928 mila tonnellate, segna un +8% sul 2022, arrivando a rappresentare quest’anno oltre il 50% delle pere in Unione europea. Seguono la William con 154 mila tonnellate, che quest’anno registra però un -37% sul 2022 e la Rocha, con 138 mila tonnellate, con una lieve ripresa.

L’offerta di pere prevista in Italia

I dati riportati al convegno evidenziano una situazione decisamente deficitaria a causa principalmente delle gelate di inizio aprile che hanno compromesso in modo molto grave la produzione. In Emilia-Romagna la produzione è stata stimata sulle 105 mila tonnellate, oltre il 60% in meno rispetto all’anno precedente, al di sotto anche del 2021. A ciò ha concorso anche il calo registrato delle superfici, che è risultato particolarmente impattante proprio nel passaggio dal 2022 al 2023. La situazione non è rosea anche nelle altre regioni d’Italia, dove si registrano cali significativi. A livello nazionale sono previste 187 mila tonnellate, -63% sul 2022 e -7% sul 2021, la produzione più contenuta di sempre.

Questi dati non tengono conto degli ulteriori e gravi danni subìti dalle coltivazioni a seguito degli eventi meteo estremi che si sono susseguiti nella seconda metà del mese di luglio e che hanno comportato perdite di prodotto, ma anche problemi qualitativi. È pertanto verosimile che la produzione raccolta a consuntivo sarà inferiore a quella stimata ad inizio luglio, con una quota di prodotto destinata al fresco ulteriormente ridotta.

«Al termine dei conferimenti - afferma Thomas Brandsteatter di OI Pera - procederemo come di consueto ad una stima più precisa del raccolto e solo allora potremo dare chiare indicazioni sulla reale entità dell’offerta disponibile».

«Siamo di fronte ad una situazione di estrema criticità - afferma da parte sua Mauro Grossi, presidente del Consorzio della Pera dell’Emilia Romagna IGP - che quest’anno è arrivata al culmine. In questi anni abbiamo cercato di riorganizzare il comparto anche attraverso lo strumento del Consorzio IGP, riconoscendone le potenzialità in termini di legame con il territorio, qualità e identità, ma tutto ciò non basta se non si trova il modo per poter produrre e soprattutto se in questa fase non si trovano le risorse per aiutare i produttori a uscire dal tunnel".

Adriano Aldrovandi, presidente di UnaPera, si sofferma sulle potenzialità commerciali: «occorre riuscire a gestire al meglio quel poco prodotto che rimane, che comunque è di buona qualità organolettica».

Prognosfruit 2023: buone prospettive per le mele. Pere mai così giù - Ultima modifica: 2023-08-04T10:59:45+02:00 da Sara Vitali

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