Il quadro produttivo europeo per la campagna 2026/2027 che emerge da Interpera 2026, che si è tenuta a Ferrara nei giorni scorsi, è quello di un comparto in fase di contrazione strutturale. Secondo i dati presentati da Manel Simon di Afrucat (Associació Empresarial de Fruita de Catalunya), il potenziale produttivo dell'Unione Europea si è ridotto significativamente nell'ultimo decennio: dai circa 2,4 milioni di tonnellate registrati dieci anni fa, la produzione si è attestata nel 2025 intorno a 1,8 milioni di tonnellate, scendendo stabilmente al di sotto della soglia dei 2 milioni causa la contrazione delle superfici e le difficoltà determinate da clima, fitopatie e crescente complessità gestionale.
È con questo dato che ha avuto inizio Interpera 2026, il prestigioso convegno internazionale dedicato al settore delle pere, che quest'anno è tornato in Italia e per la precisione a Ferrara, in Emilia-Romagna. L’evento, organizzato da Cso Italy su incarico di Areflh (Assemblea delle Regioni Europee Frutticole, Orticole e Floricole), ha riunito i massimi esperti e produttori provenienti dai paesi chiave del settore - Italia, Spagna, Olanda, Belgio, Portogallo e Francia - che hanno delineato il futuro di una coltura fondamentale per l'agricoltura europea.
Le prime stime produttive sulla prossima campagna indicano una flessione: in Belgio la produzione prevista è di circa 363.875 tonnellate, in calo del 7%; in Francia si stimano circa 143 mila tonnellate, con una riduzione del 6%; in Spagna la previsione è di 100.572 tonnellate, anch’essa in diminuzione del 6%. In controtendenza il Portogallo, dove la produzione dovrebbe raggiungere le 130.500 tonnellate, con un incremento del 13%. Per l’Italia le indicazioni restano prudenti: la produzione appare al momento superiore rispetto all’anno precedente, ma con situazioni territoriali molto differenziate e senza una stima definitiva.
| Paese | 2025 | Previsione 2026 | Var (%) |
| Spagna | 106.624 | 100.572 | -6% |
| Francia | 152.000 | 143.000 | -6% |
| Italia | 293.377 | Non è ancora disponibile una stima attendibile, sembrerebbe un po' più alta del 2025 | |
| Belgio | 392.519 | 363.875 | -7% |
| Paesi Bassi | 358.000 | Presto per fare una stima, potrebbe essere simile al 2025 | |
| Portogallo | 115.990 | 130.500 | 13% |
Nonostante la diminuzione dell’offerta, l’export in Europa ha registrato un calo contenuto. Ciò che è cambiato è l'equilibrio tra i paesi produttori e la diversa capacità di presidiare i mercati esteri. Elisa Macchi, direttore di CSO Italy, ha evidenziato che «fino al 2018 l’Italia aveva un peso decisamente rilevante nello scenario europeo; dopo il 2018 la geografia produttiva si è fatta più articolata, con il rafforzamento di Belgio e Paesi Bassi. La produzione italiana 2025 si è attestata intorno alle 293 mila tonnellate, in calo di circa il 27% rispetto all’anno precedente e lontana dai livelli storici, quando la media nazionale superava le 700 mila tonnellate».
Ma le difficoltà produttive e la perdita di posizioni nell'export non sono gli unici due aspetti critici. La pera soffre di un progressivo invecchiamento del proprio pubblico di consumatori. Tra luglio e dicembre 2025 i consumi nazionali sono diminuiti di circa il 7% in volume e oltre il 30% dei volumi è acquistato dagli over 55. Questo dato rappresenta una criticità strategica: il prodotto fatica a entrare nelle abitudini alimentari dei giovani adulti. Trovare un nuovo posizionamento sul mercato sarà una delle principali sfide per il prossimo futuro, accanto alla ricerca di soluzioni per salvaguardare la produzione.
Manuel Manfredi di UNAPera ha infatti ricordato che: «la pera italiana se ben raccontata trova spazio e valore, ma la difesa del prezzo non basta a compensare il deficit produttivo. Per tornare protagonisti serve un recupero strutturale della produttività con nuovi impianti più resilienti, coperti con sistemi di coperture e protetti mezzi efficaci per la difesa fitosanitaria, serve valorizzare Abate e William ma anche cercare nuove varietà che guardino ai giovani e consolidare il presidio commerciale attraverso l'aggregazione».
Vediamo di seguito i dati produttivi, commerciali e le strategie per ridare valore alle pere emerse dal confronto tra i principali Paesi produttori.
Interpera: stime di produzione 2026/2027
- Belgio: La produzione totale è attesa a 363.875 tonnellate, in calo del 7% rispetto alle 392.519 tonnellate del 2025. La Conference, varietà dominante con una quota del 90% del mix varietale nazionale, scende a 327.000 tonnellate (-8%). Le condizioni vegetative al momento della fioritura e dell'allegagione sono state abbondanti per tutte le varietà, con una precocità di raccolta stimata di qualche giorno rispetto alla media storica. Sul piano qualitativo, la stagione 2025 si è chiusa con risultati positivi per calibro e qualità della buccia, mentre quella organolettica è risultata inferiore alla media.
- Spagna (Catalogna): i dati indicano una produzione totale catalana di 100.572 tonnellate per il 2026, in contrazione del 6% sulle 106.624 del 2025. Le criticità più marcate si registrano per Llimonera (-13%), Ercolini (-11%) e Williams (-9%), mentre la Conference si mantiene sostanzialmente stabile (+1%). La campagna è stata caratterizzata da episodi di gelo, grandine e forti temporali con danni localizzati, a cui si sono aggiunte ondate di calore particolarmente intense in maggio e giugno, con punte vicine ai 40 °C. La raccolta è prevista con qualche giorno di anticipo rispetto alla media.
- Francia: la produzione francese è stimata a 143.000 tonnellate, in riduzione del 6% rispetto alle 152.000 del 2025. Il calo è trascinato principalmente da Conference (-10%), Williams (-10%) e dalle varietà storiche come Passa e Delbard (-15%). In controtendenza le nuove varietà — Qtee, Elliot e simili — che crescono dell'11% a quota 21.000 tonnellate. Le condizioni climatiche durante la fioritura hanno registrato ondate di calore, con allegagione normale-abbondante per Williams e Guyot-Limonera, ma più debole per Conference. Il calendario di raccolta è previsto leggermente anticipato rispetto.
- Portogallo: è l'unico paese a registrare una stima in crescita. La produzione di Pera Rocha, che copre il 100% della superficie nazionale, è attesa a 130.500 tonnellate, +13% rispetto alle 115.990 del 2025. Nonostante episodi localizzati di gelo e grandine, le condizioni di fioritura e allegagione sono state abbondanti, e il calendario di raccolta è previsto con qualche giorno di anticipo. La stagione 2025 si era chiusa con qualità elevata sul piano organolettico e bassi livelli di marciumi e frutti deformi.
- Italia: la produzione 2025 si era attestata a 293.377 tonnellate, con Williams (100.121 t) e Abate Fetel (77.120 t) come varietà di punta. Le condizioni di fioritura e allegagione per la stagione in corso sono state abbondanti per tutte le varietà con una caduta fisiologica regolare. Episodi di grandine si sono verificati in alcune aree ma con impatto limitato. Stato fitosanitario buono, resta da verificare l’impatto dell'ondata di caldo ma a oggi la tendenza generale indica una produzione superiore al 2025, sebbene con forte variabilità territoriale.
- Paesi Bassi: prematuro formulare stime affidabili. La produzione 2025 era stata di 358.000 tonnellate, con Conference a 266.000. Le condizioni vegetative della stagione 2026 sono state abbondanti per tutte le varietà, senza eventi climatici rilevanti eccetto qualche episodio di grandine. La potenziale produzione totale potrebbe attestarsi sui livelli del 2025.
Oltre alle condizioni stagionali, i dati presentati da Afrucat evidenziano dinamiche preoccupanti sul piano strutturale. Le superfici coltivate a pero sono in calo pressoché ovunque: l'Italia ha perso il 31,3% degli ettari tra il 2020 e il 2025, la Spagna il 12,4%, il Portogallo il 9,7%. Solo la Francia (+15%) e in misura minore il Belgio (+1,7%) mostrano trend positivi, grazie a un processo di varietale rinnovo con Conference, Williams, Qtee, Fred, Angys, Harrow Sweet e Xenia.
Sul fronte dei costi, l'instabilità geopolitica ha spinto verso l'alto i costi di fertilizzanti ed energia, mentre la carenza di manodopera qualificata determina l'aumento del costo del lavoro. A ciò si aggiunge la progressiva riduzione delle opzioni fitosanitarie disponibili, con conseguente minore flessibilità tecnica e pressione crescente sulla redditività aziendale. Ulteriori preoccupazioni trasversali riguardano le condizioni colturali legate al clima e all'acqua, il rinnovo varietale, la semplificazione burocratica e il ricambio generazionale.
Il mercato europeo della pera
Se fino al 2020-2021 la quota di offerta destinata all'export era di poco superiore al 50%, nella fase più recente questa percentuale è salita al 62%, segnalando come la riduzione produttiva non abbia determinato una contrazione proporzionale dei volumi esportati: l'export si è ridotto solo lievemente rispetto al calo molto più marcato della produzione.
Il principale mercato di riferimento è quello europeo: negli ultimi anni meno del 30% del totale esportato dalla UE ha raggiunto mercati al di fuori dell'Unione.
La propensione all'export varia significativamente tra i paesi produttori, anche in funzione della capacità di assorbimento del mercato interno.
- I Paesi Bassi sono il principale hub commerciale con circa 400.000 tonnellate esportate e una quota export/offerta disponibile dell'86%. Il mercato intra-UE è dominato dalla Germania, seguita da Belgio, Francia e Polonia. I principali mercati extra-UE sono l'Europa non-comunitaria (UK in primis) e il Nord Europa (Svezia, Danimarca, Finlandia, Norvegia), con un volume di rilievo verso l'Estremo Oriente, sebbene questo flusso mostri una tendenza calante dopo il picco del 2020-21.
- Il Belgio esporta circa 350.000 tonnellate con un'intensità export dell'85%. I principali partner intra-UE sono Paesi Bassi, Spagna, Francia e Germania. Sul fronte extra-UE, il mercato più rilevante è quello europeo non-comunitario, in particolare l'Europa orientale (Estonia, Italia, Polonia, Lituania), mentre i flussi verso l'Estremo Oriente, inclusa la Cina, mostrano una ripresa recente dopo il minimo del 2020-21.
- La Spagna presenta una quota export del 38%, con una caratteristica peculiare rispetto agli altri paesi: la forte orientazione verso i mercati extra-UE, che negli anni migliori ha raggiunto il 55% dell'export totale (40% nelle stagioni più recenti). I mercati strategici per la Spagna sono il Nord Africa — in primo luogo il Marocco, con volumi cresciuti sensibilmente fino al 2022-23 prima di una parziale correzione — il Medio Oriente (Arabia Saudita in testa, con un calo strutturale delle destinazioni israeliane nell'ultimo biennio) e il Sud America, dove il Brasile ha progressivamente ridotto i suoi acquisti da fornitori europei.
- Il Portogallo esporta il 58% dell'offerta disponibile, con una marcata tendenza extra-UE: oltre il 60% dell'export è diretto fuori dalla UE nella fase più recente (48% nella media degli ultimi anni). I mercati più rilevanti in ambito UE sono Germania, Spagna e Francia, mentre fuori dall'Unione svettano il mercato europeo non-comunitario (Gran Bretagna) e il Sud America (Brasile), sebbene quest'ultimo canale mostri un trend in forte decelerazione. Nella stagione 2024-25, il Portogallo ha registrato un incremento significativo delle esportazioni verso il Marocco, in aumento di circa il 45% rispetto all'anno precedente.
- La Polonia ha un export quasi interamente orientato all'estero (oltre il 90% extra-UE), con destinazioni prevalentemente nell'Europa non-comunitaria (Bielorussia e affini) e in Asia Centrale, dove il Kazakhstan ha registrato una crescita esponenziale negli ultimi anni. Le vendite intra-UE riguardano soprattutto i paesi dell'Est europeo.
- L'Italia, che un tempo era il primo produttore europeo, oggi presenta una quota export di appena il 14%, la più bassa tra i grandi paesi produttori. Questa debolezza commerciale riflette la forte contrazione produttiva degli ultimi anni e la priorità assorbente del mercato interno. I principali acquirenti intra-UE sono Germania, Francia e Austria. I mercati extra-UE italiani sono residuali.
- La Francia, pur avendo una vocazione export limitata (quote extra-UE marginali), esprime le sue relazioni commerciali principalmente con Italia, Germania e Spagna.
L'analisi di alcuni mercati chiave di importazione offre indicazioni strategiche per l'orientamento commerciale futuro del comparto europeo:
- Brasile: le importazioni brasiliane di pere sono strutturalmente dominate dall'emisfero sud, con l'Argentina in primo piano. Le esportazioni europee — guidate da Portogallo e Spagna — hanno perso terreno.
- Paesi Scandinavi: il mercato scandinavo assorbe circa 60.000 tonnellate di pere importate, con i Paesi Bassi come fornitore dominante (74% della quota) e il Belgio al secondo posto (17%).
- Asia Centrale e Caucaso: il mercato dell'Asia centrale (Kazakhstan e paesi limitrofi) è in rapida espansione, con importazioni quasi decuplicate tra il 2017 e il 2024. I principali fornitori sono Polonia e Paesi Bassi, seguiti da Belgio.
- Medio Oriente: le importazioni medio-orientali si attestano intorno a 100.000 tonnellate, con il Sud Africa come principale fornitore extraeuropeo. I flussi provenienti dalla UE, dominati dalla Spagna, mostrano una progressiva erosione.
- Sud-Est Asiatico: questo mercato rappresenta il principale bacino di crescita con quasi 450.000 tonnellate importate nel 2025, con Cina come fornitore dominante. Le pere europee restano marginali in questo contesto, data la competizione diretta delle varietà asiatiche.
- Estremo Oriente: il mercato estremo-orientale in senso stretto importa circa 23.000-35.000 tonnellate, con oltre il 50% proveniente da paesi dell'area. Il flusso europeo, già modesto, ha mostrato un calo tra il 2023 e il 2025.
Le strategie per la valorizzazione delle pere europee
I Paesi produttori seduti al tavolo di Interpera hanno identificato e condiviso le leve per la valorizzazione delle pere europee.
Serve innovazione varietale, puntando su caratteristiche qualitative elevate e pere bicolori, per attirare nuovi consumatori, ma anche differenziazione varietale per avere un'offerta scalare e coprire un arco di tempo maggiore sul mercato e per avere produzioni diversificate in base alle richieste dei Paesi in cui si esporta.
Occorre ripensare al rapporto con il consumatore, cercare nuovi target e migliorare la strategia di comunicazione: Luca Pagliacci, coordinatore marketing di UNAPera. La strada è quella di una comunicazione più moderna, capace di raccontare la pera non solo come frutto della tradizione, ma come alimento leggero, nutriente, salutare, adatto a tutte le età e coerente con i nuovi stili di vita. Da frutto “secondario” e occasionale, la pera deve diventare un prodotto primario, appagante e contemporaneo: il “frutto del benessere”, ma anche un ingrediente gourmet da valorizzare nel canale HoReCa.
Inoltre, la certificazione Igp rappresenta uno strumento di tutela e una leva capace di generare valore lungo tutta la filiera. Alberto Garbuglia, del comitato direttivo di UNAPera, ha ricordato che la filiera certificata ha registrato nel 2025 un andamento in controtendenza, con un incremento dei volumi commercializzati di circa il 50% rispetto alla campagna precedente e una crescita della superficie certificata, arrivata a circa 3.150 ettari, pari a quasi il 30% della superficie regionale investita a pero.
Mezzi di difesa e risorse: le priorità per il futuro
Alessio Mammi, assessore all'agricoltura, ha indicato cinque priorità per il futuro del comparto: salvaguardare le produzioni investendo in tecnologie, frutteti resilienti, ricerca e innovazione; lavorare sulla qualità, sia in fase produttiva sia nella conservazione; rafforzare le attività di promozione; difendere uno strumento irrinunciabile come l’Ocm nella futura Pac; chiedere reciprocità nei rapporti con gli altri Paesi, per garantire condizioni eque sul piano della sostenibilità ambientale, sociale ed economica. «Abbiamo bisogno di una Politica Agricola Comune senza tagli e non divisiva» ha evidenziato Mammi, richiamando la necessità di una visione europea capace di accompagnare le filiere, sostenere gli investimenti e tutelare produzioni identitarie che rappresentano un patrimonio per l’economia e per i territori.
In totale accordo l'intervento conclusivo di Paolo De Castro, presidente di Nomisma: «Le risorse che avremo in dotazione per l'agricoltura saranno sostanzialmente le stesse (387 miliardi) ma è l'architettura che sovrintende la gestione di queste queste risorse ad essere completamente diversa. Abbiamo fatto tanto per avere una Politica agricola comunitaria e ora andiamo nel senso opposto scaricando la responsabilità dei Piani di sviluppo e delle Ocm ai singoli stati membri». Altro tema decisivo è il Regolamento Omnibus. Ricordando che entro fine anno ci sarà la votazione della proposta per il mutuo riconoscimento delle deroghe fitosanitarie, De Castro invita a fare fronte comune contro una Commissione europea nemica per non aumentare la concorrenza sleale sia all'interno dell'Ue sia con Paesi terzi.
Esempi di innovazione e la qualità della pericoltura
Una visita alla Fondazione Navarra, organizzata nell'ambito di Interpera, ha permesso di osservare il lavoro di ricerca che UNAPera sta portando avanti. In particolare sono state mostrate le prove in corso su varietà, come la pera Fred e Cheeky, e su portinnesti alternativi al cotogno B29 per l'Abate. Nello specifico sono in corso di valutazione portinnesti come Farell 40, autoradicato Conference e autoradicato William. Una prova specifica riguarda l'Abate innestata su autoradicato Conference in vaso con lo scopo di migliorare l'attecchimento.
Le visite alle aziende agricole Padovani Fabio e Passerini Alessandro hanno permesso di toccare con mano l'innovazione e la qualità della pericoltura in Emilia-Romagna.
L'azienda Padovani ha un impianto di Abate con autoradicato di Conference alla quarta/quinta foglia con una produzione stimata di almeno 35 tonnellate per ettaro, mentre l'azienda Passerini ha impianti più giovani alla terza/quarta foglia e una produzione stimata di circa un centinaio di quintali.





