Buone prospettive per la mandorlicoltura italiana

mandorlo
Mandorleto.
Report sulle Giornate Tecniche SOI

Il Gruppo di Lavoro “Frutta secca” della SOI, in collaborazione con l’Università di Bari, il CREA Agricoltura e Ambiente, il CRSFA “Basile Caramia”, la Fondazione ITS Puglia e CIVI-Italia, ha organizzato le Giornate tecniche nazionali sul mandorlo che si sono svolte ad Andria (Ba) il 7 ed 8 settembre scorso. Oltre 250 i partecipanti tra tecnici, ricercatori e imprenditori agricoli provenienti da tutta Italia, con una nutrita di operatori stranieri. E’ stata un’occasione importante per approfondire le principali tematiche tecnico-agronomiche ed economiche della coltura, ma anche per assistere a dimostrazioni di diversi cantieri di gestione meccanizzata del mandorleto.
Tiziano Caruso del DiSAAF Palermo ha delineato lo scenario mondiale della coltura e la sua evoluzione tecnica che ha permesso a Paesi come California e Australia di rappresentare quasi il 90% della produzione globale. In tali Paesi il supporto delle associazioni dei produttori alla ricerca pubblica e privata è enorme e costituisce il volano principale per la leadership commerciale che hanno conquistato Con riferimento all’Italia, ricca di risorse genetiche di pregio, che danno prodotti trasformati di qualità, la ricerca sul mandorlo praticamente non esiste. In futuro, la mandorlicoltura potrà avere nuovo impulso solo se nella progettazione e gestione dei nuovi impianti si farà ricorso a tecniche agronomiche e di gestione moderne e razionali e a tecnologie che includono strumenti di supporto alle decisioni agronomiche.
Di scelte varietali ha parlato il Marino Palasciano del DiSSPA di Bari, sottolineando come i principali caratteri da considerare sono l’auto-fertilità e l’epoca di fioritura. Sono essi a caratterizzare tutte le nuove varietà proposte negli ultimi tempi da breeder stranieri che hanno fatto ampio ricorso a varietà autoctone pugliesi come parentali per gli incroci controllati. Nonostante sia difficile definire un ideotipo per la qualità della mandorla, sia per le diverse destinazioni, sia per le preferenze dei consumatori, la qualità è legata non solo alle caratteristiche fisiche della mandorla (consistenza del guscio, dimensioni e forma della mandorla, rugosità e colore del tegumento, ecc.), ma anche alla sua composizione interna che può variare secondo il genotipo e anche in base all’ambiente pedoclimatico e alle tecniche colturali.
I portinnesti e la qualità dei materiali di propagazione sono stati i temi trattati da Luigi Catalano di Agrimeca Grape and Fruit Consulting. Il mandorlo, a differenza delle altre drupacee da frutto, dispone di pochi portinnesti che ben si adattano alle condizioni pedoclimatiche mediterranee delle aree interessate alla coltivazione e, tra quelli disponibili, solo alcuni – franco, GF 677 e Garnem - sono utilizzati in maniera diffusa. Oltre al livello obbligatorio europeo della CAC (Conformitas Agraria Communitatis), il vivaismo nazionale è in grado di fornire piante prodotte nell’ambito del Servizio nazionale di certificazione volontario del Mipaaft, che assicurano più elevati standard e garanzie sotto il profilo della certezza varietale e la sicurezza fitosanitaria.
Luigi Nardella, del Consorzio di Bonifica della Capitanata, ha illustrato l’importanza dell’irrigazione per la coltura che è in grado di valorizzare i comprensori irrigui meridionali; in tali contesti, la tecnica del deficit idrico controllato potrebbe addirittura apportare notevoli benefici al mandorlo durante la maturazione e la deiscenza del mallo; accelerandone il processo, infatti, favorirebbe il distacco del frutto, migliorando l’efficienza della raccolta e i relativi costi. I rilevanti fabbisogni idrici della coltura impongono comunque una scrupolosa gestione dell’irrigazione, a partire dalla scelta e dalla progettazione dell’impianto irriguo. L’utilizzo di sistemi di supporto alle decisioni utilizzati per la stima del bilancio idrico attraverso il monitoraggio dei parametri climatici e/o dell’umidità del terreno e/o dello stato idrico della coltura, accoppiato all’uso di sistemi di controllo da remoto degli impianti irrigui, consente di ridurre gli sprechi e contenere i costi di gestione, permettendo all’imprenditore di programmare gli interventi irrigui in tempo reale e a distanza (Internet) con precisione ed efficacia.
Pasquale Losciale del CREA – Agricoltura e Ambiente di Bari ha presentato i principi di una corretta nutrizione, a cominciare dalla conoscenza dei principi dello sviluppo fisiologico della coltura. Tale aspetto risulta fondamentale in quanto la sua conoscenza permette di monitorare il suo stato nutrizionale, anche con tecniche di agricoltura di precisione, ed effettuare la pratica della fertilizzazione in modo razionale, efficace e efficiente. Importanti indicazioni sono state date sull’epoca di distribuzione dei vari elementi, specie nella fase post-raccolta, per facilitare l’accumulo di metaboliti negli organi di riserva, pronti per essere utilizzati alla ripresa vegetativa del nuovo ciclo vegetativo. Si è sottolineato, infatti, come il frutto ed il seme di mandorlo raggiungano la loro dimensione finale in peso e in volume nei primi 30-45 giorni dalla piena fioritura; la fertilizzazione deve quindi mirare a formare le riserve e ridurre i periodi di competizione tra organi riproduttivi e vegetativi dell’albero.
Le malattie fungine e batteriche del mandorlo sono state illustrate da Stefania Pollastro del DiSSPA di Bari. Il clima estivo caldo e asciutto fa sì che solo poche delle numerose patologie che possono affliggere il mandorlo sono state realmente dannose nelle regioni dell’Italia meridionale. L’introduzione di nuove varietà, il passaggio da sistemi tradizionali a intensivi e super-intensivi con maggiore input nutrizionali ed irrigui costituiscono una condizione predisponente l’infezione di diversi fitopatogeni con una ulteriore nuova incognita dal punto di vista fitosanitario.
Tra i patogeni che creano maggiori problemi sono stati richiamati i funghi agenti dei marciumi radicali – A. mellea e R. necatrix - che costituiscono fattore limitante per nuovi impianti e reimpianti. Circa i patogeni di nuova introduzione, è stata segnalata la crescente presenza di Monilinia fructicola che ha soppiantato le popolazioni locali di M. laxa e M. fructigena. A fronte di ciò è stata sottolineata la scarsezza di fitofarmaci ammessi per la coltura nell’ambito dei disciplinari nazionali di protezione ecosostenibile.
Rocco Addante del DiSSPA di Bari ha invece affrontato l’argomento dei fitofagi: il mandorlo ospita una ricca artropodofauna, costituita da una moltitudine di specie utili, quali predatori, parassitoidi e pronubi, e da poche specie dannose. Tra queste ultime vanno ricordate la cimicetta (Monosteira unicostata), gli afidi (M. persicae, B. helichrysi e Hyalopterus spp.), l’anarsia (A. lineatella) e il ragnetto rosso dei fruttiferi (P. ulmi). Per tutti questi parassiti sono stati illustrati i criteri di monitoraggio ed intervento e l’approccio ad una difesa integrata che presuppone una corretta gestione agronomica degli impianti. In ultimo sono state date preziose informazioni sugli insetti pronubi ricordando che è importante pianificare ed organizzare per tempo l’approvvigionamento degli alveari per avere famiglie o sciami pronti per la migliore efficienza dell’impollinazione.
Il tema della meccanizzazione è stato affrontato da Simone Pascuzzi del DiSAAT di Bari, che ha stigmatizzato come l’interesse per la coltura è diretta conseguenza dell’elevata possibilità di ricorrere alle macchine per tutte le operazioni colturali, dalla gestione del suolo, alle potature, alla protezione, fino alla raccolta e alle operazioni post-raccolta. Sono quindi stati presentati diverse soluzioni di cantieri adottabili per gli impianti tradizionali, così come per quelli intensivi ad alta densità con raccolta in continuo.
Il Gruppo di Lavoro “Frutta Secca” della SOI ha definito di approntare una proposta progettuale per futuri azioni di ricerca e sperimentazione sul mandorlo da proporre sia al Mipaaft, sia ad un partenariato di imprese private per far fronte ai bisogni di innovazione ed aggiornamento tecnico della coltura. Inoltre, il dr. Marino Palasciano dell’Università di Bari “Aldo Moro” è stato nominato refe

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