Pesco, un’altra annata critica

peschicoltura
Enrico D’Aniello, Presidente della Cooperativa frutticola “Landi” di Capua
Clima avverso con conseguenze negative sulla qualità

L’andamento climatico primaverile ha fortemente influenzato la gestione degli impianti peschicoli, con conseguenze negative sulla qualità delle produzioni, come ci ha spiegato Enrico D’Aniello, Presidente della Cooperativa frutticola “Landi” di Capua che fa parte della O.P. “Campania Felix”.

«Tutte le varietà di pesco hanno soddisfatto pienamente il “fabbisogno in freddo” e la conseguenza sono state ottime fioriture e allegagione dei frutti. Ciò presupponeva un massiccio e attento intervento di diradamento che è stato ostacolato dalle continue e intense piogge che si sono verificate nel mese di maggio. Di conseguenza, le unità lavorative, che di norma vengono utilizzate in questa fase, sono risultate insufficienti per effettuare un trattamento tempestivo e funzionale all’accrescimento dei frutti».

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Le batteriosi sono state favorite dalla primavera piovosa ed hanno provocato danni soprattutto sulle nettarine

L’operazione di diradamento, quindi, è stata fortemente rallentata e, in alcuni casi, non completata. «In quasi tutte le aziende campane» - aggiunge D’Aniello – «nella migliore delle ipotesi il diradamento è stato completato solo qualche settimana prima della raccolta. L’operazione, che ha anche avuto costi pressoché doppi rispetto alla normalità, è stata eseguita su frutti già di discrete dimensioni e ha comportato problemi sulla crescita di quelli lasciati sulla pianta con la conseguenza che nel mese di giugno è stato lavorato un 20% di frutti di calibro A e la restante quota di calibro B e C». Nello stesso periodo la Spagna, favorita da un buon andamento climatico, ha immesso sul mercato frutti di ottima qualità.

«La Gdo ha preferito le produzioni spagnole» – specifica il Presidente – «e solo sporadicamente ha ritirato frutti di calibro B. D’altro canto, la qualità delle nostre pesche, in particolare delle nettarine, è stata compromessa anche dalle grandinate di aprile–maggio che sono andate ad intaccare ulteriormente l’estetica dei frutti a buccia liscia, già deprezzati da inestetismi, rugginosità e cracking, nonché da batteriosi favorite dall’umidità del periodo primaverile. In definitiva, fino alla prima decade di giugno per le nostre pesche è stato un vero disastro».

Il caldo intenso che si è verificato a partire da metà giugno ha poi creato ulteriori problemi, portando rapidamente a maturazione i frutti e facendo accavallare le produzioni. «In questo scenario anche le produzioni provenienti da colture protette non sono riuscite a competere con successo, per cui la maggior parte delle aziende campane, che sono orientate verso la coltivazione di cultivar medio–precoci, hanno subito ingenti danni economici, considerando che i prezzi praticati dalla GDO (reso piattaforma) per i frutti calibro A sono oscillati tra i 0,70 e i 0,75 €/kg».

Una lieve ripresa si è registrata tra fine giugno e inizio luglio. «Si è trattata di una parentesi di una decina di giorni” – precisa D’Aniello – “con produzioni di buona qualità che si sono riscontrate in concomitanza con la raccolta di Big Top. Successivamente, nonostante il rallentamento della concorrenza spagnola e i danni registrati nelle aree frutticole del Centro–Nord Italia, si è assistito ad un nuovo calo dei prezzi determinato dall’eccesso di offerta regionale che testimonia la necessità di un ridimensionamento delle superfici a pesco».

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Le percoche non hanno risentito dell'ingolfamento di mercato anche perché le quantità commercializzate sono contenute

Da questa situazione critica non sono sfuggite le pesche a polpa bianca e le platicarpa, mentre si sono difese meglio le percoche e alcune varietà campane a polpa bianca.

«A tutt’oggi, il discorso è tendenzialmente diverso per le percoche» – sottolinea il nostro interlocutore – «che però rappresentano una quota piuttosto contenuta del totale delle produzioni (3-4%). Lo stesso vale per le cultivar campane a polpa bianca che, a differenza di quelle presenti massivamente sul mercato, sono meno sensibili alle manipolazioni e grazie al colore della buccia, che non è uniformemente rosso, si differenziano da quelle a polpa gialla. Per tale motivo sono richieste sia dalla GDO, che riesce a differenziarle dalle altre, sia dai consumatori che riconoscono facilmente le pesche a “pasta bianca”».

«La diversificazione varietale rappresenta l’unica arma che hanno i peschicoltori per difendersi dalle anomalie climatiche e di mercato» – suggerisce D’Aniello. «Purtroppo, poche aziende hanno investito anche su varietà medio–tardive che necessitano di un discreto impegno tecnico per far fronte alle insidie di natura parassitaria, in particolare attacchi di Cydia e Anarsia (utilizzo di trappole a ferormoni e pratiche di confusione sessuale)». Probabilmente, anche per la minore presenza di prodotto, i frutticoltori che hanno puntato anche su queste varietà avranno maggiori soddisfazioni.

«Nonostante l’annata non eccezionale per il settore peschicolo» – conclude D’Aniello – «va evidenziato che il calibro “grande” non ha vissuto crisi, questo per sottolineare che il mercato premia sempre la qualità».

Leggi l’articolo su Frutticoltura n. 8/2019 

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Pesco, un’altra annata critica - Ultima modifica: 2019-10-10T10:55:54+02:00 da Lucia Berti

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