Nocicoltura campana a un bivio

nocicoltura campana
La nocicoltura campana sta attraversando un periodo di profonda trasformazione dettata da esigenze economiche, agronomiche e di mercato. L'opinione di Milena Petriccione, del Crea di Caserta, e l'esperienza di una giovane frutticoltrice, Giulia Franzese

«La nocicoltura campana – ci dice Milena Petriccione dell’unità di frutticoltura del Crea di Caserta – si sta evolvendo grazie alle innovazioni tecnico-colturali introdotte negli ultimi anni e all’utilizzo di piante innestate e micropropagate con perfetta rispondenza varietale e certificazione sanitaria».

L’esigenza di avere maggiori produzioni ad ettaro e redditi aziendali più congrui ha spinto gli agricoltori alla realizzazione di nuovi impianti con cultivar a fruttificazione laterale, molto più produttive rispetto alle vecchie cultivar campane con fruttificazione apicale come “Sorrento” e “Malizia”. «Le cultivar a fruttificazione laterale hanno, un vigore più contenuto, le rese sono elevate, costanti e la qualità dei frutti è ben accettata dai consumatori».

Verso la specializzazione

Tuttavia, la fotografia del settore rileva che la coltivazione è ancora in buona parte di tipo promiscuo, cioè consociata con altre specie come nocciolo, drupacee, kaki.

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Giulia Franzese

«Tale situazione – ci riferisce Giulia Franzese, titolare dell’omonima azienda impegnata nella coltivazione di 18 ettari di noce nell’agro nolano - comporta, oltre agli elevati costi gestionali penalizzati dalla difficoltà di utilizzare macchine specifiche, anche l’ottenimento di un prodotto di qualità spesso non rispondente alle attuali richieste del mercato».

Nonostante nella regione persistano realtà come quelle appena descritte si rileva un costante incremento di coltivazioni specializzate in grado di soddisfare le richieste di elevata qualità del mercato. «Si può affermare – continua Franzese – che il comparto campano è a un bivio e diversi imprenditori hanno capito che solo la specializzazione della coltura potrà dare risposte valide in un contesto di concorrenza globale».

Varietà e produzioni

Nel corso del 2020 l’andamento climatico è stato piuttosto anomalo condizionando gli aspetti quali – quantitativi della produzione senza gli opportuni interventi agronomici. «La stagione invernale è risultata estremamente mite e siccitosa – precisa la nostra interlocutrice – mentre in primavera si sono verificati diversi ritorni di freddo e l’estate molto calda e asciutta. Tali condizioni hanno determinato condizioni di stress in mancanza dei necessari interventi di irrigazione». D’altro canto, il clima complessivamente asciutto non ha favorito la proliferazione di malattie fungine e/o batteriche. «Dal punto di vista fitopatologico non si sono presentate particolari problematiche, qualche difficoltà in più c’è stata solo per il controllo della mosca. Naturalmente, nelle coltivazioni intensive le problematiche di difesa si amplificano rispetto alle tradizionali coltivazioni promiscue».

Il panorama varietale, intanto, si evolve verso la coltivazione di varietà a maggiore produttività e con frutto di elevata pezzatura, come la Chandler. «L’esigenza dei produttori, quindi, è quella di valutare altre varietà con caratteristiche produttive simili a quelle della Chandler, ma con maturazione più precoce».

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Un impianto di noci della cultivar Chandler

Le produzioni campane, se ottenute con le giuste tecniche di coltivazione, sono sempre di elevata qualità sia dal punto di vista sensoriale sia organolettico. «Il principale problema – spiega l’imprenditrice - resta quello dell’uniformità del prodotto. Attualmente, restano ancora forti differenze tra le produzioni che vengono offerte ai diversi canali commerciali e ciò costituisce un limite delle produzioni di noci regionali».

In definitiva, il prodotto campano può tranquillamente fronteggiare la concorrenza a patto che si uniformi agli standard qualitativi richiesti. «La creazione di una filiera nazionale più efficiente che vede la crescita professionale degli operatori del settore, la promozione di politiche di associazionismo dei produttori abbinata ad attività di promozione per i consumatori con l’adozione di marchi collettivi che valorizzino l’utilizzo delle produzioni italiane può consentire un’equa redistribuzione del valore aggiunto tra tutti gli operatori della filiera».


L’evoluzione della coltivazione

«In Campania – ci riferisce Petriccione - si va delineando una coltivazione sempre più specializzata, in particolare nell’areale acerrano-nolano e nel Vallo di Lauro, che rappresenta la continuità naturale dell’agro di Nola per varietà coltivate e qualità del prodotto. In provincia di Caserta, invece, diversi impianti sono presenti nei comuni di Vairano, Presenzano, Teano e Sparanise e in alcuni comuni a confine con la provincia di Benevento (San Felice a Cancello, Arienzo, Cervino, San Martino Valle Caudina, Maddaloni e Valle di Maddaloni), mentre in provincia di Benevento le noci sono coltivate nei comuni a confine con la provincia di Caserta (Arpaia, Montesarchio, Sant’Agata dei Goti, Paolisi)».

La cv a fruttificazione laterale più diffusa in Campania è la Chandler, mentre altre cultivar californiane a fruttificazione laterale che destano un certo interesse tra gli agricoltori sono Howard, Tulare, Gillet, Forde e Ivanhoe.

«La “Sorrento” – specifica la ricercatrice – resta la cultivar tipica di riferimento per la regione Campania per le sue caratteristiche organolettiche sebbene sia meno produttiva rispetto alle cultivar californiane per la sua fruttificazione apicale. Inoltre, la non perfetta chiusura del guscio determina imbrunimento e alterazioni qualitative del gheriglio durante la fase del post-raccolta».

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La noce “Sorrento” rappresenta ancora la varietà maggiormente diffusa in Campania

Negli ultimi anni, nell’ottica di una valorizzazione dei prodotti agricoli tradizionali (PAT), applicando le tecniche della moderna nocicoltura da frutto sono stati realizzati nuovi impianti della “Sorrento” utilizzando biotipi migliorativi più produttivi e con un colore del gheriglio più chiaro.

Nocicoltura campana a un bivio - Ultima modifica: 2020-11-20T17:22:29+01:00 da Sara Vitali

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