Negli agrumi l'alternanza di produzione è un fenomeno comune in molte varietà, con riflessi su resa e qualità dei frutti. Il fenomeno è parzialmente controllato dalla presenza dei frutti che possono ridurla drasticamente, con un risvolto di un minor numero di frutti (anno di scarica o off), seguito da un’annata con una fioritura ed una produzione abbondante (anno di carica o on). Alla minore produzione bisogna aggiungere il danno alla qualità dei frutti basso calibro nell’anno di carica e di grossa pezzatura con buccia ruvida nell’anno di scarica, con problemi di natura commerciale per la collocazione del prodotto. In tale contesto bisogna cercare di stabilire un equilibrio, grazie ad una tecnica colturale, che consenta di avere produzione quanti-qualitative adeguate. Per ridurre l’alternanza di produzione bisogna diminuire il flusso vegetativo nell’anno di scarica, per ridurre le riserve che potrebbero alimentare un eccesso di fioritura l’anno successivo. Di contro in un anno di carica bisogna stimolare la vegetazione per conseguire la formazione di riserve nei rami e nelle foglie, per conseguire una buona fioritura l’anno successivo.
Irrigazione e fertilizzazione
Nell’anno di carica si deve aumentare il livello irriguo e di fertilizzazione per consentire uno sviluppo vegetativo che possa alimentare una buona fioritura l’anno successivo. Nell’anno con scarsa raccolta si deve ridurre l’irrigazione e la fertilizzazione a livelli bassi, per ridurre l’eccesso vegetativo. Il contenuto in potassio nelle foglie scende molto quando questo viene utilizzato per la crescita del frutto. Un apporto di acqua e fertilizzanti potassici e azotati in estate nell’anno di carica, diminuirà il dispendio di energia della pianta con una minore riduzione di produzione nell’anno seguente.
Ridurre o aumentare la fioritura
La riduzione della produzione può essere realizzata in due modi differenti: - con diradamento e potatura per ridurre il numero dei frutti; - con tecniche per la riduzione della fioritura. La fioritura degli agrumi è un fenomeno complesso che è influenzato da fattori endogeni ed esogeni; tra i primi un ruolo fondamentale lo svolgono le gibberelline, che hanno una relazione inversa con la fioritura, maggiore presenza di gibberelline minore presenza di fiori e quindi frutti. I frutti sintetizzano gibberelline, per cui un abbondante raccolto, o una permanenza dei frutti sull'albero, provocano un aumento con la successiva riduzione della fioritura nella successiva primavera e, quindi, del raccolto. Pertanto, la raccolta precoce riduce l’inibizione della fioritura. Tra i fattori esogeni, le basse temperature e lo stress idrico, inducono formazione dei fiori. Le basse temperature invernali riducendo l'attività radicale riducono, quindi, la sintesi di gibberelline e il trasporto alla chioma, consenteno l'induzione della fioritura primaverile. In tal senso è evidente che la fase di riposo vegetativo è il periodo di maggiore sensibilità ai processi di induzione fiorale. Studi suggeriscono inoltre che l'induzione fiorale delle basse temperature è accompagnata dalla riduzione del livello di gibberelline endogene, che svolgono quindi un ruolo molto importante nell'induzione della fioritura. Lo stress idrico svolge anche un ruolo importante, essendo sufficienti per 40 a 60 giorni di stress per promuovere la fioritura. Da quanto detto si può affermare che l'induzione della fioritura si verifica durante il periodo di riposo invernale. Pertanto, questa fase è la più appropriata per gestire la destinazione finale della gemma, aumentando o diminuendo, a seconda dei casi, la percentuale di gemme a fiore. Le applicazioni in questo periodo di acido gibberellico (GA3) riducono la percentuale di fiori, mentre le applicazioni di urea fogliare o fosfito di potassio, l'aumentano.
Applicazioni fogliari per ridurre la fioritura
Per ridurre la fioritura ci sono due fasi di maggiore sensibilità all’acido gibberellico. La prima fase è durante il riposo invernale tra fine novembre e metà di dicembre, in questa fase l’applicazione di 20-30 ppm di acido gibberellico riducono la fioritura primaverile, e conseguentemente la produzione. La seconda fase in cui si può intervenire quando le gemme iniziano a muoversi fino ad una lunghezza massima di 3 mm. Tuttavia, questo periodo è molto più breve di quello precedente e poiché lo stato fenologico non è lo stesso, è più difficile determinare il tempo corretto per eseguire il trattamento. In questo caso le dosi da utilizzare sono di 10 ppm. Comunque gli interventi invernali con acido gibberellico riducono la fioritura, comunque non sempre questa riduzione determina una minore produzione. In molte occasioni si produce una ridistribuzione della vegetazione primaverile, con l’aumento di germogli con foglie (germogli vegetativi, misti e campanulacei) e con la riduzione di germogli senza foglie (rami fiorali e fiori solitari). I germogli misti e campanulacei favoriscono lo sviluppo dei frutti in quanto le foglie sono una fonte di energia per le fasi fenologiche di allegagione e sviluppo dei frutti. Questo comporta un aumento dell’allegagione spontanea, in quanto non si riduce il numero dei frutti raccolti. In questo caso il trattamento con acido gibberellico non riduce la produzione, però migliora la pezzatura dei frutti ed aumenta l’incidenza dei calibri commerciali. Per le varietà tardive allorquando sono presenti i frutti sulla pianta, l’uso delle gibberelline può provocare un ritardo nella colorazione dei frutti, per ovviare a questo problema si può ridurre la dose a 10 ppm o non effettuare alcun intervento, cercando di regolare la fioritura con la potatura e il diradamento dei frutti.
Interventi per aumentare la produzione
Per aumentare la produzione di un anno di scarica si può ricorrere all’incisione o all'applicazione durante il riposo invernale di urea fogliare con basso contenuto in biureto o fosfito di potassio. L'applicazione fogliare di urea allo 0,5% o di fosfito di potassio (0-28-26) allo 0,15% durante l'inverno nella fase di induzione e iniziazione floreale, determina un aumento del numero di frutti e di conseguenza, della produzione, soprattutto negli anni in cui è attesa una bassa produzione (anno di scarica). Numerosi studi sulle applicazioni invernali di urea fogliare o fosfito di potassio dimostrano l'effetto di indurre una maggiore fioritura e produzione, anche se il tempo di applicazione e altri fattori come varietà, posizione geografica, stato nutrizionale della pianta, ecc. possono determinare una diversa risposta dell’albero a questi trattamenti.
Combinazione di trattamenti per aumentare e ridurre la produzione
Durante il periodo di riposo invernale, è possibile utilizzare in maniera combinata, ad anni alterni, acido gibberellico (20-30 ppm), prima della fioritura di un anno di carica e urea fogliare (0,5% N) o fosfito di potassio (0-28-26) allo 0,15%, prima della fioritura in un anno di scarica. In prove condotte su 'Valencia Late' in un campo estremamente alternante, i trattamenti effettuati non avevano sortito l’efficacia sperata, ma si è riusciti ad aumentare la produzione con l’aumento del calibro commerciale. La combinazione di trattamenti è stato il seguente: 24 ppm GA3, applicato in pre-fioritura in un anno di scarca e urea fogliare, privo di biureto, allo 0,45% o fosfito di potassio (0-28-26) 0,15%, pre-fioritura di un anno di scarica. I trattamenti con urea fogliare o fosfito potassio effettuati negli anni precedenti di scarso raccolto, ha aumentato sia la produzione totale che il calibro commerciale. Inoltre, negli anni di alta raccolta, l'applicazione di GA3 non ha determinato una riduzione della produzione, però ha favorito una ridistribuzione della fioritura, aumentando la percentuale di germogli fiorali con foglie (fiori misti e campanulacei), maggiore allegagione e calibro dei frutti.
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Io per la concimazione del mandarino che coltivo sia a terra che in vaso, per la pianta nel frutteto aggiungo compost o in alternativa concime npk 20 20 20, mentre per la pianta che coltivo in vaso, utilizzo un concime liquido a lenta cessione. Poi molto dipende dalle annate in termini di produzione del frutto.
Scusate appartengo ad una generazione che da tre secoli coltiva agrumi, da quando sono stati portati dagli arabi.
Non sono coltivatore professionale poiché svolgo un’altra attività.
Quello che voglio dire è che da circa 6-7 anni, se non di più, le piante di aranci, soprattutto i vecchi cultivar, sono impazzite col cambiamento climatico, il clima è più simile a quello tropicale e le stagioni non esistono più.
Io non ho più le centinaia di ettari che avevano i miei antenati, neanche mio padre, sebbene fosse avvocato, come me e come me aveva poco tempo per l’agricoltura gestiva, comunque, circa cento ettari.
Io ho solo un agrumeto di sanguinelli, uno dei cultivar primordiali in Sicilia, di tre ettari e l’ho tenuto perché vicino al centro abitato e a 4 km. da casa mia e poi perché i sanguinelli (o sanguinelle ma noi li chiamiamo sanguinelli anche i frutti) anche se hanno una pezzatura più piccola, per me, sono le migliore arance perché sono molto delicati e per tale motivo si pigmentano di rosso, sono molto succosi, i grani della polpa sono molto minuti, la pellicina che racchiude ogni spicchio è molto sottile, insomma è un arancio delicato è molto equilibrato tra asprezza e dolcezza è un gusto che assomiglia alle fragole di bosco. Insomma, sono un appassionato quindi l’ho tenuto per questo e ne avevo fatto un hobby.
Ebbene Io ho lavorato, nei momenti liberi, con gli operai oltre gestire personalmente l’intera azienda, chiaramente col supporto tecnico dei contadini (oggi si chiamano operai), ho automatizzato tutto, quindi concimazioni e irrigazione costante e regolari a seconda del periodo e della temperatura. Ebbene come dicevo, da qualche anno, sebbene la coltivazione sia stata costante ed uniforme, le mie piante sono impazzite; fioriscono tre, a volte quattro l’anno e mi ritrovo sulla stessa pianta arance piccolissime da 1 cm circa, arance come le pallina da ping pong, arance grosse come le palle da tennis ma ancora verdi e poi l’arancia matura con la sua dimensione.
Da un paio d’anni ho abbandonato tutto perché i prezzi di vendita sono troppo bassi per e i costi di coltivazione sono molto alti, soprattutto nel mio caso dove la coltivazione deve essere fatta necessariamente manualmente e per il fatto che sono andato oltre il biologico, infatti non ho mai usato prodotti di sintesi o diserbanti, neanche i prodotti che sono ammessi nell’agricoltura biologica. Da me spesso venivano i pasticceri che utilizzavano le bucce delle arance.
Una parte di colpa, forse, è anche mia perché sono onesto con me stesso e con gli altri e la certificazione biologica non l’ho mai richiesta perché sospetto è soltanto per avere le agevolazioni e vendere a prezzi più alti ma di biologico sospetto non ci sia assolutamente nulla (il condizionale è il dubbio è d’obbligo) e che sia soltanto una presa in giro come i controlli, programmati con mesi di anticipo e non fatti all’improvviso come dovrebbe essere.
Quindi, in molti casi, ripeto sospetto che sia tutto fasullo per non dire di peggio.
Grazie per l’attenzione e saluto.
A.Guglielmino
N.B.:metto anche il sito web, ma credo che non compaia più perché lo scorso anno non ho rinnovato il dominio.
Vorrei aggiungere qualcosa in merito alla produzione relativamente alle annate di carica come si dice da noi se le annate scariche. Questa è l’esperienza che mi sono fatto io inoltre un ventennio di gestione diretta dell’attività aziendale. Dalla mia esperienza ho capito che non ci sono annate di caricate, cioè con molti frutti e annate con poche frutti. Questo ci sono e si verifica con il tipo di coltivazione punto infatti, le piante che in un anno hanno prodotto molti frutti, che spesso sono di pezzatura piccola, l’anno successivo tendono a non fare frutti o farne pochi e questo succede in tutte le coltivazioni siano esse pere, pesche, viti, olive, agrumi, ciliegie, castagne, noce insomma proprio tutte.
Se invece ogni anno, erto i costi ci sono, si procede con una potatura equilibrata la pianta non si stressa e produce frutti ogni anno e di buona pezzatura. Provare per credere.