Tea, una grande opportunità che non può diventare un alibi

Tea
Realisticamente, serviranno almeno dieci anni prima che le Tea possano incidere in modo evidente sull’attività quotidiana del produttore. Per questo non possono diventare un alibi per eliminare oggi molecole e strumenti di difesa senza che siano già disponibili alternative realmente efficaci. Sono dunque una carta importante, ma non la carta che da sola farà vincere la partita

Le Tecniche di evoluzione assistita rappresentano una delle opportunità più importanti per il futuro dell’agricoltura. Potranno accelerare il miglioramento genetico e aiutarci a individuare varietà più resistenti alle malattie, alle alte temperature, agli stress idrici e agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico. Dobbiamo però evitare di descriverle come una soluzione già pronta per l’impiego. Il quadro europeo si sta definendo soltanto ora e saranno necessari ulteriori passaggi normativi, applicativi e scientifici. Realisticamente, serviranno almeno dieci anni prima che le Tea possano incidere in modo evidente sull’attività quotidiana del produttore e tradursi in nuove varietà disponibili nei frutteti.

Dieci anni, per un’impresa agricola, sono un periodo lunghissimo, in particolare se pensiamo agli effetti repentini del cambiamento climatico visti negli ultimi anni. Per questo le Tea non possono diventare un alibi per eliminare oggi molecole e strumenti di difesa senza che siano già disponibili alternative realmente efficaci. La normativa europea deve liberarsi da impostazioni ideologiche e fondarsi sulla scienza, sui dati e sulle esigenze concrete di chi produce. Togliere strumenti prima di avere soluzioni sostitutive significa esporre le aziende a rischi ancora maggiori.

Le Tea sono dunque una carta importante, ma non la carta che da sola ci farà vincere la partita. Vanno giocate insieme alla ricerca, al miglioramento varietale tradizionale, alla tutela delle molecole ancora necessarie, alla difesa attiva, all’innovazione agronomica e all’uso razionale dell’acqua, di cui siamo i primi promotori. Gli agricoltori – lo ribadisco ancora una volta - non sprecano acqua: la valorizzano trasformandola in ortofrutta buona, sana, sicura e di qualità. E siamo i primi a desiderare di usare solo le giuste quantità e nei momenti giusti.

Nel futuro breve, quindi, è necessario un lavoro su due fronti: le Istituzioni devono sostenere gli investimenti nelle risposte che possono aiutare i produttori già oggi - coperture multifunzionali, reti antigrandine e antinsetto, sistemi antibrina e ombreggiamento – mentre in campo serve un lavoro sempre più professionale, guidato dalla ricerca scientifica alla luce del cambiamento climatico, dalla gestione della chioma a quella del suolo, dall’irrigazione al lavoro sui portainnesti, solo per citare alcuni fronti. Investimenti che, però, devono essere guidati da una visione chiara: girando nei nostri territori vediamo in modo inequivocabile la differenza tra le aziende che hanno investito seguendo le indicazioni dei tecnici, e quelle che hanno scelto di non farlo. A volte basta attraversare la strada per vedere due scenari completamente opposti, aziende solide e altre in evidente difficoltà, a dimostrazione che, se pure il cambiamento climatico è lo stesso per tutti, cambia profondamente il modo in cui lo si affronta.

Oggi fare frutticoltura significa fare innovazione. Non basta più mettere a dimora un impianto e attendere che il mercato ne assorba la produzione. Servono filiere forti, organizzate e cooperative, capaci di programmare, sostenere la ricerca e accompagnare le imprese sul piano tecnico, agronomico e commerciale. Le Tea saranno fondamentali, ma il futuro dell’ortofrutta si costruisce da subito, utilizzando con intelligenza tutte le soluzioni disponibili.

Tea, una grande opportunità che non può diventare un alibi - Ultima modifica: 2026-07-21T15:18:48+02:00 da Sara Vitali

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome