Il Parlamento ha approvato in via definitiva nuove misure volte a rafforzare la posizione contrattuale degli agricoltori e a contribuire alla stabilizzazione dei loro redditi. Con 560 voti favorevoli, 75 contrari e 25 astensioni, gli eurodeputati hanno approvato un regolamento che modifica le norme UE sull’organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli.
In risposta alle difficoltà e alle sfide affrontate dagli agricoltori europei negli ultimi anni, la Commissione ha presentato nel dicembre 2024 una proposta volta a modificare alcune norme sull'organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli (OCM), con l'obiettivo di rafforzare la posizione degli agricoltori nella filiera alimentare. La proposta mira infatti a migliorare le disposizioni esistenti sui contratti che coinvolgono gli agricoltori, rafforzare il potere negoziale delle organizzazioni di produttori, semplificarne il riconoscimento e creare un quadro di incentivi per sistemi volontari e iniziative di sostenibilità sociale a beneficio degli agricoltori.
Secondo Areflh (Assemblea delle regioni ortofrutticole europee), sebbene siano stati mantenuti alcuni miglioramenti, il risultato finale suscita serie preoccupazioni e si discosta, sotto diversi aspetti, dall’obiettivo dichiarato di rafforzare la posizione dei produttori all’interno della filiera agroalimentare.
Se da un lato si accoglie positivamente la definizione più restrittiva delle organizzazioni di produttori non riconosciute, dall’altro il fatto di consentire a tali entità di beneficiare di esenzioni ai sensi del diritto della concorrenza per un periodo fino a cinque anni senza la certezza di ottenere infine il riconoscimento rischia di indebolire gli incentivi al riconoscimento formale e di compromettere l’integrità delle organizzazioni di produttori riconosciute, che rimangono al centro dell’OCM.
Inoltre, la formulazione proposta dell’articolo 153 rischia di eludere il principio dell’adesione unica. L’obbligo di aderire a un’organizzazione di produttori (OP) per «un determinato prodotto», definendo i prodotti come «sufficientemente distinti, in particolare per le loro caratteristiche o per i loro utilizzi finali previsti», manca di certezza giuridica e introduce un’eccessiva flessibilità interpretativa. Tale ambiguità potrebbe facilitare le adesioni multiple alle OP per prodotti strettamente correlati, comprese diverse varietà di uno stesso prodotto. Tenuto conto delle difficoltà pratiche legate all’applicazione di questa disposizione, esortiamo i colegislatori ad affrontare la questione nell’ambito della prossima revisione dell’OCM nel quadro della nuova PAC.
L'Areflh deplora inoltre che i miglioramenti proposti dal Parlamento, volti a riflettere meglio le realtà contrattuali dei prodotti deperibili e stagionali, non siano stati accolti, poiché ciò rischia di appesantire gli oneri amministrativi e di frammentare ulteriormente il mercato interno.
Nel loro insieme, questi elementi non solo non rafforzano la posizione dei produttori, ma rischiano anche di indebolire un quadro che ha sostenuto lo sviluppo e la competitività del settore ortofrutticolo per decenni.
L'Areflh esprime quindi viva preoccupazione per l'esito di questa riforma e chiede che venga prestata rinnovata attenzione alle esigenze specifiche del settore ortofrutticolo nelle prossime discussioni sul quadro finanziario pluriennale (QFP).





