Macfrut chiude la 43esima edizione confermandosi sempre più come evento di riferimento della filiera globale dell’ortofrutta. Il bilancio della tre giorni al Rimini Expo Centre delinea un quadro di estrema solidità: la manifestazione ha registrato un aumento dei visitatori con una decisa accelerazione sul fronte internazionale, per un incremento superiore al 12% di buyer (da oltre 80 Paesi) e visitatori esteri. Un successo frutto di un format unico che aggrega 1400 espositori e una rete capillare di saloni tematici e aree dinamiche.
L’edizione 2026 proietta l’evento verso nuove frontiere globali. «Per l’anno prossimo abbiamo già presentato molte novità a partire da un nuovo layout della manifestazione che la renderà più fruibile per visitatori e buyers, e sarà più efficace per gli espositori stessi - dichiara Patrizio Neri Presidente di Cesena Fiera organizzatrice di Macfrut, -. Posso annunciare – prosegue Neri - che siamo ormai alle battute finali per la sigla di un accordo strategico per la valorizzazione del settore pre-Harvest con l’organizzatore fieristico Informa e la sua manifestazione Growtech, leader mondiale nel settore del pre-raccolta».
L’appuntamento per la 44esima edizione di Macfrut è già fissato per il prossimo anno: la fiera si terrà dal 20 al 22 aprile 2027.
Ortofrutta: l’indagine di Nomisma
Dai dati Nomisma - presentati nel corso del convegno inaugurale da Ersilia di Tullio Responsabile Strategic Advisor Nomisma - emerge che il settore ortofrutticolo in Italia coinvolge oltre 150mila imprese per una superficie di 887mila ettari. Il valore alla produzione è di 17 miliardi di euro, pari al 26% dell’agroalimentare italiano. L’export di ortofrutta fresca e trasformata nel 2025 è stato di 12,9 miliardi e incide del 18% sul totale dell’agroalimentare.
Negli ultimi sei anni (2020-2025) in doppia cifra è stata la crescita dell’export sia di ortaggi (+38,1%) che della frutta (+37,1%). Riguardo i mercati l’export del fresco è concentrato prevalentemente nell’Unione Europea tanto da incidere dell’83% per gli ortaggi e il 76% per la frutta. L’Italia è all’undicesimo posto mondiale nell’esportazione di ortaggi e al dodicesimo nella frutta fresca. L’indagine ha evidenziato due criticità del settore.
Anzitutto l’instabilità geopolitica che incide direttamente sulla continuità e sui costi delle catene logistiche, che per l’ortofrutta fresca sono particolarmente critiche. In secondo luogo il cambiamento climatico e le emergenze fitosanitarie che generano effetti rilevanti sulle produzioni agricole con l’ortofrutta fra le colture più esposte.

Mango e avocado: dinamiche produttive e prospettive
Negli ultimi quindici anni il comparto di mango e avocado ha registrato una trasformazione strutturale a livello globale, passando da mercati prevalentemente emergenti a segmenti consolidati dell’ortofrutta internazionale. Entrambi i prodotti mostrano una crescita costante sia nei volumi di produzione sia negli scambi commerciali, con un progressivo rafforzamento della domanda nei Paesi occidentali, in particolare in Europa.
Il mercato mondiale del mango ha superato i 60 milioni di tonnellate di produzione annua, con un incremento di circa il 50% rispetto a quindici anni fa. Anche il commercio internazionale è in espansione: le esportazioni sono aumentate in modo significativo, pur rappresentando ancora una quota relativamente contenuta rispetto alla produzione totale. L’India detiene la leadership produttiva globale con circa il 43% della produzione mondiale, ma esporta una percentuale limitata del proprio raccolto. Al contrario, il Messico si conferma il principale esportatore. In ambito europeo, il Brasile svolge un ruolo strategico, destinando alla Ue la maggior parte delle proprie spedizioni.
Le importazioni europee di mango sono cresciute in modo rilevante negli ultimi quindici anni, con un incremento superiore al 100% e un raddoppio delle quantità immesse sul mercato. Tuttavia, il settore ha mostrato anche una certa vulnerabilità agli shock climatici, come dimostrato dagli effetti di fenomeni estremi che hanno ridotto temporaneamente le esportazioni da alcuni Paesi produttori. Questo evidenzia come la stabilità dell’offerta dipenda sempre più da fattori ambientali, oltre che logistici e geopolitici. L’aumento dei costi di trasporto marittimo e aereo incide infatti in maniera significativa sulla struttura dei prezzi e sulla competitività internazionale.
Dal punto di vista strategico, il mango sta progressivamente abbandonando la dimensione di semplice commodity per assumere quella di prodotto ad alto valore aggiunto. Il mercato richiede standard qualitativi più elevati, maggiore uniformità, migliore gestione della catena del freddo e una comunicazione orientata alla differenziazione. La crescita futura dipenderà non solo dall’espansione dei volumi, ma anche dalla capacità di migliorare la percezione del prodotto, aumentare il tasso di penetrazione nei mercati maturi e consolidare filiere sostenibili.
Parallelamente, il mercato dell’avocado rappresenta uno dei fenomeni più dinamici del settore agroalimentare internazionale. Nel 2025 l’Europa ha importato circa un milione di tonnellate, confermando un trend di crescita costante. In dieci anni il consumo pro capite europeo è più che raddoppiato, passando da 0,8 kg a 1,8 kg. Anche in Italia l’evoluzione è significativa: il consumo ha superato 1,1 kg pro capite, con un’espansione marcata sia nei volumi sia nei valori di mercato.
L’analisi del mercato italiano mostra una crescita particolarmente intensa negli ultimi anni, con incrementi consistenti degli acquisti e una progressiva stabilizzazione dei prezzi. Il canale distributivo è fortemente concentrato nella grande distribuzione organizzata, che rappresenta la quota prevalente delle vendite. Dal punto di vista demografico, il consumo è trainato soprattutto dalla fascia under 34, seguita dalla fascia 55–64 anni. In entrambi i casi, le motivazioni di acquisto sono strettamente collegate a percezioni di salubrità, benessere e qualità nutrizionale. Questo elemento conferma come l’avocado sia diventato un prodotto coerente con i trend contemporanei di alimentazione salutistica.
Sul piano macroeconomico, l’Italia si colloca tra i principali importatori europei sia di mango sia di avocado, con incrementi a doppia cifra negli ultimi quindici anni. Una quota dei prodotti importati viene inoltre riesportata, segnalando un ruolo crescente del Paese come snodo commerciale. I dati evidenziano un aumento sia in volume sia in valore, con dinamiche particolarmente rilevanti nella fase 2020–2025, periodo in cui il valore dell’import ha registrato crescite molto significative, riflettendo l’incremento della domanda e il miglior posizionamento di mercato.
Un ulteriore elemento di interesse riguarda lo sviluppo produttivo nel Sud Italia, in particolare in Sicilia, dove si stanno consolidando esperienze di coltivazione di mango e avocado. Questo fenomeno è legato sia alle condizioni pedoclimatiche favorevoli sia alla necessità di diversificazione colturale. Tuttavia, i cambiamenti climatici impongono un’attenta gestione agronomica, soprattutto in termini di disponibilità idrica, adattamento varietale e gestione del rischio. In prospettiva, la costruzione di una filiera nazionale strutturata — comprendente vivaistica, produzione, logistica e commercializzazione — potrebbe rappresentare un’opportunità strategica, valorizzando qualità, prossimità e riconoscibilità del prodotto italiano.
Dal punto di vista nutrizionale e scientifico, studi internazionali evidenziano che mango e avocado possono contribuire positivamente al metabolismo dei lipidi e dei glucidi, oltre a influenzare alcuni marcatori di rischio cardiovascolare. L’inserimento nella dieta deve tuttavia avvenire in modo equilibrato, considerando il bilanciamento calorico complessivo. L’avocado, in particolare, si distingue per il contenuto di grassi monoinsaturi e fibre, mentre il mango presenta un profilo ricco di vitamine e composti bioattivi. La crescente attenzione alla salute costituisce quindi un fattore determinante nella diffusione dei due prodotti.
Infine, un ruolo cruciale è svolto dall’innovazione tecnologica nella fase di post-raccolta e trasformazione. L’adozione di tecniche a basso impatto termico, sistemi ad alta pressione, trattamenti con luce ultravioletta, plasma freddo e altre soluzioni avanzate consente di prolungare la shelf life e preservare le caratteristiche organolettiche e nutrizionali del frutto. L’evoluzione delle tecnologie di selezione, automazione e omogeneizzazione dimostra inoltre come l’aumento della domanda stia incentivando investimenti lungo tutta la filiera, dalla produzione alla trasformazione industriale.
Nel complesso, mango e avocado rappresentano oggi due asset strategici del comparto ortofrutticolo globale. La loro crescita non è soltanto quantitativa, ma anche qualitativa e strutturale: coinvolge dinamiche commerciali internazionali, innovazione tecnologica, cambiamenti nei modelli di consumo e nuove opportunità produttive nei territori emergenti, inclusa l’Italia meridionale. La capacità del sistema di integrare sostenibilità, qualità e organizzazione di filiera sarà il fattore determinante per consolidarne lo sviluppo nei prossimi anni.
Edizione più che positiva per Plant Nursery
A tracciare il bilancio sul salone dedicato all’innovazione della filiera vivaistica, coordinato da SOI (Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana) e CIVI-Italia (Centro Interprofessionale per le attività vivaistiche tra associazioni vivaistiche ed unioni dei produttori). è Luigi Catalano, coordinatore del salone e direttore del consorzio vivaistico.
Il primo workshop, “Innovazione varietale, vivaismo e TEA (tecnologie di evoluzione assistita): quali prospettive per le privative vegetali di nuove varietà”, ha rappresentato un momento di confronto tra ricercatori, breeders e vivaisti dei settori frutticolo ed orticolo sulla regolamentazione della proprietà intellettuale delle nuove tecniche di miglioramento genetico. Catalano sottolinea come «siano state discusse le grandi potenzialità delle TEA nel favorire ed accelerare i processi di miglioramento genetico, anche se non bisogna sottovalutare le difficoltà che sono ancora da affrontare e risolvere».
Il focus sul “Piano Nazionale Sementi Biologiche (PNSB): materiali di propagazione delle specie fruttifere, agrumi, olivo” ha preso spunto dalla necessità di valutare le criticità del settore al fine di limitare il ricorso allo strumento della deroga per mancanza di piante bio. Durante il seminario lo stesso Catalano ha illustrato le criticità dei dati in merito al numero dei vivai ed i volumi di materiali di propagazione bio dei fruttiferi in Italia. «Considerata la necessità di rispettare le norme obbligatorie che regolamentano il settore vivaistico, ho lanciato la proposta che la fase di coltivazione biologica sia avviata dal momento della messa a dimora del nuovo frutteto costituito con materiali di propagazione convenzionale, che garantisce certezza varietale, sanità ed assenza di organismi nocivi».
La seconda giornata ha ospitato per intero il Tropical Fruit Congress, evento coordinato da Vittorio Farina dell’Università di Palermo. In evidenza l'evoluzione delle coltivazioni di frutta esotica nel Sud Italia, Sicilia in primis. «Durante i lavori – osserva ancora Catalano - è emerso come la frutticoltura tropicale nel Mezzogiorno rappresenti oggi uno dei fenomeni più dinamici e innovativi dell’agricoltura mediterranea, capace di coniugare cambiamento climatico, nuove opportunità di mercato e avanzamento scientifico. Questa rapida evoluzione richiede però elevata competenza tecnica, gestione sostenibile delle risorse e continuo supporto della ricerca. Sono questi gli ingredienti necessari per consolidare un’opportunità colturale ed economica e non fallire a causa di scelte errate».
L'evento “Innesto e innovazione in orticoltura: dall’editing del genoma al campo” ha chiuso la programmazione del salone focalizzandosi sugli aspetti produttivi e commerciali, le nuove biotecnologie al servizio del miglioramento genetico dei portinnesti, gli aspetti agronomici e fisiologici, la tecnica di propagazione e coltivazione.
Dati, IoT e IA strategici per la frutticoltura
Raccogliere dati in tempo reale con sensori installati nel suolo e sulle colture e monitorare in maniera costante l'andamento delle produzioni e dell'ambiente circostante. Questo è possibile grazie alle tecnologie utilizzare per mezzo dell'IoT, Internet of Things, che, correlato ai dati raccolti e all'impiego dell'intelligenza artificiale, diventa un fattore strategico per le imprese ortofrutticole in termini di efficienza a 360 gradi.
Il tema è stato affrontato in occasione di un workshop organizzato all'Innovation Arena nella seconda giornata di Macfrut, organizzato con il Politecnico di Torino e l'Università di Bologna. Matteo Golfarelli, fondatore della Laurea Magistrale in Digital Transformation Management e docente di Data Driven AI all'Università di Bologna, si è soffermato sulla transizione tecnologica che il settore agricolo sta affrontando, tra chi la vive come un'opportunità e chi con timore, e sull'importanza delle modalità con cui si raccolgono i dati per ottenere risultati concreti e un abbattimento dei costi. Per gestire al meglio la transizione digitale, oltre alle competenze, serve organizzazione e una strategia che sappia integrare dati e conoscenza agronomica, ha osservato Golfarelli.
Danilo Demarchi, fondatore della Laurea Magistrale in AgriTech Engineering e docente di IoT per l’Agricoltura al Politecnico di Torino, ha illustrato esempi di innovativi sistemi di Internet of Things applicati alla raccolta di dati in campo. Demarchi ha sottolineato come non sia sufficiente raccogliere dati ma è indispensabile che siano corretti, con basi solide e che siano effettivamente utili e necessari. Già oggi sono presenti sensori che si possono “indossare” direttamente sulle piante e installarli nel suolo: sono dispositivi intelligenti e flessibili, in grado di abbassare i costi e i consumi. Il docente dell'ateneo piemontese ha illustrato alcuni esempi concreti effettuati in campo, in cui è stata prevista una diagnosi preventiva degli stress, sistemi multi-sensoriali per monitorare le foglie e il fusto della pianta, il suolo e l'ambiente.
Giorgio Alfei, Practice Director Big Data & Cloud dell'azienda Horsa Insight, ha riportato la case history di Spreafico che ha adottato una piattaforma IoT per gestire in maniera integrata i diversi sistemi e protocolli presenti nell'azienda abbattendo inefficienze, sprechi e ritardi attraverso una rete di sensori distribuiti capillarmente, a tutto vantaggio della redditività e sostenibilità.
Droni per un’agricoltura di precisione
I droni in agricoltura rappresentano il futuro per l'agricoltura di precisione e digitale, anche se sono già il presente. Il tema, complesso ma di stretta attualità, è stato affrontato in un affollatissimo e seguitissimo seminario tecnico organizzato dal Servizio fitosanitario regionale dell'Emilia-Romagna nella seconda giornata di Macfrut negli spazi dell'Innovation Arena, con il coordinamento di Stefano Boncompagni, del Servizio Fitosanitario della Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con Danilo Demarchi del Politecnico di Torino.
Patrizia Zamberletti di Hiphen-Plant ha parlato delle applicazioni reali dei droni nell'agricoltura di precisione, come si posizionano rispetto agli altri sistemi di acquisizione dati e informazioni, spiegando come il loro corretto impiego possa creare più oggettività, scalabilità, ripetibilità e tempestività nelle decisioni delle aziende. Il loro utilizzo, per esempio, può aiutare nella selezione in vivaio, nella valutazione dell'efficacia dei trattamenti per varietà, nella gestione di frutteti.
Paolo Marras di Aermatica si è soffermato sulle applicazioni dei droni nell'agricoltura 4.0 e sugli aspetti normativi che regolano l'utilizzo di questi velivoli. Marras ha spiegato il ruolo strategico che alcune tipologie di droni hanno nella distribuzione puntuale e precisa di liquidi e granulati a spaglio e che consentono di volare di notte e di evitare ostacoli grazie all'utilizzo dell'intelligenza artificiale. L'esperto ha ricordato anche la normativa che regola l'impiego dei droni, che sono considerati nella categoria degli aeromobili.
Fabio Mantovani dell'Università di Ferrara ha approfondito il tema portando alcuni esempi di sperimentazioni sul campo con la realizzazione di un velivolo compatto in grado di acquisire per ore simultaneamente dati in modo sincronizzato e controllato da remoto. Mantovani ha illustrato alcuni casi pratici di impiego tra cui il progetto Perbacco per la prevenzione della flavescenza dorata.
Paolo Gay, dell'Università di Torino e Filippo Ferro del Sistema Fitosanitario regionale dell'Emilia Romagna si sono concentrati sull'uso dei droni nella distribuzione di prodotti fitosanitari, portano alcuni risultati di sperimentazioni triennali, relative opportunità e aspetti regolatori. Gay ha ricordato lo scenario presente e futuro dei trattamenti fitosanitari con droni, spiegando il percorso normativo, dalla sperimentazione autorizzata dal ministero della Salute nel 2025, ai trattamenti in campo con i relativi passaggi burocratici e istituzionali. Sono inoltre state illustrate le sperimentazioni effettuate dall'Università di Torino sull'uva da vino, paragonando i risultati ottenuti con i droni e con trattamenti tradizionali. Ferro si è soffermato sulle sperimentazioni effettuate in diverse regioni per alcune colture tra cui vite, cipolla, pomodoro e riso.










