Melo, annata da dimenticare?

meleto
Impianto di meli
Per il settore melicolo italiano le ultime due annate non saranno certo da ricordare; e non sarà da ricordare molto probabilmente neanche la stagione commerciale che sta per iniziare

Per il settore melicolo italiano le ultime due annate non saranno certo da ricordare; e non sarà da ricordare molto probabilmente neanche la stagione commerciale che sta per iniziare. Questa volta la colpa non sarà tanto del mercato, degli equilibri (forse meglio dire squilibri), che lo caratterizzano ormai da qualche anno a questa parte, ma delle conseguenze di un clima, che soprattutto in alcune aree di Europa e d’Italia, ha giocato pesantemente la sua parte. Prima le devastanti gelate di primavera, che hanno colpito a macchia di leopardo tutti gli areali produttivi europei, e poi le pesanti grandinate di agosto, ci mettono davanti a delle condizioni di inizio stagione che non si vedevano (o forse non si sono mai viste) né in Europa, né in Italia da tempo.

Per il settore melicolo italiano, grazie all’efficiente sistema assicurativo messo in piedi negli anni, le perdite non si registreranno tanto per i singoli produttori, quanto piuttosto per l’intero sistema perché purtroppo è l’equazione “meno mele=meno lavoro” a valere. La minore offerta potrà certamente rendere il mercato più dinamico e probabilmente generare quotazioni superiori a quelle piuttosto basse degli ultimi anni. Questa stagione è tra le più difficili da interpretare: quest’anno però, vista una competizione meno aspra sui mercati, per il settore melicolo potrebbe essere l’anno giusto per creare un fronte più compatto per affrontare le debolezze del sistema – vedi l’assetto varietale, i costi strutturali, l’apertura di nuovi mercati e la necessità di un livello ancora superiore di aggregazione ed organizzazione.

Gli aspetti produttivi della stagione 2016-17
La tabella 1 presenta i dati consuntivi dal 2011 al 2017 e le previsioni per il raccolto 2017. Prima di analizzare in dettaglio le previsioni per la stagione 2017-18 e fare in merito alcune valutazioni, è utile analizzare brevemente la stagione uscente. Anche la stagione 2016-17, come la precedente, non è stata certo priva di difficoltà. La produzione 2016, seppure più bassa di quella del 2015, è stata in ogni caso particolarmente elevata e di nuovo l’equilibrio tra domanda e offerta non c’è stato. L’iniziale slancio all’inizio nell’estate del 2016 con le varietà precoci si è subito affievolito e le quotazioni si sono appiattite su livelli stabili per tutta la stagione, in modo particolare per le varietà tradizionali, tra le quali la Golden e la Red Delicious. Il decumulo della merce, a parte per le varietà nuove – che hanno fatto registrare anche nella stagione 2016-17 performance brillanti – è proceduto piuttosto regolarmente ma non in misura adeguata agli obiettivi dei produttori. Dalla primavera del 2017, quando è apparso chiaro che la produzione sarebbe stata fortemente compromessa dalle gelate, il quadro è improvvisamente cambiato ed alcune realtà produttive hanno deciso di rallentare ulteriormente le vendite, allungare la stagione commerciale e compensare sia pur marginalmente la carenza di frutti dell’autunno 2017.

Di fronte a consumi nazionali non eccezionali, le vendite all’estero hanno rappresentato come sempre un’ottima valvola di sfogo per gli operatori anche di fronte alle evidenti difficoltà pratiche nell’esportazione del prodotto, in modo particolare in Egitto, Libia ed Algeria. Come nella stagione passata, la grande produzione europea ha limitato l’ingresso di mele dall’Emisfero Sud. La stagione che si chiude non è stata quindi particolarmente soddisfacente, ma in ogni caso in leggero miglioramento per i frutticoltori, anche i termini di remuneratività, rispetto alla scorsa campagna commerciale.

Andamento della stagione in corso
L’Europa
Le stime di produzione per il 2017 (Tab. 1) prevedono uno dei raccolti di mele in Europa più bassi di sempre che dovrebbe assestarsi su 9.343.000 t. A causa delle forti gelate primaverili che hanno colpito l’Europa il 20 ed il 21 di aprile e poi ancora il 10 e 11 maggio, la produzione ha subito danni rilevanti, sia in termini di volume che di qualità.
Si prevedono riduzioni consistenti nei maggiori paesi produttori: in Polonia si registra un calo del 29% che porterebbe la produzione a 2.870.000 t, in Francia, con una diminuzione dell’8%, il raccolto dovrebbe essere di poco al di sotto del 1.400.000 t, ed in Italia, dove la perdita stimata è del 23%, la produzione sarebbe tra le più basse di sempre a 1.757.000 t. Tra i Paesi maggiormente colpiti ci sono la Germania, con una perdita prevista del raccolto del 46% e una previsione di produzione di 555.000 t, il Belgio e l’Olanda con un calo stimato rispettivamente del 68% e del 26%. Per il secondo anno consecutivo sono state duramente colpite l’Austria, dove la produzione resta ancora lontana dalla media degli anni precedenti, e la Slovenia, dove il raccolto è stato praticamente azzerato. Nella medesima area, invece, l’Ungheria sembra non aver subito conseguenze dalla grande ondata di gelo che ha colpito l’Europa, con una produzione superiore del 26% a quella della scorsa stagione, ma vicina al potenziale di questo Paese. Conseguenze meno negative dovrebbero esserci per il Sud dell’Europa, dove a parte la stima di aumento produttivo del 19% per il Portogallo, si registra segno meno anche per Grecia (-10%) e Spagna (-4%). I frutti di alcune varietà potrebbero essere di calibro inferiore, ma anche presumibilmente di qualità esteriore più bassa per danni da rugginosità tipicamente legati al freddo. Nel corso dell’estate le grandinate che hanno interessato alcune aree produttive hanno ulteriormente infierito su una produzione già in buona parte compromessa.
In generale, quindi, la quota di mele destinate al consumo fresco sarà largamente inferiore a quella dello scorso anno e alla media degli anni precedenti, con una quota di raccolto che verrà destinata alla trasformazione ancora difficile da stimare, ma sicuramente superiore alla media alla luce dei numerosi eventi grandigeni che hanno colpito l’Europa e soprattutto i principali areali produttivi italiani.

L’Italia
Per l’Italia si prevede un raccolto di 1.756.776 t, inferiore di ben il 23% rispetto a quello del 2016. Tutte le regioni italiane sono state colpite dalle gravi gelate della fine di aprile, nel momento in cui i meleti erano in piena fioritura. Il Trentino è sicuramente la zona produttiva più duramente colpita dove ci aspetta un calo, a raccolta in conclusione, tra il 55 e il 60%. Anche alcune aree dell’Alto Adige hanno subito danni con un calo produttivo previsto in origine intorno al 7% rispetto alla scorsa stagione, ma che potrebbe essere superiore a consuntivo. Infine, seppur in misura inferiore e a macchia di leopardo, tutte le regioni produttrici italiane, dalla Valtellina al Piemonte passando per il Veneto ed il Friuli, con l’eccezione della sola Emilia-Romagna, hanno subito danni rilevanti e per loro si prevede un calo produttivo generale del 17%.
Le dinamiche varietali sono illustrate nella tabella 3. Vista l’area geografica colpita dalle gelate, la varietà che subirà un pesante calo della produzione sarà certamente la Golden Delicious – per la quale si stima una riduzione di almeno il 36%. Calano praticamente tutte le varietà e, tra le tradizionali, quelle con riduzioni importanti sono Red Delicious (-20%), Gala (-14%) e Granny Smith (-11%), Braeburn (-16%) e Renetta del Canada (-80%). Perdite inferiori sono invece previste per Cripps Pink (-10%) e Fuji (-5%). Scendono di poco (-6%) tutte le cosiddette “altre varietà” che comprendono anche le varietà nuove e club.
Per l’Italia, la quota di mele destinate alla trasformazione salirà intorno al 18-20% del totale (danni da grandine, ecc), mentre negli scorsi anni è stata intorno al 10-12 %.

Cosa accade negli altri Paesi
Viste le interazioni commerciali tra i diversi sistemi produttivi e i possibili impatti sulle quotazioni del prodotto, è necessario valutare anche l’evoluzione della produzione nel mondo (Tab. 4). Canada, Stati Uniti, Russia, Messico e Ucraina prevedono un abbassamento della produzione. Per gli Stati Uniti, dopo il raccolto abbondante del 2016 (5.114.000 t), si prevede una produzione inferiore dell’8% che quindi dovrebbe assestarsi sulle 4.728.000 t. Per il Messico, si prevede un forte calo di almeno 200.000 t. rispetto alla produzione dello scorso anno, mentre invece per la Turchia, la stima prevede il raccolto più grande di sempre a 3.281.000 t. La Cina, per i quali i dati sono solo tendenziali, anche se forniti questa volta direttamente dal Ministero dell’Agricoltura cinese, dovrebbe raggiungere una produzione molto simile a quella dello scorso anno e dunque superiore alle 43 Ml t.
La disponibilità di mele nel mondo per la stagione 2017-18 risulta inferiore all’anno precedente (71.322.000 t. vs. 74.715.000 t).

II ruolo dell’Emisfero Sud
Nel corso della stagione 2016-17 i Paesi dell’Emisfero Sud hanno incrementato le loro esportazioni verso aree diverse dall’Europa, sempre meno attrattiva a causa dell’elevata produzione degli ultimi anni non particolarmente favorevole per l’export verso il vecchio continente. Viste le stime produttive per questa stagione e dunque la conseguente diminuzione di disponibilità di prodotto in Europa, si può prevedere fin da ora un aumento dei volumi di mele dell’Emisfero Sud destinate all'Europa ed altri Paesi del nostro emisfero.

L’export italiano si fa strada oltre l’Europa
Il sistema melicolo italiano ha dimostrato ancora una volta di saper reagire alle difficoltà dei mercati differenziando i mercati di destinazione. La campagna commerciale 2016-17 di esportazione di mele si è chiusa, infatti, superando 1 Ml t, seconda solo al già elevato volume della stagione 2014-15 e in crescita (+4%) rispetto alla stagione trascorsa. Circa il 65% del volume totale è stato destinato ai Paesi dell’Ue a 28, con Germania e una sempre più ricettiva Spagna che guidano la classifica dei Paesi importatori. Sebbene le esportazioni verso il Nord Africa abbiano subito una pesante battuta d’arresto, i volumi inviati verso i Paesi extra Ue sono aumentati sensibilmente. Sono cresciute le spedizioni verso il Sudamerica, in particolare Brasile e Colombia, e verso il Canada. Sono raddoppiate anche le esportazioni nei Paesi dell’Estremo Oriente, maggiormente assorbite dall’India e in misura minore da Hong Kong.

Ancora una volta, per il sistema italiano l’export ha dimostrato di essere una valvola di sfogo fondamentale. Rispetto ad un situazione ferma da diversi anni, nel settembre 2017 hanno fatto buoni passi avanti i negoziati per l’apertura del Vietnam e di Taiwan alle mele italiane. A questi paesi si aggiungerà a breve un negoziato per la Thailandia. Con questi tre Paesi si apriranno nuove e concrete prospettive nel Sud-Est asiatico, area di enorme potenzialità, che potranno parzialmente compensare il deficit di potenziale esportativo conseguente alla difficile situazione politico-economica di alcuni paesi tradizionali importatori di mele italiane, in modo particolare in Egitto, Libia ed Algeria, oltre alla Russia ferma ormai da diversi anni.

Conclusioni
Forse mai come quest’anno i dati di previsione di produzione sono in grado di darci un quadro di riferimento così chiaro e definito per la stagione entrante. Il volume di mele disponibile nella zona comunitaria, dopo tre anni consecutivi di raccolte record, si riduce drasticamente. Il calo è netto e colpisce tutti gli Stati Europei, in modo particolare i due principali produttori, Polonia e Italia, ma anche Francia, Germania e Benelux. È presumibile che, vista la disponibilità inferiore di prodotto, i prezzi saliranno rispetto a quelli delle non entusiasmanti stagioni precedenti, ma gli operatori dovranno lavorare accuratamente per gestire il prodotto nel migliore dei modi e garantire una fornitura quanto più regolare possibile. Sarà importante calibrare i programmi di vendita in maniera da non generare aspettative di prezzo eccessive e controllare la qualità del prodotto destinato al mercato fresco.

Visto il calo di prodotto europeo, è probabile che le vendite dei produttori Ue si concentreranno più sul continente e meno verso i Paesi terzi, che nelle ultime stagioni hanno funzionato come utilissima valvola di sfogo ad una abbondante produzione. Come già sottolineato, potrebbero riprendere vigore nel finale di stagione le importazioni dai Paesi dell’Emisfero Sud, a livelli molto bassi negli ultimi anni, sebbene il tasso di cambio non sia particolarmente favorevole per gli operatori dei Paesi terzi. Nonostante la perdita di prodotto sia evidente, bisogna comunque considerare la buona disponibilità di varietà nuove, che si sono mostrate particolarmente apprezzate dai consumatori e che potrebbero dare soddisfazioni ancora maggiori.

Si riportano le stime sull’incidenza delle nuove varietà in cinque mercati europei formulate dall’”European Panel Data”; questi segnali sono molto significativi e sostengono la urgenza di investimenti ancora più decisi verso le novità varietali.
L’organizzazione del settore, in questa stagione più che mai, dovrà dare prova di sapersi muovere in un mercato dai contorni particolarmente incerti, gestendo al meglio il prodotto e le risorse a propria disposizione. Buone prospettive sono segnalate per il prodotto da industria, da considerare per evitare la vendita di frutti di bassa qualità sul mercato del “fresco”.

Nel contesto di questa annata particolare va per una volta citato il ruolo del sistema assicurativo e dei Consorzi di difesa, che in diversi contesti produttivi dove l’assicurazione del raccolto è una tradizione consolidata, saranno in grado di sostenere adeguatamente le aziende frutticole private del loro reddito. Ed è proprio in una stagione commerciale “particolare” come questa, in cui presumibilmente diminuirà la pressione nei mercati terzi, che potrebbe essere utile lavorare insieme e prepararsi al meglio per le stagioni prossime.
In vista di campagne commerciali future molto simili a quelle precedenti al 2017, con raccolte consistenti e difficoltà nel trovare sbocchi commerciali, l’export rimane fondamentale per gli operatori italiani che devono essere sostenuti quanto più possibile nell’apertura di nuovi canali in paesi fino ad ora preclusi agli scambi commerciali del settore. Non va dimenticato, infatti, che il prolungamento della chiusura del mercato russo, la instabile situazione economica e politica nei principali Paesi Nord Africani e la difficoltà nell’aprire nuovi sbocchi commerciali, hanno rappresentato seri ostacoli durante la stagione commerciale appena conclusasi.

In una ottica di lungo periodo, bisognerà certamente continuare a lavorare per favorire una produzione sostenibile, insistendo nell’investire in ricerca ed innovazione in maniera da rispondere con visione ed intelligenza alla domanda sempre di sicurezza ambientale e sistema socio-economico.

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