Colture tropicali in clima mediterraneo, ecco il mango “made in Italy”

frutti di mango
Frutti di mango della varietà Irwin.
Una specie accreditata di ampie possibilità di successo grazie alla vocazionalità già accertata di alcune aree siciliane e alla crescita dei consumi. La qualità elemento essenziale nel favorire la fidelizzazione degli acquirenti in alternativa ai prodotti importati, tendenzialmente immaturi.

L’introduzione di specie arboree da frutto di origine tropicale e sub-tropicale in Sicilia non è nuova, ma, negli ultimi anni, si assiste ad un vero e proprio proliferare delle superfici investite sulle fasce costiere dell’isola. Tra le diverse specie che gli agricoltori stanno mettendo in coltura, il mango (Mangifera indica L.) è sicuramente la più interessante. Il suo frutto, che fino a qualche tempo fa era noto agli affezionati dei mercati di nicchia e ai frequentatori di Paesi esotici, ma praticamente sconosciuto ai più, nel giro di poco tempo ha conquistato un posto stabile sulle nostre tavole, tanto che oggi è facile trovarlo sia in grande distribuzione che sui mercati locali. L’interesse per questo frutto tropicale, così ricco di aromi e sapori, è legata anche ai ben noti effetti salutistici e nutrizionali.
Per far fronte a questa impennata dei consumi il mercato europeo ha risposto ricorrendo principalmente all’importazione di frutti dai Paesi produttori in Africa e America Latina che, per resistere ai lunghi trasporti, devono essere raccolti praticamente verdi, risultando spesso poco serbevoli al momento del consumo. I frutti coltivati in Sicilia, potendo raggiungere in 24-48 ore i più importanti mercati europei, vengono lasciati maturare sull’albero e raccolti in prossimità del momento di consumo con innegabili vantaggi in termini di gusto, succosità e aroma. La coltivazione di questo fruttifero, estraneo alle nostre tradizioni colturali e culturali, presuppone precise risposte sulla fattibilità di nuovi impianti e indicazioni per far apprezzare appieno il frutto al consumatore.
Mango siciliano: punti di forza
Secondo i dati statistici della Fao, oggi la superficie mondiale interessata dalla coltura del mango è di quasi 5 milioni di ha, con una produzione di circa 37 milioni di t con i più ampi investimenti in termini di superfici nei Paesi asiatici e in Sud America. È un monopolio commerciale che da qualche decennio si assottiglia sempre più. Paesi come Israele, Egitto, Spagna e Italia, quest’ultima con la sola Sicilia, stanno assumendo un ruolo sempre più di primissimo piano nella produzione di frutti di qualità nel Mediterraneo grazie ad una progressiva specializzazione degli impianti, in termini di scelte varietali e tecniche di conduzione agronomica.
In Sicilia le superfici interessate dalla coltura del mango si trovano soprattutto nella zona costiera settentrionale dell’isola, poiché questa presenta un pedoclima molto vocato, e in parte sulla costa ionica settentrionale. Queste aree ricadono principalmente nei comuni di Balestrate, in provincia di Palermo, di Caronia, Sant’Agata di Militello, Milazzo ed Acquedolci, in provincia di Messina, e nel territorio di Fiumefreddo di Sicilia in provincia di Catania (Fig. 1), ma la coltura è in continua espansione anche in molte aree limitrofe.
È importante sottolineare come il mango siciliano sia già conosciuto ed apprezzato a livello dei mercati comunitari dei principali Paesi Nordeuropei; conferma ne è il fatto che la quasi totalità della produzione isolana è esportata nell’area Ue, mentre solo i frutti di seconda scelta vengono venduti nell’isola o acquistati direttamente dalle comunità indiane locali e, in parte, rivenduti nei mercati locali e in quelli storici palermitani (Columba et al., 2012). Il successo del mango siciliano in Europa è legato alla qualità del frutto al momento del consumo. Artefici di questo successo sono la vocazionalità ambientale delle aree dove viene coltivato e la vicinanza con i mercati europei: il mango viene raccolto allo stadio di maturazione più idoneo in termini di colore, contenuto zuccherino e succosità, allungandone la permanenza in pianta compatibilmente con la consistenza della polpa. È facile immaginare come la maturazione in pianta si traduca in frutto più colorato, profumato, succoso e ricco di gusto (Farina et al., 2013; Mazzaglia et al., 2010). Il prodotto siciliano è, quindi, in grado di confrontarsi in maniera vincente con i frutti importati che, raccolti verdi e sottoposti a lunghi viaggi per giungere sul mercato, spesso non convincono il consumatore arrivando a provocare anche una sua disaffezione all’acquisto.
Non mancano però, alcune criticità nella coltivazione di questa specie nei nostri ambienti caratterizzati da clima mediterraneo-subtropicale. Il mango, pur adattandosi bene alla fascia climatica presente sulle coste tirreniche dell’isola e crescendo bene in terreni sciolti a prevalente tessitura sabbiosa, teme temperature invernali inferiori a 2°- 4° C in funzione dell’età della pianta e della varietà. In queste aree costiere si è fatto ricorso con risultati interessanti all’uso di frangivento e alla protezione delle piante, nelle stagioni più fredde, con coperture individuali, avvolgendo la chioma con tessuto non tessuto (Tripodo et al., 2015) in modo da conservare intatti i germogli a vantaggio di una rapida crescita vegetativa e della formazione del futuro scheletro (Fig. 2).
Nelle aree vocate sono presenti diverse varietà i cui frutti maturano tra la fine di agosto e la prima settimana di novembre (Calabrese et al., 1999). Apre il calendario la cv Glenn, che matura nel mese di agosto, e lo chiude Keitt, che arriva sulle nostre tavole a novembre. All’interno di questo periodo maturano Tommy Atkins, Irwin, Kent, Kensington Pride, Maya, Osteen e Van Dike. Le cultivar Kensington Pride e Maya provengono, rispettivamente, da Australia e Israele; il restante panorama varietale è rappresentato da varietà originate dalla selezione genetica svolta in Florida.
Anche se il calendario di maturazione in Sicilia è già ampio, potendo contare già su molte cultivar, oggi sono in prova nuove introduzioni varietali (Farina et al., 2016). L’ampliamento del calendario di maturazione è finalizzato ad offrire sul mercato un ventaglio di caratteristiche qualitative (gusto, aroma, colore e forma del frutto) estremamente variegato, e a diversificare l’offerta rispetto ai Paesi concorrenti, Spagna tra tutti. Tutte le nuove introduzioni varietali vengono studiate negli ambienti vocati siciliani mettendo in relazione gli stadi fenologici con gli andamenti termici stagionali e valutandone le “performance” vegeto-produttive (La Mantia et al., 2015).
L’albero
Il mango è una pianta tropicale arborea sempreverde, originaria della regione Indo-Burmese, che negli ambienti nativi raggiunge dimensioni maestose, tanto da essere coltivato con sesti molto ampi, fino a 10x10 m. In Sicilia, in condizioni di clima mediterraneo-sub-tropicale, le piante mantengono una taglia più ridotta permettendo distanze comprese tra 5x4 e 6x6 m (Figg. 4, 5), variabili in funzione della vigoria della cultivar: sesti più stretti, utilizzabili per aumentare le rese per ettaro nei nostri ambienti, sono ancora in fase di sperimentazione. Essendo comunque una pianta la cui produzione è principalmente concentrata sulla parte esterna della chioma, si prediligono, comunque, sesti più ampi per favorire l’illuminazione della vegetazione e forme di allevamento piuttosto libere lasciando che la pianta assuma una struttura naturalmente globosa.
L’infiorescenza (Fig. 6) è una pannocchia ramificata che produce tra 200 e 10.000 fiori di sesso maschile o ermafroditi, entrambi fertili. Essendo il mango una pianta auto-fertile, non è necessaria l’impollinazione incrociata. I frutti sono drupe grandi e carnose contenenti uno o più embrioni il cui peso può variare dai 200 ai 2.000 g, con valori che nei nostri ambienti raggiungono una media di 350-500 g/frutto (Fig. 7), secondo la varietà (La Mantia et al., 2015), così come l’epicarpo che può presentarsi verde, giallo o rosso con sfumature viola, privo o provvisto di lenticelle (Figg. 8 e 9).
La polpa presenta sapore dolce e moderatamente acido e può avere tessitura più o meno fibrosa, spesso con sentore di trementina, aroma caratteristico del mango in grado di influenzare le preferenze del consumatore (Piva et al., 2012). Altri parametri importanti e caratteristici ai fini della valutazione commerciale del frutto sono quelli riguardanti il peso della polpa, della buccia e del seme. Maggiore è l’incidenza di questi ultimi due elementi, minore, di conseguenza, sarà la quantità della polpa, che costituisce la parte edibile del frutto (Fig. 10).
Per quanto riguarda il contenuto in solidi solubili, si è potuto osservare come nei frutti prodotti in Sicilia questi si attestano mediamente in un “range” compreso tra 14 e 16 °Brix, con punte di 18,9 °Brix, mentre l’acidità titolabile varia su valori compresi tra poco meno di 4 e poco meno di 6, che contrastano bene il contenuto in solidi solubili (Fig. 11). La percentuale di SST evidenza valori molto elevati rispetto ai frutti importati che si trovano in commercio e ne decreta un più equilibrato rapporto SST/AT e, conseguentemente, una elevata serbevolezza.
Bisogna sempre tenere conto che questa è una delle prerogative fondamentali per il consumatore in quanto la percentuale di solidi solubili totali in rapporto con l’acidità titolabile ci permette di quantificare la sensazione di dolce del frutto. Dall’analisi del rapporto tra solidi solubili e acidità titolabile si può notare come tutte le cv hanno valori piuttosto elevati (Fig. 11). Considerando che il giudizio finale sulla qualità del frutto spetta al consumatore, risultano utili “panel test” e “consumer test” in grado di guidare le scelte colturali, anticipando le preferenze degli utenti finali (Mazzaglia et al., 2010; Mazzaglia et al., 2012), oltre che test edonistico-affettivi presso grande distribuzione organizzata, e “focus group” (Columba et al., 2012). L’aroma, insieme al “flavour”, ricchissimi di sentori fruttati e floreali, sono uno dei fattori che muove il consumatore all’acquisto di questo frutto.
Molto ancora c’è da fare per migliorare la filiera del mango siciliano come, ad esempio, la conservazione post-raccolta, visto che le basse temperature causano danni al frutto e non è consigliabile scendere sotto la soglia degli 8°C (Farina et al., 2012). Per questo si stanno applicando tecniche alternative come l’uso di inibitori dell’etilene (1-MCP) (Liguori et al., 2017) e il “packaging” in atmosfera modificata (MAP) (Liguori et al., 2016b). Ulteriori studi mirano alla definizione del contenuto delle componenti nutraceutiche quali polifenoli, carotenoidi, vitamina C, compresa la capacità antiossidante totale della polpa e del succo dei frutti e la preparazione di prodotti di IV gamma a base di mango (Farina et al., 2012),
Conclusioni
La diffusione del mango in Sicilia prospetta ampie possibilità di successo. La coltivazione di questo fruttifero di origine tropicale, estraneo alle tradizioni colturali dei nostri agricoltori e tecnici presuppone, come detto, precise risposte sulla fattibilità di nuovi impianti e sulle modalità di conduzione agronomica. Al contempo, è necessario avvicinare e guidare i consumatori all’uso di un frutto apparentemente distante dalle nostre consuetudini alimentari. Oggi il mercato risulta più propenso ad accogliere frutti di provenienza esotica e le potenzialità potrebbero essere ancor più ampie se si pensasse ad una produzione siciliana con un “brand” identificabile e univoco, finalizzata non solo al mercato locale, ma anche a quello nazionale e a quello internazionale.
Ringra

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