Il portinnesto da solo non basta a risolvere il problema morìa

moria kiwi bounty 71
Sito affetto da morìa con sintomi visibili sulla chioma
Il Bounty 71, proposto come soluzione nei siti devastati dalla fisiopatia, non sempre conferma le sue buone performance, soprattutto nei casi in cui non è stata modificata la gestione agronomica e irrigua

La morìa del kiwi ha causato gravi danni economici in quasi tutte le aree di coltivazione di questa coltura, spingendo i ricercatori e i tecnici ad intensificare le attività di studio e sperimentazione finalizzate alla ricerca di soluzioni, sia attraverso le tecniche di gestione del suolo e dell’acqua, sia attraverso l’individuazione di portinnesti adatti ai terreni pesanti con problemi di drenaggio.

Il portinnesto svolge una funzione importante nel superare o attenuare gli effetti degli stress biotici ed abiotici (tabella 1) e il corretto abbinamento con le cultivar contribuisce al successo dell’impianto e garantisce l’investimento.

Tab. 1 - Le principali caratteristiche dei portinnesti attualmente utilizzati nelle principali aree di coltivazione dell’actinidia a livello mondiale

HAYWARD D1 BRUNO BOUNTY 71
Terreni pesanti con problemi di drenaggio * * * ***
Calcare attivo * ** * *
Nematodi galligeni ** ** ND *
Preudomonas viridiflava e PSA ** ** ** *
Vigoria ** ** *** *
Anticipo germogliamento, fioritura e raccolta ND ND 0 5 giorni circa

(*sensibile/poco vigoroso; **mediamente sensibile/media vigoria; ***tollerante/vigoroso)

La diffusione della morìa e del Bounty 71

L’actinidia è fra le poche specie da frutto per la quale, fino a circa 20 anni fa, si disponeva di una sola cultivar a livello commerciale (Hayward) e non si ravvisava la necessità di introdurre nuovi portinnesti, ad eccezione del D1.

Negli ultimi 20 anni, gli obbiettivi della ricerca, in particolare quella finanziata dai privati, sono stati volti principalmente al miglioramento genetico per la costituzione di cultivar a polpa gialla e bicolore, in modo da ampliare l’offerta sul mercato e far fronte all’emergenza della batteriosi Psa attraverso la selezione di cultivar meno sensibili.

La quasi totalità degli impianti di actinidia a polpa verde nell’emisfero Nord è costituita da piante autoradicate propagate in vitro (micro-talea in ambiente controllato) oppure da talee radicate in serra, mentre in Nuova Zelanda gli impianti sono quasi tutti innestati su semenzali derivanti da semi della cultivar Bruno.

La fisiopatia, nota come morìa del kiwi, osservata in Italia a partire dal 2012, ha distrutto diverse migliaia di ettari, sia di impianti di Hayward, sia di altri con le cultivar a polpa gialla, mettendo in crisi l’intera filiera (vedi il crollo della produzione dell’actinidia a polpa verde negli ultimi 10 anni). Tale fisiopatia ha accelerato l’introduzione e la diffusione, particolarmente in Italia, del portinnesto Bounty 71 (A. macrosperma), ottenuto in Cina, introdotto in Nuova Zelanda nel 1997 e, successivamente, in Europa nel 2016.

Questo portinnesto non è brevettato e risulta, quindi, di libera propagazione. È stato sperimentato in Nuova Zelanda per diversi anni ed è stato utilizzato soltanto in alcune aree caratterizzate da terreni pesanti con problemi di drenaggio, con la finalità di estendere la coltivazione dell’actinidia anche in terreni non vocati.

I primi campi costituiti in Italia con piante innestate su Bounty 71 hanno dato risultati interessanti, in particolare negli impianti che presentavano sintomi di morìa.

Cosa considerare per scegliere un portinnesto

Come per tutte le altre specie arboree da frutto, la scelta del portinnesto va effettuata sulla base di:

  • caratteristiche del suolo (struttura, fertilità, profondità, caratteristiche idrologiche, presenza di nematodi e altri patogeni),
  • vigoria ed epoca di maturazione della cultivar,
  • distanze di impianto,
  • esigenze in freddo della cultivar,
  • fertilità delle gemme,
  • produttività,
  • qualità del prodotto.

Vigoria

Piante di actinidia a polpa gialla e verde innestate su Bounty 71 in piena produzione sono risultate meno vigorose rispetto a quelle innestate su Bruno. Tale caratteristica, molto importante, va presa in considerazione al momento della scelta delle distanze di impianto e della forma di allevamento.

Come per tutte le altre specie arboree da frutto, in caso di utilizzo del portinnesto Bounty 71 si dovranno ridurre le distanze di impianto, aumentando il numero di piante per ettaro rispetto agli altri portinnesti.

Tolleranza al ristagno idrico

Il portinnesto Bounty 71 è risultato il più adatto nei confronti dei terreni pesanti con problemi di drenaggio.

Uno dei meccanismi di tale tolleranza probabilmente riguarda la particolare conformazione dell’apparato radicale, la rapida colonizzazione del volume di suolo a sua disposizione e la sua capacità di emettere, in condizioni asfittiche, nuove radici negli strati superficiali del suolo.

In Nuova Zelanda questo portinnesto viene utilizzato principalmente per estendere la coltivazione dell’actinidia anche in terreni non perfettamente vocati per tale specie, mentre nei terreni vocati si continuano ad utilizzare piantine da seme della cultivar Bruno.

Bounty 71 è stato introdotto nelle varie aree di coltivazione italiane da circa 5-6 anni, in particolare nelle aziende con problemi di morìa, confermando la sua tolleranza al ristagno idrico. Questo portinnesto è in grado di tollerare condizioni di eccesso idrico mantenendo più a lungo un’attività fisiologica senza riduzioni significative.

Da un punto di vista pratico, tale caratteristica è molto importante per permettere all’imprenditore di correggere eventuali errori di gestione idrica e/o superare momentanee situazioni di eccesso idrico durante la stagione irrigua. Se la condizione di eccesso idrico diventa prolungata, con il conseguente innalzamento della falda freatica, si innesca un processo di declino fisiologico che, sebbene per il Bounty 71 sia più lento rispetto ad altri portinnesti, determina comunque i classici deperimenti della morìa, con fenomeni di marcescenza delle radici.

Calcare attivo

L’actinidia esprime il suo massimo potenziale produttivo nei suoli sub-acidi (pH 5-6,5), fertili (sostanza organica >4%), ben strutturati e in aree caratterizzate da temperature massime non superiori ai 30 °C durante il ciclo vegeto-produttivo.

Tutte le specie di actinidia sono sensibili a valori di calcare attivo superiori a 5. Le più sensibili sono le cultivar a polpa gialla (Actinidia chinensis var. chinensis). Infatti, delle cultivar a polpa gialla attualmente diffuse sul mercato nessuna viene utilizzata senza il portinnesto, mentre gli impianti con la cultivar Hayward sono quasi tutti costituiti da piantine autoradicate.

All’interno della specie Actinidia chinensis var. deliciosa, la selezione D1 (maschio vigoroso costituito da Vitroplant) presenta una maggiore tolleranza al calcare attivo rispetto ad Hayward, mentre Bounty 71 sembra avere la stessa sensibilità dell’Hayward.

Nematodi galligeni

Sono ben noti gli effetti negativi che provocano i nematodi sull’efficienza dell’apparato radicale e, di conseguenza, sulla crescita e produttività delle piante di actinidia. Tale effetto negativo è più evidente nei terreni poveri, superficiali e in quelli con problemi di drenaggio.

È possibile notare il fenomeno già nei primi anni di sviluppo delle piantine, ma il danno è notevole in particolare negli impianti in piena produzione e negli ambienti caratterizzati da elevata domanda evapotraspirativa.

A causa della riduzione della superficie radicale utile, dovuta alla perdita di attività in corrispondenza delle galle, è necessaria una gestione accurata dell’irrigazione e della nutrizione, in modo da assicurare l’assorbimento dell’acqua e degli elementi minerali ed evitare l’instaurarsi di stress idrici dovuti non alla mancanza di acqua, ma alla ridotta superficie radicale utile per l’assorbimento (rapporto superficie radicale sana/superficie fogliare). Bounty 71 risulta molto più sensibile di Hayward agli attacchi dei nematodi galligeni.

moria kiwi bounty 71
Bounty 71 risulta più sensibile ai nematodi galligeni rispetto ad altri portinnesti

Pseudomonas viridiflava e PSA

Dai lavori pubblicati e consultati il Bounty 71 risulta più sensibile alla batteriosi Pseudomonas viridiflava (flower bud rot) e tale sensibilità viene trasmessa anche al nesto.

Per quanto riguarda la sua sensibilità nei confronti della Psa, le informazioni sono contrastanti, essendo presenti alcuni studi che lo indicano più sensibile rispetto al portinnesto Bruno e altri che riportano una sensibilità simile a quella di Bruno e Hayward.

Epoca di germogliamento

I portinnesti spesso hanno un effetto sulle epoche di germogliamento, fioritura e maturazione. Con varietà a maturazione precoce e in ambienti senza rischio di gelate primaverili, si consigliano abbinamenti portinnesto/cultivar capaci di accentuare tale effetto di precocità.

Un anticipo, anche di pochi giorni, in diverse specie da frutto è molto utile in particolare dal punto di vista economico (albicocco, pesco, nettarine, ciliegio ecc.), in quanto comporta prezzi di vendita molto più elevati.

Piante di actinidia a polpa verde e gialla innestate su Bounty 71 a confronto con quelle innestate sul portinnesto Bruno hanno presentato un anticipo di germogliamento di circa una settimana, maggiore percentuale di schiusura delle gemme e maggior numero di fiori per gemma. È stato ipotizzato che tale effetto sia dovuto ad una minore esigenza in freddo del portinnesto Bounty 71, che ha trasmesso tale caratteristica anche al nesto. Un dato interessante per le cultivar a polpa verde (e qualche cultivar a polpa gialla) ad elevato fabbisogno in freddo che in molti ambienti italiani non riescono a soddisfarlo.

Bisogna stare attenti a non utilizzare tale portinnesto negli ambienti caratterizzati da abbassamenti termici primaverili e, in particolare, con le cultivar a polpa gialla a basso fabbisogno in freddo e con fioritura precoce.

Inoltre, una maggiore fertilità (numero di fiori x gemma dormiente) e un maggior numero di gemme schiuse in molti ambienti italiani comporterebbe maggiori costi per il diradamento. Le cultivar a polpa gialla attualmente sul mercato (ad eccezione di una) hanno basse esigenze in freddo, elevata percentuale di schiusura delle gemme ed elevata fertilità, con elevatissimi costi per il diradamento dei boccioli fiorali e dei frutticini.

Il raggiungimento dei parametri di maturazione in anticipo di una settimana dei frutti delle piante innestate su Bounty 71, rispetto a quelle innestate sul Bruno, rappresenterebbe un vantaggio per le cultivar precoci (con raccolta a settembre), in quanto in quel periodo i prezzi sono elevati, essendo presente sul mercato solo il prodotto dell’emisfero Sud.

Prima le sperimentazioni

moria kiwi bounty 71
Impianto di Actinidia chinensis (a polpa gialla) innestata su Bounty 71 al 6° anno, con presenza di declino fisiologico. Particolare di radici con sintomi evidenti di imbrunimenti ed assenza di capillizio

I dati disponibili in bibliografia e riportati in questa nota sono molto pochi e si riferiscono quasi interamente all’ambiente neozelandese, molto diverso da quello italiano non soltanto dal punto di vista dei suoli (suoli fertili con elevatissimo contenuto in sostanza organica, ben strutturati e con pH tra 5 e 6,5), ma anche da quello climatico (bassa domanda evapotraspirativa, piogge frequenti anche durante il periodo di primavera-estate, temperature massime che raramente superano i 30 °C).  In generale, per l’introduzione di nuovi portinnesti è necessaria una sperimentazione pluriennale (almeno fino all’entrata in piena produzione delle piante) per valutare il comportamento vegeto-produttivo in combinazione con le diverse cultivar e le condizioni pedoclimatiche delle varie aree di coltivazione.

Il rapido diffondersi del portinnesto Bounty 71 in Italia da una parte è giustificato dall’emergenza morìa, dall’altra, però, presenta numerosi aspetti controversi e ancora da definire. Al fine di garantire tutti gli investitori della filiera vi è la necessità di una sperimentazione seria e programmata, che porti ad una validazione dei dati con rigore scientifico.

La mancanza di conoscenze sperimentali porta a consolidare informazioni che possono essere sito-specifiche e, alcune volte, anche solo opinioni. Il Bounty 71, proposto come soluzione nei siti devastati dalla “morìa”,  nei casi in cui non è stata modificata la gestione agronomica, in particolare quella irrigua, in presenza di eccessi idrici manifesta un lento declino fisiologico. La mancanza di informazioni potrebbe portare a scelte errate e non permettere di valorizzare le caratteristiche positive del portinnesto (es. la sua capacità di sviluppo in terreni pesanti). La scelta del portinnesto deve essere molto oculata e deve considerare le caratteristiche pedoclimatiche del sito d’impianto. Sbagliare portinnesto vuole dire ridurre la produttività e, in casi estremi, dover rifare il frutteto, con un enorme aggravio di costi d’investimento a carico degli imprenditori agricoli.

Leggi l'articolo pubblicato sulla rivista di Frutticoltura e Ortofloricoltura n.7/2023

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Il portinnesto da solo non basta a risolvere il problema morìa - Ultima modifica: 2023-09-19T15:15:22+02:00 da Elena Barbieri

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