Italia vs Spagna, in balia di clima e mercati ci salviamo con la qualità

qualità fragola
La campagna della fragola 2018-2019 in Italia è iniziata bene: l’andamento climatico mite di novembre e dicembre ha consentito un soddisfacente sviluppo vegetativo delle piante

Nelle aree siciliane le piante “cime radicate” di Florida-Fortuna hanno raggiunto una notevole precocità di maturazione, abbinata ad un buon flusso produttivo già da novembre, diventando significativa durante le festività natalizie e consentendo dunque una discreta remunerazione per i produttori. Anche in altre aree del Sud, dove questa tecnica di coltivazione è adottata su modeste superfici, l’obiettivo di produzioni extra-precoci è stato centrato con successo.

Le condizioni climatiche favorevoli hanno poi consentito l’ottimale sviluppo anche delle piante fresche “a radice nuda”, utilizzate in tutte le principali aree fragolicole meridionali. In Basilicata e Campania, infatti, si è registrato un anticipo di maturazione rispetto ad altre annate e la raccolta è iniziata, seppur con quantitativi modesti, a gennaio. Nella seconda metà di gennaio e, di seguito, nel mese di febbraio, è stato registrato un andamento climatico piuttosto freddo, con temperature che hanno rallentato la crescita delle piante (sebbene senza danni da gelo come nel 2017) e ridotto la fioritura. Questo andamento, unito alla scarsa luminosità, ha determinato l’entrata in quiescenza delle piante fresche “a radice nuda” che si sono comportate in un modo del tutto simile alle piante frigo-conservate, un tempo ampiamente utilizzate anche negli ambienti meridionali, ma da due decenni ormai completamente abbandonate per la minore qualità del frutto e la maggiore concentrazione della raccolta.

Nel mese di marzo le piante sono fiorite abbondantemente e in aprile hanno offerto rese importanti. La produttività elevata ha indotto l’inevitabile decadimento delle caratteristiche qualitative delle fragole, anche per le varietà tradizionalmente note sul mercato per l’elevata bontà del frutto, come Sabrosa. Il decadimento qualitativo è stato più accentuato nei casi in cui sono state utilizzate, al fine di accentuare la precocità di maturazione, tecniche di coltivazione inadeguate, come le eccessive concimazioni e il ricorso a biostimolanti. Se da una parte l’obiettivo è stato in parte raggiunto, dall’altro si è creato uno squilibrio nutrizionale della pianta che ha determinato un peggioramento della qualità del frutto, soprattutto per la dolcezza, la consistenza della polpa e la resistenza della superficie causando una sensibile diminuzione della “shelf-life”.

Tale risposta ha danneggiato l’immagine di una produzione qualitativamente di fascia alta come quella della Basilicata. I prezzi di mercato sono scesi a livelli talmente bassi da determinare in qualche caso la sospensione delle raccolte, non più economicamente sostenibili. In aprile le fragole italiane, in particolare quelle lucane, in grado di vincere la competizione con il prodotto spagnolo, hanno ceduto il passo proprio a causa della perdita di “qualità”.

I dati sui consumi hanno evidenziato un costante aumento della richiesta di fragole; tuttavia, bisogna evidenziare che oltre il 50% dei consumatori non è soddisfatto del livello qualitativo dell’offerta. Occorre meditare attentamente sulla filiera: infatti, chi ha vinto la competizione sui mercati è stato il prodotto spagnolo, non sempre di elevate caratteristiche qualitative, ma in grado di arrivare sui mercati a prezzi più bassi. In sostanza, se la si mette sul piano dei numeri, la sconfitta è certa! I costi di produzione spagnoli sono decisamente inferiori. Recenti stime emerse nel corso della tavola rotonda “La fragola nel 2019” tenutasi al Macfrut di Rimini lo scorso 9 maggio, hanno indicato come il costo di produzione in Spagna (per la cv Florida-Fortuna) si aggiri intorno a 0,6 €/kg, più basso rispetto a quello italiano. Le cause sono note: maggiore produttività della pianta (> 1 kg per pianta in Spagna contro poco più della metà in Italia) e dunque maggiore efficienza nelle operazioni di raccolta. Se si aggiungono a questi aspetti tecnici i vantaggi commerciali dovuti all’elevata concentrazione dell’offerta e alla logistica, si comprende come il sistema spagnolo si possa solo combattere con la “qualità” del prodotto italiano, che si deve assolutamente perseguire a tutti i livelli per consentire una netta distinzione sui mercati.

Solo in tal modo, i mercati stessi potranno preferire il prodotto “made in Italy”. In quest’ottica, la scelta varietale gioca un ruolo determinante: vale la pena accennare al costante aumento dei programmi di breeding privati italiani che determineranno, nel breve periodo, un notevole aumento del numero di varietà a disposizione dei produttori.
I prezzi di vendita hanno evidenziato una debole ripresa a partire dal mese di maggio, quando la pressione sui mercati del prodotto spagnolo è diminuita. Sono dunque arrivate sugli scaffali le produzioni della Valle Padana che, fino alla metà di maggio (data di stesura di questo editoriale), manifestavano elevata qualità. Sicuramente in quel momento ha inciso in modo positivo, per la minore concorrenza, anche il ritardo di maturazione registrato in altre aree europee per via del clima freddo di fine aprile-inizio maggio, soprattutto quelle meridionali della Germania, in cui la fragola in coltura protetta si è recentemente diffusa.

La Germania è tradizionalmente il Paese dove l’Italia destina gran parte delle fragole esportate e l’incremento delle proprie produzioni precoci ha sensibilmente contribuito alla diminuzione dell’export italiano verso i mercati tedeschi. I dati del Cso evidenziano, durante la stagione 2018, l’ulteriore netta flessione (-32% rispetto al 2017) dell’export, che complessivamente è ammontato a circa 10.000 t. Le esportazioni sono in gran parte concentrate nei mesi di aprile e maggio. Sono in controtendenza i dati dell’export dei mesi estivi, che evidenziano una crescita in questa stagione in cui la fragolicoltura italiana è concentrata nelle aree di montagna del Nord. Interessante è notare il dato delle importazioni nel nostro Paese che, secondo i dati del Cso, durante il 2018 hanno superato le 35.000 t (principalmente dalla Spagna), in crescita del 10% rispetto al 2017, rimarcando l’aumento dei consumi di fragole in Italia. Tra marzo e maggio si è concentrato il 77% dell’import, il che conferma che la stagione delle fragole comincia dai mesi primaverili.

Altro aspetto che meriterebbe una trattazione più ampia e articolata è la manodopera. È molto importante evidenziare che nella difficile situazione venutasi a creare negli ambienti meridionali, anche a causa delle notevole concentrazione di prodotto in aprile, si sono accentuati i problemi relativi alla disponibilità di manodopera. A questo si associa la carenza di operatori specializzati e qualificati, in grado di svolgere un lavoro oggettivamente faticoso, che richiede una certa professionalità per garantire la qualità del raccolto. La fragola, infatti, a differenza degli altri frutti, viene selezionata e confezionata direttamente in campo; sempre meno viene “maneggiata” in magazzino.

NEL 2020 A RIMINI IL SIMPOSIO INTERNAZIONALE
ISHS SULLA FRAGOLA

Dopo 32 anni tornerà in Italia il Simposio internazionale della fragola dell’Ishs giunto ormai alla sua IX edizione. La prima venne organizzata a Cesena nel 1988 da Paquale Rosati e Walther Faedi, cui va il merito di aver creato il “working group” che ha dato seguito ad una serie di simposi di successo che hanno visto protagoniste le principali aree fragolicole di tutto il mondo: Usa, Belgio, Finlandia, Australia, Spagna, Cina e Canada. In Quebec, nel corso dell’ultima edizione tenutasi nel 2016, la proposta italiana è risultata la più votata battendo la concorrenza belga.

qualità fragola
A farsi carico dell’organizzazione del simposio in Italia, pronto ad accogliere numerosi ricercatori da tutto il mondo, sono il Crea (Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura di Forlì) e l’Università Politecnica delle Marche.
Il simposio sarà suddiviso in tre grandi aree:
Science: si terrà al Palacongressi di Rimini il 3–5 maggio 2020 con i principali approfondimenti scientifici sulle tematiche della genetica, fisiologia, coltivazione, difesa, qualità e mercato.
Technology: prevederà dei tour al Sud e al Nord Italia che daranno la possibilità ai partecipanti di visitare i diversi areali fragolicoli, caratterizzati da tecniche di coltivazione tipiche sia delle aree con inverno mite, sia di quelle con clima più freddo, tipiche degli ambienti settentrionali. In pratica, sarà possibile col pre-tour al Sud e col post-tour al Nord visualizzare le principali tecniche di coltivazione della fragola a livello globale da cui il logo “Strawberry 0-65”, dall’Equatore al Circolo Polare. A questo si aggiungerà una giornata al Macfrut che prevederà un padiglione dedicato alla fragola, con aziende espositrici provenienti da diverse parti del mondo e una serie di eventi dedicati alla presentazione di nuove varietà, prodotti e tecnologie di interesse per la coltivazione e commercializzazione della fragola.

Education: sarà una sorta di “berry school” finalizzata a fornire un’opportunità di formazione e approfondimento scientifico sulle principali tematiche di ricerca e coltivazione della fragola.

Il sito web è stato già attivato (https://www.iss2020.com/) da AIM Group International incaricato dell’organizzazione del simposio. Gli interessati possono già procedere alla registrazione e all’invio di “abstract”. Le aziende interessate possono contattare gli organizzatori (https://www.iss2020.com/contact-us/) per definire un piano personalizzato di sponsorizzazione finalizzato alla massima visibilità durante i diversi eventi previsti dal simposio.

Italia vs Spagna, in balia di clima e mercati ci salviamo con la qualità - Ultima modifica: 2019-06-14T10:26:01+00:00 da Lucia Berti

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