Impianti di amarene ad alta densità: analisi tecniche ed economiche

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L’Università di Bologna ha avviato di recente una sperimentazione al fine di testare l’alta e l’altissima densità di impianto nella coltivazione delle amarene, proponendone poi un modello a duplice attitudine: un sistema idoneo alla raccolta meccanica in continuo per il prodotto destinato all’industria di trasformazione e, allo stesso tempo, in alternativa, fruibile per una modalità di raccolta di tipo manuale, da terra, per il prodotto indirizzato al mercato fresco o verso gamme di trasformato che necessitano di materie prime di alta qualità e senza difetti. Rispetto ai tradizionali impianti di amarene diffusi ad oggi in Italia (Femiano et al., 2018), questo innovativo sistema di coltivazione si pone inoltre gli obiettivi di ottenere un aumento delle rese, un prodotto qualitativamente migliore e costi di produzione inferiori.
Negli impianti intensivi proposti nella moderna cerasicoltura l’unità produttiva non viene più concepita come singolo albero, ma viene introdotto il concetto di “parete fruttificante continua”. Negli impianti ad alta densità viene ridotta considerevolmente la mole degli alberi, il periodo improduttivo dei ceraseti è accorciato a pochi anni, le rese produttive unitarie sono incrementate e risultano più costanti negli anni (Mika et al., 2011). Questo si concretizza in una miglior gestione delle piante da terra, una maggiore razionalità d’impiego dei prodotti fitosanitari e dei concimi, una maggior efficienza d’impiego delle macchine irroratrici e dei cantieri di lavoro nelle operazioni di potatura e di raccolta (Lugli e Musacchi, 2009).
La versatilità e l’efficienza della gestione sono, dunque, gli aspetti salienti che questa tipologia di impianti si propone di offrire, ma la destinazione prevalentemente industriale delle amarene ed i conseguenti livelli di prezzo impongono attente valutazioni sull’effettiva sostenibilità economica delle diverse modalità gestionali.
Il frutteto pedonale sperimentale
Il progetto ha previsto la costituzione di due campi sperimentali: un primo a Cadriano (Bo) ed un secondo a Casinalbo (Mo). L’impianto di Cadriano, messo a dimora nel 2010 presso il Centro didattico agrario sperimentale dell’Università di Bologna, è un campo test, di piccole dimensioni e realizzato allo scopo di verificare l’efficacia del sistema ad alta densità HDP (High Density Planting) a 1.666 piante/ha con distanze tra i filari di 4,0 m e 1,5 m sulla fila. L’impianto di Casinalbo risale al 2015 ed è di tipo commerciale e si estende su una superficie di un ettaro circa all’interno di un appezzamento di proprietà dell’Az. Agr. Ivo Piombini.
Il campo di Casinalbo è suddiviso in tre blocchi, ognuno dei quali corrisponde ad una differente densità di impianto. Sono stati impostati tre differenti sesti di impianto: VHDP (Very High Density Planting) a 2.500 piante/ha con distanze tra i filari di 4 m e 1 m sulla fila; HDP a 1.666 piante/ha con distanze tra i filari di 4 m e 1,5 m sulla fila; MHDP (Medium High Density Planting) a 1.250 piante/ha con distanze tra i filari di 4 m e 2 m sulla fila.
La forma di allevamento adottata è il vasetto basso modificato a tre-quattro branche permanenti impalcate ad una altezza tra i 40 e i 50 cm dal suolo. La chioma degli alberi raggiunge un’altezza di 2,0-2,2 m ed uno sviluppo diametrale di 1,3-1,5 m, secondo la densità. Il campo sperimentale è composto da sei filari, divisi in tre blocchi, per un totale di 1.800 alberi. Le piante oggetto della sperimentazione sono tutte franche di piede e ottenute da micropropagazione.
La varietà Rio Cerca
La varietà di amarena sperimentata è il frutto di una collaborazione nata sul finire degli anni ‘90 tra l’Università di Bologna e la Cornell University (NY, USA). È stata soprannominata Rio Cerca o “Amarena del Rio” dal nome del piccolo corso d’acqua che scorre in prossimità del campo sperimentale. Il nuovo genotipo, che deriva da Montmorency, viene commercializzato negli Stati Uniti col marchio Supermont™, mentre in Europa la varietà non risulta brevettata e nemmeno in commercio. Rio Cerca possiede caratteristiche vegetative, agronomiche e pomologiche particolarmente interessanti per l’areale di coltivazione della pianura emiliana e si presta bene alla realizzazione di ceraseti ad alta densità di impianto. L’albero presenta una vigoria media ed un portamento assurgente e compatto.

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Il prototipo di impianto ad alta densità è stato messo a dimora nel centro didattico di Cadriano (Bologna) nel 2010.

Come la maggior parte delle varietà di ciliegio acido è autofertile. Entra precocemente in produzione e fornisce abbondanti e costanti fruttificazioni. La maturazione dei frutti è tardiva, tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, secondo l’annata, ed avviene, orientativamente, una settimana dopo Schattenmorelle. Le drupe presentano un calibro elevato (26 mm), peso medio attorno agli 8 g, buccia di colore rosso vermiglio brillante, polpa mediamente consistente e succo incolore. I frutti giungono a piena maturazione con un buon livello di zuccheri (19 °Brix) accompagnato da un’acidità del succo relativamente bassa (14 g/l espressa in acido malico). Grazie a queste eccellenti caratteristiche organolettiche, la varietà viene apprezzata anche dagli amanti delle ciliegie nel mercato del fresco. Per la tipologia dei frutti (gruppo delle «Amarelle») Rio Cerca risulta idonea a vari tipi di trasformati industriali o artigianali di pregio, come confetture extra, amarene fritte, succhi limpidi, surgelati, ecc. (Lugli, 2018).
Rilievi effettuati
Per i rilievi di campo effettuati nell’azienda Piombini è stato utilizzato un campione rappresentativo di dieci piante per ognuno dei sei filari di prova nelle tre densità. I rilievi hanno riguardato: l’accrescimento diametrale del tronco; il peso del legno di potatura; la produzione per pianta; la calibratura dei frutti su un campione di 500 frutti per ripetizione. Per le analisi di laboratorio è stato utilizzato un campione di 20 drupe per ogni ripetizione. Le analisi hanno riguardato: il peso medio dei frutti; la durezza della polpa; l’elasticità dell’epidermide; il contenuto di zuccheri; il livello di acidità; la colorazione della buccia.
Sviluppo, produttività e rese alla raccolta
Dall’esame dei dati sui due parametri utilizzati per valutare lo sviluppo degli alberi (area della sezione del tronco – AST e peso del legno di potatura invernale – PLP) si evince che l’aumento della densità di impianto porta ad una diminuzione dello sviluppo degli alberi. Passando da 1.250 piante/ha a 1.600 piante/ha vi è una riduzione dell’AST che si attesta intorno al 10%, mentre se viene considerata la densità di 2.500 piante/ha la diminuzione è del 28%. Il PLP subisce anch’esso una diminuzione man mano che la densità passa da media ad alta (–23%) e altissima (–38%).


La figura riporta la produzione media di frutti per singola pianta (in kg) e le rese produttive per ettaro (in q). Si può notare come al diminuire della densità di piante per ettaro aumenti la produzione di frutti per singola pianta. Scendendo dall’altissima all’alta densità l’incremento è del 44%, che sale al 70 se il confronto avviene con la MDP. Se invece si analizza la produzione per ettaro di superficie si nota come l’andamento sia opposto al precedente. Più la densità è elevata e più le rese per ettaro sono maggiori. Passando da 1.250 a 1.600 alberi per ettaro le rese produttive salgono del 9%. Alla densità di 2.500 alberi per ettaro l’incremento percentuale raggiunge il 18%.
Un altro parametro preso in esame è quello dell’efficienza produttiva (EP) ovvero il rapporto tra il carico produttivo dell’albero e la sua vigoria espressa come AST. Dalla figura 8 si evince come l’EP per singola pianta sia leggermente superiore nella densità di 1.250 piante/ha rispetto alla densità intermedia (+ 8%) ed a quella maggiore (+ 25%). Confrontando i valori dell’EP rapportata alle rese ad ettaro si rileva che muovendosi dalla media all’alta densità si registra un incremento dell’efficienza del 27%. Passando all’altissima densità l’incremento è del 55%.
Le rese alla raccolta, rilevate sia per lo stacco dei frutti con peduncolo, sia per quello senza, sono riportate in figura 9. Grazie alla gestione integrale da terra, al particolare habitus di fruttificazione e all’elevata pezzatura del genotipo in prova, le rese registrate sono risultate molto alte, variando secondo la densità da 31 a 36 kg/ora nello stacco senza peduncolo e da 25 a 28 kg/ora per i frutti raccolti col peduncolo.
I parametri qualitativi
Nel ciliegio e nelle amarene il calibro delle drupe rappresenta un importante fattore, indice di qualità commerciale alla raccolta, per il mercato fresco, e indice di qualità tecnologica per la successiva fase di trasformazione industriale. La pezzatura dei frutti nelle amarene viene influenzata dalla varietà, dalla tecnica colturale e dalla densità di impianto. Premesso che il nuovo genotipo di amarena Rio Cerca presenta frutti di calibro notevolmente più grande rispetto alle varietà di amarena oggi coltivate (24-26 mm contro i 20-22 di queste ultime), si considera che la tecnica colturale adottata nel ceraseto sperimentale è la medesima nei tre sesti di impianto. Nelle densità di impianto più alte si sono raccolte le amarene con i frutti di miglior calibro (+10% nell’alta e +14% nell’altissima densità). Nella classe di calibro prevalente (=24 mm) la densità di impianto intermedia ha prodotto un leggero incremento percentuale di amarene di calibro 24 mm. Le più alte percentuali di calibri inferiori (22 mm) sono state ottenute nel sistema a bassa densità. Nel complesso la densità di 2.500 piante/ettaro ha prodotto una maggior quantità di drupe di calibro superiore o uguale a 24 mm, permettendo quindi di affermare che l’altissima densità è stata la migliore sotto l’aspetto della produzione di frutti di pezzatura elevata.

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Particolare della fruttificazione dell’amarena cv Rio Cerca.

Circa i risultati sulla qualità dei frutti, si nota che il peso medio segue un decorso simile al calibro, anche se meno accentuato con il variare della densità di impianto. Per quanto riguarda l’indice ID (Indice Durofel), si può osservare che l’epidermide risulta più elastica man mano che il numero delle piante per ettaro diminuisce, mentre la durezza della polpa rimane inalterata nei tre sesti. Il contenuto in zuccheri e acidi mostra valori più bassi nell’altissima densità. In questa tipologia di impianto VHDP anche il colore dei frutti è risultato meno intenso. In sostanza, è possibile affermare che le amarene provenienti da piante allevate a VHDP giungono a completa maturazione più tardi rispetto a quelle ottenute da impianti HDP e MHDP.
Analisi economico-finanziaria
In considerazione della versatilità di gestione, l’analisi economica degli impianti oggetto di indagine è stata condotta sia considerando lo svolgimento manuale delle operazioni di potatura e raccolta, sia ipotizzando la meccanizzazione di entrambe le operazioni colturali. In questo secondo caso si è considerato il collocamento dei frutti presso cooperative o industrie di trasformazione, mentre per la gestione manuale è stata considerata anche la vendita diretta in azienda di prodotto con e senza peduncolo, eventualmente denocciolato. Tale modalità, certamente di nicchia, è ben radicata nelle aree di tradizionale diffusione delle amarene, come quella del Modenese.
Aspetti metodologici
Le elaborazioni sono state condotte tramite analisi costi-ricavi, basata su una durata ipotizzata di 20 anni degli impianti. I flussi annui di produzione sono stati stimati partendo dalle osservazioni reali nei 4 anni di vita degli impianti di Casinalbo ed integrati con i dati raccolti presso l’impianto sperimentale di Cadriano, già al 9° anno di vita e, pertanto, all’apice della produttività. Le proiezioni produttive al 20° anno derivano da esperienze basate su impianti analoghi all’estero.
Circa la destinazione del prodotto, per la vendita diretta in azienda, oltre ai costi di campagna, sono stati computati i costi per il servizio di vendita, nella misura del 12% del prezzo di vendita (corrispondenti alla commissione media di vendita in strutture mercatali) e per l’eventuale denocciolatura.
Costi di impianto e in piena produzione
Il costo da sostenere per gli impianti in esame è piuttosto sostenuto, soprattutto se confrontato con impianti di ciliegio acido tradizionali, come peraltro intuibile alla luce dell’elevata densità di piante per ettaro. In particolare, la spesa da computare nell’anno di impianto parte da poco più di 16.300 €/ha per la struttura MHDP, per salire a 18.000 €/ha per l’impianto HDP e ad oltre 21.000 €/ha per il VHDP. Nei costi sono computati anche gli oneri strutturali mediamente rilevabili per imprese agricole nella provincia di Modena. Circa l’82% del costo complessivo è da attribuire ai materiali, con particolare riferimento alle piante, alla palificazione e all’impianto irriguo. Piuttosto contenuto è l’esborso per la manodopera, che assume una certa entità solo per l’impianto a più alta densità.
Nell’anno di impianto e nel successivo i costi di gestione sono molto contenuti, meno di 2.400 €/ha, riconducibili praticamente ai soli interventi di fertilizzazione, diserbo e gestione del terreno, mentre non sono richiesti interventi di potatura di formazione.


In tabella 3 si riportano i costi medi di produzione al raggiungimento della piena fruttificazione, cioè a partire dal 6° anno di età, nell’ipotesi di gestione manuale della raccolta, con riferimento allo stacco dei frutti con e senza peduncolo. Le rispettive rese considerate sono pari a 23,8, 25,4 e 28,2 t/ha per le 3 tipologie di impianto. Come rilevabile, la spesa varia da 15.700 a 19.350 €/ha per raccolta senza peduncolo e da 17.700 a 21.500 €/ha in caso di raccolta con peduncolo, che sconta un rendimento del cantiere di raccolta molto più basso. I costi per le materie prime sono, in piena produzione, di ridotta entità rispetto all’esborso totale, pur dovendosi comunque computare da 3.500 e 3.800 €/ha circa. Poco più di 1.000 €/ha, invece, sono da attribuire ai costi della meccanizzazione, inclusivi sia degli oneri fissi (ammortamenti, manutenzione ed assicurazione dei macchinari), sia di quelli variabili (carburanti e lubrificanti). Il principale centro di costo è sempre la raccolta manuale, che richiede da 7.500 a 12.500 €/ha in funzione delle varie densità di impianto e modalità di stacco dei frutti.
Discussione dei risultati
Sulla base delle elaborazioni, nel caso di cessione del prodotto ad industrie o cooperative, con potatura e raccolta manuale, l’impianto meno dispendioso risulta quello a densità intermedia, MHDP, che evidenzia un Valore Attuale Netto (VAN) positivo già a partire da un prezzo di vendita pari a 0,76 €/kg, mentre per gli altri due impianti sono richiesti almeno 0,8 €/kg. In ogni caso, negli ultimi anni il prezzo medio alla produzione liquidato da industrie o cooperative per le amarene difficilmente ha superato 0,7 €/kg, un valore non sufficiente a coprire i costi di produzione.
Decisamente diverse sono le considerazioni qualora si consideri la vendita diretta in azienda del prodotto. I prezzi di vendita comunemente praticati nel Modenese ammontano, difatti, a 3 €/kg per il prodotto tal quale senza peduncolo e a 4,5 €/kg per quello con peduncolo o per il frutto già denocciolato. A tali livelli di prezzo, pur dovendosi computare ulteriori spese per il servizio vendita, i parametri economico-finanziari diventano estremamente interessanti. In particolare, computando il 12% sul prezzo di vendita quale corrispettivo per il servizio, nonché ulteriori 0,8 €/kg di costo per l’operazione di denocciolatura, i valori soglia che rendono il VAN positivo sono ben più bassi dei prezzi praticati. A tali livelli di prezzo il valore del VAN è calcolabile in 50-90.000 €/1.000 m2 di impianto a seconda dei casi ed il recupero dei capitali investiti avviene in ogni caso in soli 4 anni.
Gli impianti esaminati, dunque, ben si prestano per modalità di vendita che valorizzino il prodotto fresco, grazie alla raccolta altamente efficiente ed in grado di garantire il mantenimento di una qualità idonea alle tempistiche di vendita diretta e al successivo utilizzo domestico dei frutti. Come già precisato, appare evidente come questo modello rappresenti non più di una nicchia di mercato, peraltro difficilmente replicabile in areali dove il consumo di amarene vanti una tradizione non ben consolidata.
Di maggior interesse ai fini della diffusione di questa tipologia di impianti è, invece, l’opportunità di meccanizzazione integrale della potatura e della raccolta che questi offrono. Per la stima dei costi di raccolta, in particolare, è stato ipotizzato l’impiego di una macchina raccoglitrice in continuo Littau “over the row” (Perry e Guyer, 2017), il cui prezzo di acquisto, inclusivo dei costi di trasporto, è di circa 230.000 €. I calcoli sono eseguiti considerando che si disponga di 20 ettari da gestire con la raccoglitrice. Si è, inoltre, considerato un cantiere di raccolta composto da 4 operatori e la più prudenziale velocità di avanzamento indicata nelle specifiche tecniche, cioè 0,5 km/ora.
Con la gestione meccanizzata di potatura e raccolta assume maggiore convenienza l’impianto a più alta densità (VHDP), in virtù della maggior resa produttiva che, in questo caso, non deve confrontarsi con l’efficienza dello stacco manuale. Il valore soglia che rende positivo il VAN è, in questo caso, di 0,47 €/kg, mentre sale di 0,02 € per l’impianto HDP e di 0,05 € per l’MHDP. Il tempo di recupero del capitale investito parte da 13 anni per prezzi attorno a 0,50 €/kg, mentre con 0,70 €/kg scende a 7-9 anni in funzione dell’impianto.

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