Due giorni per portare l’innovazione fuori dai laboratori e dentro i frutteti. È questo il filo conduttore di FruitLAB 2026, che il 18 e 19 settembre ha riunito a Manta, nel Cuneese, oltre 500 partecipanti tra agricoltori, ricercatori, imprese, startup e istituzioni. Un appuntamento promosso da Regione Piemonte, Fondazione Agrion, Arproma, Edagricole e LaGemma Venture, con un programma che ha alternato dimostrazioni in campo, tour guidati, presentazioni di tecnologie e momenti di confronto sui nodi che stanno mettendo alla prova il comparto.
La prima giornata è stata dedicata all’Agorà FruitLAB, un confronto tra 50 esperti italiani e internazionali sui principali problemi della frutticoltura: mercato e filiera, cambiamento climatico e difesa delle colture, tecnologia, innovazione e lavoro. Il punto di partenza è una situazione nella quale aumento dei costi, instabilità climatica e pressione dei mercati incidono sempre più sulla redditività delle aziende.

Competitività e mercato
Sul fronte del mercato, il confronto ha evidenziato come la frutticoltura italiana non sia un comparto omogeneo: esistono produzioni capaci di competere sui mercati internazionali e altre che faticano maggiormente. La differenza passa anche dalla struttura della filiera, dalla capacità di contenere i costi e dalla distribuzione del valore lungo il percorso che porta il prodotto dal campo al consumatore.
Un esempio emerso durante l’Agorà è quello delle mele piemontesi, primo prodotto agroalimentare italiano venduto nel Mercosur, con circa 60 milioni di euro di valore nonostante un dazio del 10%. Ma gli accordi commerciali, è stato sottolineato, non sono sufficienti se non sono accompagnati dai necessari protocolli fitosanitari. Sul tavolo anche il ruolo del territorio, considerato un elemento sempre più importante della filiera, accanto a produzione, commercio e consumo.
Il clima è già una nuova normalità
L’altro grande fronte è quello climatico. Siccità, gelate e altri eventi estremi non vengono più considerati fenomeni eccezionali, ma fattori con cui le aziende devono fare i conti nella programmazione ordinaria. Durante il confronto è stato ricordato che nel XXI secolo si sono già verificati otto grandi episodi di siccità e sette grandi gelate, contro due siccità e mezza registrate nel secolo scorso.
La gestione del rischio diventa quindi una componente strutturale dell’attività agricola. Non si tratta soltanto di proteggere il raccolto: un evento estremo può compromettere anche rapporti commerciali e quote di mercato negli anni successivi. Parallelamente, dalla genetica alla gestione dell’acqua, la ricerca sta sviluppando strumenti per adattare la produzione alle nuove condizioni.
Dalla ricerca all’impresa
Proprio qui si inserisce uno dei nodi più volte richiamati durante l’Agorà: molte delle tecnologie necessarie esistono già, ma non sempre arrivano nelle aziende. Un problema di trasferimento delle conoscenze, quindi, prima ancora che di disponibilità di nuove soluzioni.
Lo stesso vale per l’innovazione digitale. Il 42% delle aziende agricole utilizza almeno una soluzione digitale, ma restano barriere legate ai costi ricorrenti, alla connettività nelle aree rurali e alla dimensione delle imprese. La sfida è dunque individuare tecnologie realmente utili e accessibili anche alle aziende medio-piccole, evitando che l’innovazione rimanga concentrata soltanto sulle realtà già più strutturate.
In questo percorso si inseriscono anche le collaborazioni avviate da Agrion con gli enti nazionali. Dopo l’Accordo quadro sottoscritto con Crea lo scorso 11 settembre, durante FruitLAB è stata annunciata la decisione di Ismea di procedere verso un accordo quadro con la Fondazione. Il confronto ha inoltre coinvolto quattro realtà europee della ricerca e dell’innovazione, con l’idea di costruire una rete aperta anche oltre i confini nazionali.
La tecnologia entra in campo
Nella seconda giornata il confronto si è spostato dalle sale alle aree dimostrative. Oltre 40 aziende sponsor hanno presentato prodotti e soluzioni per l’agricoltura, mentre dieci startup hanno portato tecnologie e applicazioni innovative. Nel pomeriggio, accanto agli approfondimenti su Pac, cambiamento climatico, dati e sistemi previsionali, le tecnologie sono state testate direttamente in campo, con dimostrazioni di robot umanoidi, quadrupedi e altre soluzioni per l’agricoltura.
La discussione ha toccato anche il rapporto tra innovazione e ricambio generazionale. Il reddito resta infatti la condizione decisiva per rendere nuovamente attrattiva la frutticoltura: la tecnologia può contribuire a ridurre costi e rischi e ad aumentare l’efficienza, ma deve tradursi in un miglioramento concreto della sostenibilità economica delle aziende.
Verso un ecosistema dell’innovazione
Il messaggio emerso dalle due giornate è quindi legato alla necessità di fare sistema: mettere in rete ricerca, università, imprese tecnologiche, startup e mondo agricolo per accorciare la distanza tra sviluppo e applicazione.
Da qui la proposta di costruire in Piemonte un ecosistema dell’innovazione agroalimentare capace di collegare ricerca, sperimentazione, tecnologia e imprese agricole, con una dimensione nazionale ed europea. Tra gli obiettivi indicati anche il rafforzamento del Living Lab come luogo di verifica delle tecnologie e lo sviluppo di strumenti capaci di misurare costi e benefici dell’innovazione per le singole aziende.
L'obiettivo finale resta molto concreto: trasformare ricerca e innovazione in strumenti capaci di sostenere reddito e competitività, ridurre l’impatto ambientale e mantenere viva l’agricoltura anche nei territori più difficili.







