Melograno, costi in aumento e crisi dei consumi

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Dopo un periodo di espansione delle superfici, iniziato ormai più di vent'anni fa, iniziano a manifestarsi le prime problematiche: andamento delle produzioni che quest’anno non è stato sempre soddisfacente e prezzi di vendita poco remunerativi

In tutto il meridione le aree destinate alla coltivazione di melograno sono decuplicate a partire dai primi anni del secondo decennio del 2000: mille ettari in Puglia, altrettanti in Sicilia, 400 in Calabria e oltre 600 nel resto d’Italia, con incremento anche nelle aree settentrionali. I motivi di questo vero e proprio boom sono da ricercare nelle buone performance economiche della specie che trova spazio nella diversificazione operata da diverse aziende frutticole, mentre si ritrovano virtuosi esempi di aziende specializzate. Tuttavia, si avvertono i primi segnali di difficoltà con un andamento delle produzioni che quest’anno non è stato sempre soddisfacente e prezzi di vendita poco remunerativi.

«Le aziende più piccole e meno strutturate – ci riferisce Dario De Lisi, sales manager dell’azienda “Masseria Fruttirossi” di Taranto, azienda specializzata che con 350 ettari di melograno è la più grande realtà italiana impegnata nella coltivazione della specie – sono in difficoltà poiché, non avendo possibilità di conservare a lungo i frutti ed essendo orientate unicamente al mercato interno, stanno scontando i bassi prezzi di inizio stagione, a fronte degli incrementi dei costi di produzione, in particolare dell’energia elettrica, che stanno seriamente compromettendo la redditività aziendale».

Migliore la situazione per le aziende più grandi e organizzate, come appunto la “Masseria Fruttirossi”, che esportano parte della produzione ottenuta. «Lo stabilimento della “Masseria Fruttirossi” – aggiunge De Lisi – dispone di circa settemila metri quadrati di celle frigorifere, delle quali oltre la metà sono impianti a atmosfera controllata, in cui è possibile conservare gran parte del raccolto, garantendo così a lungo alla clientela la disponibilità del prodotto; grazie anche alla presenza di cultivar precoci siamo in grado di garantire ai buyer la fornitura di melagrana da settembre ad aprile».

I prezzi alla produzione sul mercato interno si sono attestati, quest’anno, mediamente sui 50 centesimi, con punte di 80, 95 centesimi di euro al kg per il prodotto di elevata qualità.

L’andamento stagionale: allegagione problematica

La stagione 2022 si è caratterizzata per una certa irregolarità durante la fioritura in diverse aree produttive, con un’allegagione problematica a causa dell’andamento altalenante del clima. La siccità prolungata che si è protratta dall’inverno scorso e le concomitanti elevate temperature hanno avuto una ricaduta sulle rese e sui calibri dei frutti.

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Le aree destinate alla coltivazione di melograno, nell’ultimo decennio, sono aumentate considerevolmente, soprattutto al Meridione

«L’attuale stagione non è partita bene – dice il frutticoltore Ignazio Fraggetta, che coltiva 5 ettari di melograno nella provincia di Catania –. Si rileva un 30% di produzione in meno, a causa delle eccessive temperature durante il periodo della fioritura, c’è poco consumo e la richiesta è altalenante». Le difficoltà produttive non si sono manifestate in ugual modo in tutte le aree produttive e in alcuni areali si sono ottenute produzioni ottimali e con calibri nella media. «In alcune zone, la mancata allegagione del “primo fiore” – aggiunge Giuseppe Galluccio, titolare dell’azienda agricola “Girasol”, che coltiva 15 ettari di melograno in provincia di Caserta – ha influito negativamente sugli aspetti produttivi, soprattutto sulla qualità, considerato che i primi frutti sono quelli che raggiungono le dimensioni maggiori». Inoltre, si sono dovuti fare i conti con le piogge di fine estate - inizio autunno poiché, in presenza di piogge intense, bisogna affrontare anche il problema della spaccatura dei frutti. «Il melograno è estremamente sensibile alla spaccatura (cracking) – precisa Galluccio – contribuiscono a questo fenomeno diversi fattori, tra cui la predisposizione di alcune varietà, lo stato idrico del terreno o eccessi di umidità nella fase di maturazione dei frutti, che rendono la pianta particolarmente vulnerabile».

Il mercato: consumi a rilento

Altro aspetto che sta condizionando il mercato è relativo alla sfavorevole congiuntura economica. I consumi interni procedono a rilento, specialmente per un prodotto di nicchia come il melograno.

«Le quotazioni si sono contratte di un 10-15% rispetto a quelle della scorsa campagna – aggiunge Fraggetta – e la domanda nei mercati all’ingrosso stenta a decollare mettendo in difficoltà i piccoli produttori; come se non bastasse, riscontriamo anche costi di produzione più che triplicati».

Di solito, a partire dalla prima settimana di dicembre, la domanda di melograno tende a crescere in modo rapido, fino a triplicarsi, rispetto a novembre, subito dopo la prima decade del mese

«Anche quest’anno – ci dice Dario De Lisi – ci aspettiamo di incrementare le vendite nel mese di dicembre. Nonostante il difficile periodo economico, molti buyer stanno programmano le forniture natalizie con volumi lievemente maggiori rispetto allo stesso periodo del 2021. Un trend ottimistico e che ci fa ben sperare».

Diversificare il prodotto

Il momento di crisi che i produttori stanno attraversando può spronare alla reinvenzione e all’innovazione di prodotto.

«Ad esempio – ci spiega Mauro Picardo, presidente della Coop. Agricola “Melograno Vita” di Pesaro, che annovera 30 soci che coltivano melograno su una superficie di 65 ettari – diverse aziende si sono orientate verso la trasformazione della materia prima puntando ad ampliare soprattutto la gamma dei succhi, anche con referenze mixate con altri succhi biologici. Quindi, per esempio, succo di melograno e frutti rossi senza zuccheri aggiunti oppure dolcificati con succo d’uva. Sperimentare nuove soluzioni permette di collocare il prodotto su vari canali, raggiungere nuovi target, fare reddito e soprattutto non svendere il prodotto».

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La cooperativa “Melograno vita” ha investito in ricerca, in modo da calibrare al meglio i tempi minimi per una pastorizzazione ottimale ed esporre la materia prima a un minore stress termico, nell’ottica di preservare al meglio le proprietà organolettiche della materia prima

«Anche la “Masseria Fruttirossi” si è organizzata per la trasformazione – precisa il sales manager dell’azienda De Lisi – e annovera, tra i suoi numerosi macchinari di ultima generazione, anche la Hiperbaric 420, una macchina HPP (High Pressure Processing) che utilizza elevate pressioni idrostatiche (6.000 bar) per eliminare la carica batterica dalle spremute; non dovendo impiegare le alte temperature tipiche della pastorizzazione, il trattamento HPP preserva le proprietà nutrizionali ed organolettiche delle spremute. Masseria Fruttirossi è così in grado di offrire succhi e spremute trattati sia con la tradizionale pastorizzazione, sia con il processo a freddo HPP che garantisce comunque una permanenza nella catena del freddo horeca per 60/70 giorni».

I succhi realizzati da “Masseria Fruttirossi” con entrambi i procedimenti (pastorizzazione o HHP) sono tutti pura spremuta di frutto senza zuccheri o conservanti aggiunti, commercializzati con il brand “Lome Super Fruit”. Alternative ai succhi sono l’impiego dei frutti per l’ottenimento di confetture, liquori e gelati. «Attraverso i trasformati a base di melagrana – aggiunge Picardo – è possibile vendere il prodotto tutto l’anno e viene evitato il problema legato alla conservazione del prodotto fresco».

Altra possibilità di vendita è quella dell’impiego dei singoli frutti per uso decorativo o come vero e proprio regalo in occasione delle festività natalizie (confezionati in box regalo). «Il melograno è uno dei frutti più simbolici del periodo natalizio – aggiunge De Lisi – in quanto ben augurante e di buon auspicio. Quest’anno abbiamo approntato una scatola regalo della grandezza di 13x13,5 cm (disponibile in due colorazioni) che può diventare ornamento per le tavolate o addobbo natalizio».

 

succhi melograno
Il momento di crisi sta spronando i produttori a diversificare le produzioni trasformando i frutti soprattutto per la produzione di succhi. Nella foto, tre prodotti Lome Superfruit

L’export e la concorrenza

Per quanto riguarda l’aspetto commerciale occorre distinguere il mercato italiano da quello europeo.

«Mentre l’export sembra proseguire molto bene – ci dice De Lisi – specie in Germania, Francia e Svizzera, con quotazioni soddisfacenti e superiori rispetto alla passata campagna, in Italia invece si registra una forte competizione. I prezzi sui mercati interni, causa l’agguerrita concorrenza, sono risultati modesti anche per un surplus dell’offerta e questo ha impedito la possibilità di coprire gli extra-costi causati dai rincari».

Riguardo all’export, la novità di questo Natale è l’apertura di nuovi spazi di mercato negli Emirati Arabi. «Per il mercato emiratino – specifica il responsabile di “Masseria Fruttirossi” – abbiamo in programma 6 spedizioni, per un totale di 120 tonnellate di prodotto fresco che viaggerà in container refrigerati; una parte è già stata inviata».

Sul piano commerciale, si spunta qualcosa in più con il trasformato.

confezionamento melograno
La possibilità di conservare i frutti in celle frigo ad atmosfera controllata consente di esitare il prodotto fino ad aprile

«Anche in questo caso, però, i consumi sono in calo, perché si tratta di prodotti di nicchia. A questo bisogna aggiungere una flessione nella domanda, dovuta alla chiusura di molte attività del comparto HoReCa, che non hanno potuto fare fronte agli aumenti di luce e gas». Principali competitor del prodotto restano i Paesi del Bacino del Mediterraneo come Spagna e il Nord Africa in generale. Forte la produzione di Israele, ma soprattutto della Turchia che ha una posizione di egemonia produttiva e, di conseguenza, commerciale nel centro e nord Europa.

Gli aspetti nutraceutici

La Wonderful resta la principale varietà di melograno e la più richiesta sul mercato sia per il suo aspetto sia per la qualità effettiva; si presenta di un rosso scuro e acceso sia internamente sia esternamente, e i suoi arilli sono quasi del tutto privi di seme. Tra le altre varietà coltivate in Italia troviamo Acco, Mollar, Parfianca, Dente di cavallo.

Alle buone caratteristiche organolettiche del melograno si affiancano importanti “virtù” nutraceutiche: tra le modeste proprietà vermifughe e antibatteriche presenta in abbondanza anche sostanze polifenoliche (antiossidanti), indicate per la cura di patologie vascolari, oltre a sostanze dalle proprietà gastroprotettive e anti-tumorali.

Melograno, costi in aumento e crisi dei consumi - Ultima modifica: 2022-12-16T14:06:15+01:00 da K4

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