Le varietà di melo che resistono agli effetti del cambiamento climatico

varietà melo
I breeder cercano mele che siano poco suscettibili a scottature e che riescano a mantenere performance agronomiche e una qualità intrinseca del frutto ottimali anche in conservazione e shelf life

Quali sono le sfide che impegneranno i breeder nel prossimo futuro nell‘innovazione varietale? Argomento molto attuale e interessante è il discorso del cambiamento climatico. Sicuramente i centri di ricerca saranno impegnati a selezionare varietà di melo che meglio si adatteranno ai mutamenti climatici e capaci di contrastare fattori biotici, tra cui una crescente porzione di patogeni invasivi importati sul nostro territorio da altri areali.

Varietà più resilienti

In questo articolo vogliamo dare delle indicazioni riguardanti le mele che meglio si potrebbero adattare ai cambiamenti climatici, ovvero quelle varietà che in condizioni climatiche in evoluzione presentano caratteristiche di resilienza e in grado di: mantenere una estetica interessante, poco suscettibili a scottature; mantenere la qualità intrinseca del frutto, anche in conservazione e in shelf-life, dato che si riscontra frequentemente una riduzione della consistenza della polpa e della concentrazione di solidi solubili fino alla vitrescenza da una parte e una diminuzione dell’acidità titolabile alla raccolta dall’altra; mantenere performance agronomiche ottimali. Serviranno, infine, mele che per caratteristiche genetico-fisiologiche-metaboliche sono in grado di evitare i periodi climatici più critici (es. varietà a fioritura tardiva, a raccolta molto precoce, varietà più tolleranti alla siccità o asfissia e alle temperature estreme).

Uno dei problemi più contingenti riguarda le “scottature”. Periodi prolungati di intensa radiazione solare e temperature elevate durante lo sviluppo dei frutti causano problemi nella qualità delle mele e diverse alterazioni dell’epidermide dei frutti (principalmente scottature, imbrunimenti e sempre più frequentemente lenticellosi o danni alla cuticola). Vengono distinte in: necrosi da scottatura (che appare su un’elevata superficie del frutto) causata da un innalzamento delle temperature oltre i 50 °C che provoca la morte delle cellule; scottature solari, dove l’imbrunimento è causato dalla concomitanza di esposizione ad elevate temperature dei frutti ed eccessive radiazioni UV-B, ma tali condizioni non provocano la morte cellulare; scottature solari foto-ossidative, che colpiscono quei frutti non acclimatati che vengono improvvisamente esposti alla radiazione solare (ad esempio le mele della parte interna della chioma dopo una sfogliatura o dopo interventi di potatura verde, che espongono improvvisamente tali frutti alla radiazione diretta).

A livello globale sta aumentando l’attenzione di tutti gli attori della filiera per le problematiche esposte e i breeder nazionali e internazionali stanno ri-orientando i loro obiettivi, fino a pochi decenni fa indirizzati soltanto verso elevate produzioni, alta qualità e conservabilità della mela.

Per quanto concerne invece l’innovazione varietale nei confronti dei fattori biotici, la ricerca è indirizzata all’ottenimento di varietà con resistenze nei confronti di singoli patogeni, ma soprattutto più resistenze combinate assieme (resistenze multiple o piramidate) contro differenti patogeni fungini e insetti.

Leggi l'articolo completo su rivista di Frutticoltura n.9/2023

Le novità più gettonate per climi caldi

Come accennato in precedenza, molti degli istituti pubblici succitati continuano a svolgere un’importante attività di prove varietali sulle novità varietali. I rispettivi responsabili hanno individuato tra i vari genotipi in sperimentazione una serie di cultivar che potenzialmente possono essere idonee alla coltivazione in zone e situazioni critiche riguardo all’andamento delle temperature, all’intensità luminosa e ad altri fattori che stanno cambiando in seguito al riscaldamento globale.

Di seguito si descrivono alcune delle varietà di melo che meglio si potrebbero adattare ai cambiamenti climatici riassumendo le esperienze di tutti i siti di sperimentazione: HOT84A1 Tutti®, Luiza, Anabp01 SolunaTM, Inored Story® e Fengapi Tessa®, per le tipologie a buccia verde Canopy e per la tipologia a polpa rossa R205 Kissabel®.

Altri genotipi che, in qualche maniera, presentano una maggiore adattabilità ai climi caldi sono rappresentati da cloni di Gala a colorazione molto intensa, in grado di limitare e mascherare maggiormente i danni da insolazioni (es. Devil Gala, Gala SchniCo red Schniga®, Galafab Gala Star®, Gala 2013 Dark Baron®, Gala Bigbucks Flash Gala® ecc.).

Poi ci sono cloni migliorativi in grado di contrastare gli sbalzi termici e migliorare la colorazione dei frutti come le mutazioni di Fuji, Nicored (mutazione di Nicoter Kanzi®), Cripps Red Brisset (mutazione di Cripps Red Joya®) o varietà derivate da Cripps Pink (Sekzie/Rosy Glow).

L’innovazione varietale è uno degli strumenti chiave

Quali sono le prospettive che potranno essere messe in campo al fine di ottenere nuove varietà più resistenti ai patogeni, che richiedono quindi un minor utilizzo di fitofarmaci, che siano più sostenibili dal punto di vista ambientale e al tempo stesso siano in grado di affrontare il cambiamento climatico?

L’innovazione varietale è uno degli strumenti chiave da utilizzare per il miglioramento dei parametri qualitativi e tecnologici delle produzioni frutticole al fine di far convergere la sostenibilità ambientale, cardine delle politiche europee promosse dal Green Deal e dal programma Farm to fork con la sostenibilità economica del comparto mai necessaria come in questo difficile periodo, in cui i costi di produzione aumentano.

Nonostante le difficoltà causate dalla diffidenza dell’opinione pubblica, una prima risposta viene proprio dal Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste che riferisce pochi mesi fa a Stoccolma: “La Pac è uno strumento importante, ma non è sufficiente. Gli sforzi della ricerca nel settore primario devono essere velocizzati e implementati, investendo quante più risorse possibili sulle tecniche evolutive e sull’innovazione per avere colture resistenti e produttive”.

Ad oggi sono diverse le tecniche che vanno sotto il nome di New Breeding Technologies” (Nbt), come il trasferimento di geni (cisgenesi), il silenziamento genico, il DNA editing e tutte le tecniche accessorie che accelerano il processo di miglioramento genetico (fast breeding) e che riguardano sia le nuove varietà che i portinnesti.

Sono proprio le nuove prospettive della Tea (Tecniche di Evoluzione Assistita), a cui fa riferimento il Ministro, a stimolare il dibattito europeo con nuove aperture verso una metodologia di miglioramento genetico applicabile alle piante da frutto che può portarci ad una transizione ecologica agricola.

Vedremo nel prossimo futuro come la Commissione europea si muoverà, cosa deciderà in merito, quali indicazioni daranno ai Ministeri competenti e come i Centri di ricerca (già pronti ad utilizzare queste nuove tecnologie) potranno valorizzare questa interessantissima opportunità di sviluppo.


La produzione di mele 2023

A inizio agosto, in Trentino, è stato organizzato dalla World Apple and Pear Association (WAPA), l’annuale convegno Prognosfruit dove è stato presentato il rapporto sull’andamento del melo in Europa e le stime di mercato per il 2023. È emerso come, nell’Europa a 27, il trend della produzione negli ultimi decenni si mantiene in leggera ma costante crescita (è però previsto nel 2023 un lieve calo del 3% rispetto al 2022), mentre sono in costante contrazione le superfici investite (ad oggi 479.000 ha). Le prime nazioni sono (in .000 ha): Polonia (151), Francia (54), Italia (54), Romania (53), Germania (33) e Spagna (29).

La produzione di mele al 2022 si attesta a poco meno di 12 mln t, con i primi cinque produttori che rappresentano quasi l’80% della produzione europea e sono: Polonia (4,5 mln t), Italia (2,1 mln t), Francia (1,4 mln t), Germania (1,1 mln t), Romania e Spagna (0,4 mln t ciascuna).

A livello varietale, la mela più rappresentata in Europa rimane Golden Delicious (1,9 mln t), seguita da Gala (1,5 mln t), Red Delicious (0,7 mln t), Idared e Red Jonaprince (0,6 mln t) e da un’interessante voce “altre nuove varietà” (0,5 mln t).

In Italia, come in Europa, Golden Delicious rimane la mela più rappresentata (0,6 mln t), seguita da Gala (0,4 mln t), Red Delicious e Granny Smith (0,2 mln t) e “altre nuove varietà” (0,2 mln t), con le proiezioni per il 2023-24 che prevedono un incremento di quasi il 20%. In Italia, la voce “altre nuove varietà” è rappresentata da un 16% di mele gestite a Club e da un 4% di varietà Tr (ticchiolatura resistenti). Queste mele, anche se non sono ancora una quota rilevante di mercato, sono in forte crescita e rappresentano un importante segnale di rinnovamento varietale sia in Europa che in Italia. L’utilizzo di varietà Tr permette una significativa riduzione del numero di trattamenti, con una sensibile diminuzione dei residui e dei costi. Si tratta poi di varietà che meglio si possono adattare ad alcuni ambienti di coltivazione accompagnandoci verso il Green Deal europeo (la chiave per un’Europa sostenibile e climaticamente neutrale).

A livello europeo, per quanto concerne le mele coltivate in biologico, si registra, negli ultimi anni, un costante e progressivo incremento pari al 5-6% (circa 0,7 mln t); l’Italia si attesta come la maggiore produttrice continentale.

Le varietà di melo che resistono agli effetti del cambiamento climatico - Ultima modifica: 2023-11-20T16:38:22+01:00 da Redazione Frutticoltura

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