Mele, mercato sufficientemente gestibile

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Assomela riporta un decumulo regolare e giacenze particolarmente basse per alcune varietà, su tutte la Golden Delicious e la Gala. Sono buoni gli scambi oltremare, mentre il mercato italiano non risulta particolarmente dinamico

Le prime indicazioni sulle dinamiche di mercato delle mele suggeriscono un primo semestre 2023 sufficientemente gestibile. La disponibilità di prodotto in Italia non è particolarmente alta ma la qualità è ottima. Tuttavia la quota di merce destinata al mercato fresco e alla prima categoria è a oggi decisamente inferiore alla media in quanto molte varietà, in particolare le precoci, hanno subito gli effetti di un caldo eccessivo durante le ultime fasi fenologiche e la raccolta.

Primi andamenti delle vendite

Assomela riporta un decumulo regolare e giacenze particolarmente basse per alcune varietà, su tutte la Golden Delicious e la Gala. Per la prima gli stock sono i più bassi di sempre (escluso il 2017), a 426.000 t, mentre per la seconda le 127.000 t di giacenza con un decumulo da inizio campagna non lontano dalle 200.000 t rappresentano un ottimo risultato. De-stoccaggio secondo i piani previsti anche per le altre cultivar, comprese le varietà nuove, per le quali i dati di giacenza sono superiori in termini di valori assoluti vista la maggiore disponibilità di prodotto. Bisognerà aspettare la seconda parte della stagione per valutare meglio l’evoluzione nelle vendite di alcune varietà, ad esempio la Red Delicious, per la quale mercati come l’India – dove ancora oggi è presente merce neozelandese – si sono rivelati fondamentali negli ultimi anni.

Gli ultimi dati sulla produzione per la stagione 2022/2023

La produzione italiana lorda si assesta a 2.053.586 tonnellate, di poco inferiore a quanto stimato in agosto. La quota di merce destinata al mercato fresco è a oggi decisamente inferiore alla media: 1.761.544 t. Quantitativi importanti di prodotto non sono stati venduti come prima categoria ma sono stati indirizzati alla trasformazione, dopo una estate particolarmente calda che non ne ha favorito una buona tenuta. Questo è vero soprattutto per la varietà Gala e in generale per le varietà precoci che hanno subito gli effetti di un caldo eccessivo durante le ultime fasi fenologiche e durante la raccolta. Per queste varietà, si prevede una stagione “più breve” rispetto agli scorsi anni.

Nuovo record produttivo per le mele biologiche, che dovrebbero superare le 220.000 t.

A livello di areali produttivi, l’Alto Adige ed il Trentino perdono il 9 e l’8% rispetto al 2021. Si abbassano di una percentuale consistente (-18% e -15%) anche il Friuli-Venezia Giulia e la Lombardia, mentre il Veneto torna su una produzione nella media e l’Emilia-Romagna raggiunge un ottimo consuntivo paragonabile a quello del 2018. Il Piemonte sfonda le 240.000 t, confermandosi la regione più produttiva dopo il Trentino-Alto Adige.

A livello varietale la Golden Delicious scende a quota 599.904 t, solo 50.000 tons. in più della produzione più bassa di sempre, quella del 2017. Cresce, ma è lontana dei volumi record, la Red Delicious, mentre per la Gala il consuntivo è leggermente inferiore a quello del 2021. Produzione più alta della media per la Granny Smith e record per la Cripps Pink e le nuove varietà, che raggiugono le 180.000 t. Valori simili a quelli dello scorso anno per la Fuji, di poco superiore alle 154.000 t.
Molte preoccupazioni tra mercato e costi

Sono buoni gli scambi oltremare, anche se i costi risultano essere ancora piuttosto impattanti e il rafforzamento del dollaro sull’euro non aiuta, mentre il mercato italiano, soprattutto quello tradizionale, non risulta al momento particolarmente dinamico.

Se i volumi appaiono sotto controllo, a preoccupare i professionisti del settore sono le quotazioni, che non si sono adeguate né all’aumento dei costi né all’inflazione e che quindi, se non verranno riviste già dalle prossime settimane, non potranno garantire un’equa remunerazione al produttore. Discorso questo valido ancor di più per le mele biologiche, tutt’altro che performanti in termini di prezzo fino a questo momento della stagione. Il peso dei costi di produzione per la conservazione e lavorazione delle mele è stimato all’attualità in circa 0,12 €/kg, ai quali vanno aggiunti circa 0,04 €/kg di costi assorbiti al livello delle aziende di produzione primaria. Questi maggiori costi possono arrivare ad erodere un terzo circa della liquidazione finale ai frutticoltori, che mediamente può aggirarsi attorno a 0,40 – 0,45€/kg. Una mole di costi che rischia di minare l’equilibrio economico di migliaia di aziende frutticole.

Come già spesso ribadito da Assomela in altri ambiti, anche diversi da quello puramente commerciale, la collaborazione tra tutti gli anelli della filiera rimane fondamentale per poter soddisfare tutte le componenti - retail, consumatori e produttori - ed assicurare il mantenimento della filiera stessa.

Mele, mercato sufficientemente gestibile - Ultima modifica: 2022-12-16T12:44:02+01:00 da Rivista di Frutticoltura e Ortofloricoltura

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