Actinidia, le problematiche produttive generano difficoltà sulla redditività degli impianti

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Panoramica dei costi medi di produzione riscontrabili nei principali areali produttivi italiani. Il kiwi giallo è ben pagato ma ha costi di produzione più elevati rispetto al verde. A incidere, in particolare, sono i costi di manodopera e le quote di ammortamento

Come noto, il comparto frutticolo italiano attraversa una fase particolarmente difficile, dove alle consolidate criticità di lungo periodo, connesse ai rapporti con il mercato e all’accresciuta competitività, si sono aggiunte ulteriori rilevanti problematiche. Tra queste, si annoverano gli effetti dei mutamenti climatici, l’emergere di nuove patologie di difficile contrasto, il repentino aumento dei costi delle principali materie prime, la crescente complessità di reperimento della manodopera e, non ultime, le tensioni internazionali e i riflessi sulla movimentazione delle merci e sui consumi. A queste difficoltà non sfugge l’actinidia, una specie che vede il nostro Paese fra i principali player mondiali e che, da oltre 40 anni, rappresenta un fulcro della frutticoltura nazionale, grazie anche alla sua crescente diffusione in areali produttivi sempre più vasti.

Calo delle rese diversificato tra le diverse aree produttive

Come si può rilevare dal confronto tra le rese dell’ultimo triennio (2019-21) al confronto con quelle del periodo precedente (2012-18), la resa produttiva media nazionale si è decurtata di quasi il 10%, passando da 22,1 a 20,4 t/ha (fig. 1). La situazione, in realtà, è ben diversificata tra le diverse aree produttive del Paese, con quelle del Nord, che già scontano rese mediamente inferiori, decisamente più colpite. In Veneto la resa si è ridotta del 60%, in Friuli V.G. del 43 e in Emilia-Romagna del 34. Al contrario, nelle aree centro-meridionali le rese si sono mantenute pressoché costanti nel tempo o, nel caso del Lazio (che ha scontato gravi problematiche legate alla batteriosi una decina di anni fa) sono addirittura risalite.

Figura 1 - Rese medie dell'actinidia nelle principali regioni italiane

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Fonte: Istat

In questa situazione di incertezza, pertanto, risulta di grande interesse fare il punto sulla situazione economica della coltura nei principali areali italiani che, come visto, presentano caratteristiche e potenzialità produttive ben differenziate. Negli ultimi anni, inoltre, l’offerta di actinidia si è decisamente rinnovata con la chiara affermazione delle cultivar a polpa gialla a scapito di quelle a polpa verde, riconducibili in larghissima parte alla varietà Hayward.

Per tale ragione, in questo studio si presenta una panoramica dei costi medi di produzione riscontrabili nei principali areali produttivi italiani, distintamente per il prodotto a polpa verde e per quello a polpa gialla.

Panoramica dei costi: gli impianti di actinidia analizzati

I dati per le elaborazioni economiche derivano da indagini dirette svolte presso campioni di imprese opportunamente selezionate per il loro grado di specializzazione e rappresentatività del contesto produttivo di ciascuna regione. Per quanto concerne l’actinidia a polpa verde si è fatto riferimento alla cultivar più rappresentativa, cioè Hayward, mentre per l’actinidia a polpa gialla, vista la minore diffusione e la presenza di diverse affermate tipologie varietali afferenti ai principali club operanti nel Paese, si è fatto riferimento ad una media tra le principali cultivar. Le imprese selezionate per l’actinidia a polpa verde presentano una superficie investita fra 4 e 20 ha, mentre quelle con impianti a polpa gialla sono di dimensioni più ridotte, da 1 a 4 ha.

L’indagine ha l’intento di individuare valori medi per ciascuna area e, per questa ragione, relativamente alle caratteristiche degli impianti la selezione si è concentrata su forme e densità di impianto tra le più rappresentative nel panorama produttivo italiano, pur nella consapevolezza che sono diffusi impianti anche molto diversi tra loro. Le forme standard sono state individuate nella pergoletta, con densità di circa 1.000 piante/ha per le aree settentrionali, e nel tendone, con densità di circa 800 alberi/ha per quelle centro-meridionali; tutti gli impianti selezionati sono dotati di rete anti-grandine.

Infine, riguardo agli aspetti metodologici, poiché lo studio si è posto l’obiettivo di valutare le potenzialità economiche dell’actinidia, la selezione si è rivolta ad impianti sani e ad imprese di elevata professionalità che, quindi, presentano costi e rese superiori alle medie rilevate nelle ultime difficoltose campagne.

Costi di impianto diversificati

Il costo complessivo della fase di impianto e allevamento, considerando una durata media di 3 anni, oscilla attorno a 50.000 euro/ha per un impianto di Hayward, mentre sale a 60-70.000 euro/ha per un impianto con varietà a polpa gialla (fig. 2). In entrambi i casi, è l’area settentrionale ad evidenziare i maggiori costi (attorno al 12-13%), soprattutto per effetto del più elevato costo della manodopera, oltre che per la maggior densità degli impianti standard studiati nelle due aree.

Figura 2 - Costo medio di impianto e allevamento dell'actinidia per tipologia e forma di allevamento

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Fonte: elaborazione propria

L’80% circa del costo di impianto e allevamento è rilevabile nell’anno di impianto nel caso di Hayward, mentre per le varietà a polpa gialla l’esborso nel primo anno è del 67%, poiché già nel biennio di allevamento si riscontrano maggiori spese dovute alle più intense cure colturali richieste. Relativamente all’anno di impianto, la maggior voce di spesa è di gran lunga rappresentata dalle strutture di sostegno, il cui costo arriva ormai a circa 20.000 euro/ha; segue il costo della rete di copertura, circa 13.000 euro/ha e, quindi, dl materiale vivaistico (in genere astoni). Per questi ultimi è da computare una spesa crescente da poco meno di 5.500 euro/ha per l’impianto di Hayward a tendone fino ad oltre 10.000 euro/ha per l’impianto di varietà a polpa gialla a pergoletta.

Ipotizzando un periodo di 15 anni in piena produzione, la quota media annua di ammortamento che ne deriva ammonta, rispettivamente, a 3.200 e 3.600 euro/ha nel caso di Hayward e a 4.100-4.600 euro/ha per impianti con cultivar a polpa gialla.

Costi per l'actinidia più elevati nel Centro-Nord

Anche in fase di piena produzione i costi dell’actinidia si confermano ben diversificati a seconda dell’area di produzione, come già rilevato da studi analoghi in passato (Palmieri e Pirazzoli, 2014). Ciò vale anche per il prodotto a polpa verde, nonostante la cultivar di riferimento sia una sola (fig. 3). In particolare, per il Nord Italia l’indagine evidenzia una spesa complessiva media annua di poco inferiore a 19.800 euro/ha in Veneto, di circa 18.300 euro/ha in Piemonte e attorno a 16.000 euro/ha in Friuli-Venezia Giulia e Emilia-Romagna. Nel Centro-Sud Italia, invece, il costo complessivo è solo poco più basso nel Lazio rispetto alle due aree meno dispendiose del Nord, mentre in Calabria la spesa risulta decisamente inferiore, inferiore a 12.500 euro/ha.

Figura 3 - Costo medio annuo di produzione dell'actinidia a polpa verde (Hayward) nelle principali aree produttive italiane (anno 2021)

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Fonte: elaborazione propria

Ciascuna area presenta costi ben differenziati sia per le materie prime di coltivazione, sia per la manodopera. Relativamente al costo del lavoro, le due regioni centro-meridionali evidenziano un esborso minore, sia per effetto del più contenuto costo orario del lavoro manuale, sia per un carico orario abbastanza limitato, circa 550 ore/ha, contro un massimo di 730 ore/ha in Piemonte. Nel complesso, l’esborso per il lavoro ammonta a poco più di 5.000 euro/ha nel Lazio e in Calabria, mentre nelle aree settentrionali si va da 6.500 euro/ha in Friuli fino ad oltre 9.000 euro/ha in Piemonte.

Per quanto concerne le materie prime, è la Calabria ad evidenziare un’onerosità chiaramente inferiore nel gruppo analizzato, con circa 2.400 euro/ha, seguita dal Piemonte che sfiora i 2.800 euro/ha di esborso complessivo. Le aree più dispendiose, per quanto concerne i materiali, risultano il Lazio e il Veneto, rispettivamente con 4.800 e 5.700 euro/ha. Sulla spesa per le materie prime, così come per il carico di manodopera, un ruolo rilevante è connesso alla presenza di vecchie e nuove fitopatologie (batteriosi, moria), di cui si è già accennato, che costringono le imprese collocate nelle aree più a rischio ad interventi particolarmente attenti.

In funzione della resa produttiva che, come già specificato, è ipotizzabile nel medio-lungo periodo per impianti sani, il costo per unità di prodotto risulta variabile da un minimo di 0,36 euro/kg in Calabria, fino ad un massimo di 0,79 euro/kg in Veneto. Valori piuttosto alti si registrano anche in Piemonte, con circa 0,67 euro/kg, mentre le restanti aree produttive evidenziano costi fra loro più ravvicinati e oscillanti fra 0,53 e 0,58 euro/kg. Come intuibile, soprattutto nelle aree che evidenziano i maggiori costi per ettaro, l’eventuale abbassamento della resa produttiva determina repentini aumenti dei costi unitari, che possono facilmente arrivare a sfiorare 1 euro/kg.

Kiwi giallo ben pagato, ma costa di più

Relativamente al prodotto a polpa gialla, la variabilità dovuta al mix di cultivar considerate comporta una maggiore aleatorietà del risultato medio. In ogni caso, dall’analisi sul campione considerato emerge anche in questo caso una superiore dispendiosità negli areali produttivi del Nord Italia che, per la minor numerosità del campione disponibile, sono stati in questo caso aggregati. In particolare, la spesa media computabile è pari a poco più di 25.500 euro/ha, contro circa 23.000 euro/ha delle aree centro-meridionali. Come rilevabile, è soprattutto il costo della manodopera a determinare il plus di spesa rispetto ad Hayward, con un esborso mediamente valutabile in 10.500 euro/ha nel Centro-Sud Italia e 11.500 euro/ha nel Nord. Ciò trova giustificazione nella maggiore attenzione normalmente riservata alle cure colturali delle cultivar a polpa gialla, il cui prodotto viene remunerato con quotazioni decisamente interessanti, ma limitatamente ai frutti di prima qualità, ragion per cui è opportuno limitare al massimo la presenza di prodotto di seconda categoria o di scarto.

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Il kiwi giallo è ben pagato ma ha costi di produzione più elevati rispetto al verde

Relativamente al costo sostenuto per le materie prime, invece, emerge un valore medio di poco inferiore a 5.500 euro/ha in entrambe le aree produttive, in linea con quanto speso per l’actinidia a polpa verde. Naturalmente, la seconda voce responsabile del maggior costo da sostenere negli impianti a polpa gialla è la quota di ammortamento che, come osservato, è superiore del 25-30% circa rispetto ad Hayward. Il raggiungimento di una resa soddisfacente di prodotto di prima categoria è condizione fondamentale per contenere entro limiti sostenibili i costi di gestione dell’actinidia a polpa gialla: considerando una resa media di 25 t/ha, il costo unitario oscilla tra 0,90 e 1,00 euro/kg.

Passando all’analisi dei prezzi medi alla produzione, per il prodotto a polpa verde è evidente la netta crescita registrata nel corso del tempo per effetto della minor offerta disponibile. Da quotazioni solo di poco superiori a 0,50 euro/kg che si sono registrate fin quasi al termine dello scorso decennio, nelle ultime 3 campagne sono stati raggiunti valori sostanzialmente raddoppiati, con punte anche superiori a 1,20 euro/kg in taluni momenti (fig. 4). Al contrario, le varietà “gold” evidenziano una sostanziale costanza nel tempo, come conseguenza della gestione controllata dell’offerta, pur non mancando momenti con fluttuazioni anche molto marcate. In ogni caso, la media delle quotazioni rilevate a partire dalla campagna 2014-15 è di poco inferiore a 2 euro/kg.

Per entrambe le tipologie di frutti si ricorda che le quotazioni riportate riguardano prodotto di prima categoria e, dunque, la remunerazione effettiva sul consegnato di ogni impresa si riduce in funzione della percentuale di seconda categoria e scarto.

Figura 4 - Prezzi medi alla produzione dell'actinidia (prodotto di prima qualità)

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Fonte: Ismea

Risultati polarizzati

Dal confronto tra costi e prezzi emerge, dunque, una situazione economica attualmente positiva per entrambe le tipologie di actinidia, anche se tale situazione convive con una sorta di polarizzazione che vede apprezzabili risultati solamente nelle imprese capaci di mantenere i propri impianti su standard produttivi ordinari.

Nel caso dell’actinidia a polpa verde, in particolare, la situazione attuale appare connessa alla minor disponibilità di prodotto che si è determinata per effetto delle ultime 3 campagne produttive, fortemente deficitarie del nostro Paese, e del conseguente favorevole rapporto tra domanda e offerta generatosi. Qualora le quotazioni ritornassero sui livelli precedenti, la sostenibilità economica sarebbe messa in forte discussione, soprattutto nelle aree che evidenziano i costi di produzione più elevati. Risulta, pertanto, fondamentale curare maggiormente la valorizzazione anche per il prodotto a polpa verde, favorendo forme di aggregazione che possano portare a marchi di qualità che operino un’opportuna selezione del prodotto, segmentando e differenziando rispetto alla concorrenza internazionale, che oggi è sempre più rappresentata dalla Grecia, oltre che dalla Nuova Zelanda, principale player mondiale di actinidia, ma con un’offerta contro-stagionale rispetto a quella italiana.

Per quanto concerne il prodotto a polpa gialla, la peculiare gestione in forma di club che riguarda la quasi totalità dell’offerta rende più stabile ed equilibrata nel tempo la situazione economica, pur rimarcando che i punti fondamentali per la redditività di queste varietà sono l’elevata professionalità di gestione degli impianti e la vocazionalità della zona di coltivazione, poiché per fronteggiare gli elevati costi di impianto e di gestione occorrono rese produttive sostenute in quantità e qualità.

Le prospettive di cui sopra, peraltro, sono condivise dagli operatori della filiera intervistati a complemento della raccolta dei dati necessari alla definizione dei costi medi di produzione. In particolare, la maggior parte delle risposte convergono nei confronti di una dinamica di crescita dei costi, soprattutto delle materie prime, cui sarà abbinata una ripresa dell’offerta, più rilevante per il prodotto a polpa gialla, ma apprezzabile anche per quello a polpa verde, soprattutto in virtù della diffusione di impianti moderni, dotati di coperture e di sistemi attivi d5i prevenzione dalle gelate primaverili.

L’actinidia, va ricordato, nel quadro di grave difficoltà della frutticoltura italiana è una delle poche specie ad evidenziare accettabili performance economiche: grande attenzione, dunque, andrà posta sull’accompagnamento delle dinamiche future ad un’adeguata organizzazione commerciale di tutta la filiera.

Actinidia, le problematiche produttive generano difficoltà sulla redditività degli impianti - Ultima modifica: 2022-09-16T12:09:02+02:00 da K4

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