L’agrumicoltura rappresenta uno dei comparti più rilevanti della frutticoltura nazionale, anche per il forte legame con i territori, in particolare mediterranei, ove si concentra la coltivazione delle principali specie (arancio, limone e mandarini). Per molte di queste, nonché per altre minori (bergamotto e cedro), sono numerose le produzioni a marchio. Nonostante l’elevata qualità riconosciuta ai prodotti italiani, il settore attraversa una fase complessa, caratterizzata da criticità strutturali. Frammentazione aziendale, calo dei consumi (soprattutto arance), elevati costi di produzione, aumento della concorrenza, cambiamento climatico e nuove avversità sono le principali problematiche. A ciò si aggiunge la difficoltà di riscontrare le richieste di un mercato esigente in termini di qualità, standardizzazione del prodotto e disponibilità prolungata nel corso dell’anno.
In questo contesto l’innovazione varietale assume un ruolo strategico e il miglioramento genetico, sia con approcci tradizionali, sia mediante tecniche più avanzate, rappresenta uno strumento chiave per rispondere alle nuove sfide. Storicamente l’agrumicoltura italiana ha potuto fare affidamento su un numero piuttosto elevato di cultivar che hanno consentito il raggiungimento di adeguati standard qualitativi in aree vocate, quali ad esempio quelle costiere per il limone, la piana di Catania per l’arancia rossa, l’areale di Ribera (Agrigento) per le arance Navel, aree di Calabria, Basilicata e Puglia per il Clementine, e altre ancora.
Oggi è ancora più pressante l’esigenza di ampliare ulteriormente il calendario di commercializzazione, di diversificare l’offerta e di migliorare l’adattabilità delle cultivar a nuove condizioni. Non va poi sottovalutata l’esigenza di innovazione nel settore dei portinnesti, unico mezzo efficace e sostenibile per fronteggiare alcuni organismi nocivi (principalmente il virus della tristezza, Ctv), garantire adattabilità a condizioni di coltivazione limitanti, migliorare efficienza produttiva e alcuni tratti qualitativi. Attenzione va poi posta a quelle malattie emergenti particolarmente devastanti, prima tra tutte il greening (Hlb), affinché venga scongiurata la possibilità di introduzione nel territorio nazionale.
Continuare a investire nel miglioramento genetico è indispensabile. Nonostante i lunghi cicli di valutazione che caratterizzano i programmi di breeding, la crescente disponibilità di marcatori molecolari per la selezione assistita rappresenta un valido contributo. L’intenso lavoro di genomica, con il sequenziamento di numerose varietà e di specie ancestrali, ha reso possibile l’identificazione di geni o regioni genomiche associati a tratti di estremo interesse - quali la resistenza a malattie (maculatura bruna, Ctv e cancro batterico) e caratteri qualitativi (pigmentazione antocianica, apirenia) - e ha offerto nuovi strumenti per la tracciabilità dei prodotti tipici.
Occorre poi riconoscere che esiste un orizzonte temporale più lungo al quale i ricercatori guardano con interesse e che, in ambito nazionale, può beneficiare di un progetto recentemente avviato con il sostegno del Masaf. È l’ambito delle Tea, la cui applicazione, in specie dalla complessa base genetica, potrà contribuire a migliorare gli agrumi di domani e la sostenibilità della loro coltivazione. La sedicesima edizione dell’International Citrus Congress, che sarà ospitata in Sicilia nel 2028, sarà l’occasione per mostrare ciò che il nostro Paese potrà offrire in termini di innovazione.





