Ortofrutta, l’export vola a 6,7 miliardi ma senza manodopera il sistema si ferma

ortofrutta
Fruitimprese: +11% nel 2025, mele oltre 1 milione di tonnellate. Salvi: «Mancano 100mila lavoratori, futuro a rischio»

L’ortofrutta italiana corre sui mercati esteri e segna nel 2025 un nuovo massimo storico: 6,7 miliardi di euro di export, in crescita dell’11% sul 2024, con volumi vicini ai 4 milioni di tonnellate (+8,1%). Una performance che conferma la tenuta del comparto nonostante crisi geopolitiche, rincari energetici e tensioni commerciali. Ma dietro il dato record si apre una frattura strutturale: la carenza di manodopera.

«Il 2025 è stato un anno record per il nostro export, ma il futuro della nostra ortofrutta resta a rischio: le aziende non trovano più personale esperto né giovani da formare. C’è un buco di almeno 100.000 lavoratori», questo l’allarme lanciato dal presidente di Fruitimprese, Marco Salvi, intervenendo alla 77ª assemblea annuale dell’Associazione imprese ortofrutticole.

ortofrutta
Marco Salvi, presidente Fruitimprese

Emergenza lavoro e giovani: aziende costrette a rinunciare agli investimenti

Il deficit di forza lavoro è ormai sistemico. «La situazione è drammatica – prosegue Salvi – le aziende sono costrette a rinunciare a nuovi frutteti e serre».

Le misure attivate finora, dai programmi di formazione nei Paesi d’origine ai tentativi di avvicinare i giovani, non bastano. Anche iniziative concrete, come l’accordo con l’Uzbekistan per l’arrivo di un primo contingente di lavoratori, restano marginali rispetto al fabbisogno reale del settore.

Salvi ha sottolineato anche le pesanti criticità anche sul fronte normativo: «Il decreto flussi, pur migliorato, continua a generare sfasamenti tra la richiesta delle imprese e l’effettivo arrivo dei lavoratori, alimentando sacche di irregolarità. Nel frattempo, la manodopera italiana diminuisce e invecchia, mentre i giovani restano lontani dai campi, anche a causa di meccanismi che disincentivano la continuità lavorativa».

Scenario globale: mercati instabili e nuove rotte obbligate

In risultato di primo piano raggiunto nel 2025 dal settore ortofrutticolo italiano evidenzia la dinamicità del comparto, ma che, alla luce delle tensioni geopolitiche e commerciali in atto, rischia di restare un picco difficilmente replicabile nel breve periodo. Le stime indicano infatti che le sole criticità legate al Medio Oriente potrebbero tradursi in una perdita fino a 150 milioni di euro di esportazioni.

In questo contesto, IL rallentamento delle esportazioni di Paesi come Turchia ed Egitto verso i mercati arabi apre il rischio di una maggiore pressione competitiva sul mercato europeo, con possibili effetti negativi sui prezzi.

Il quadro resta articolato. Da un lato crescono anche le importazioni, con un aumento del 7% in quantità e del 14,9% in valore, segnale di un mercato vivace ma sempre più interconnesso; dall’altro si riduce il saldo commerciale, che scende a circa 408 milioni di euro, in calo del 26,8% rispetto all’anno precedente. Rimane negativo il saldo in volume, pari a -195.960 tonnellate, seppur in leggero recupero.

Diventa quindi strategico accelerare sull’apertura di nuovi sbocchi commerciali. In particolare, cresce l’attenzione verso Cina e Messico per le mele e verso Sudafrica e Brasile per l’uva da tavola. L’obiettivo, ribadito da Salvi, è arrivare prima dei competitor europei e consolidare nuove opportunità di export. «È però necessario – ha puntualizzato – che all’apertura delle frontiere doganali corrisponda sempre una intesa sanitaria e soprattutto fitosanitaria che permetta ai nostri prodotti di arrivare sul mercato alle stesse condizioni che vengono riservate a chi intende entrare in quello europeo; la parola d’ordine deve essere sempre e solo reciprocità».

Export: mele leader, bene kiwi e uva da tavola

Nel dettaglio dei prodotti, le mele si confermano il pilastro dell’export italiano, superando il milione di tonnellate esportate, con una crescita significativa sia in volume sia in valore, che supera 1,1 miliardi di euro.

Sul fronte dei prodotti, le mele si confermano il pilastro dell’export nazionale, superando il milione di tonnellate esportate (+17,24%) e consolidando il primato anche in valore, con oltre 1,1 miliardi di euro (+16,03%).

Andamento positivo anche per l’uva da tavola, che cresce del 16,25% nei volumi e dell’8,47% in valore.

Molto dinamico anche il comparto del kiwi, con un aumento del 19,81% in quantità e del 26,45% in valore, arrivando a sfiorare i 700 milioni di euro di export, trainato anche dall’affermazione delle nuove varietà.

Agrofarmaci: «Serve una riforma vera»

Sul fronte normativo europeo, resta aperta la partita degli agrofarmaci. La revisione del regolamento1107/09 sugli agrofarmaci in discussione a Bruxelles rischia, secondo Fruitimprese, di non incidere sui problemi reali delle aziende, relativi al cambiamento climatico e all’attacco degli insetti, limitandosi a favorire strumenti di biocontrollo la cui efficacia è ancora da verificare.

A questo si aggiunge la questione delle autorizzazioni in deroga, per cui si chiede una reale uniformità a livello europeo.

Segnale positivo, invece, sul fronte delle Tecniche di evoluzione assistita, per le quali è stato finalmente raggiunto un accordo dopo anni di stallo.

Imballaggi: il nodo Ppwr e il rischio frammentazione

Sul tema imballaggi, l’entrata in vigore (dal prossimo 12 agosto) dei primi provvedimenti del regolamento europeo Ppwr apre nuove criticità operative. Inoltre, dal 2028 niente più bollini non biodegradabili sulla frutta e dal 2030 gli imballaggi in plastica per l’ortofrutta al di sotto di 1,5 kg saranno messi al bando, anche se questi rappresentano solamente l’1,5% del totale degli imballaggi alimentari e solo lo 0,8% del totale delle confezioni in plastica.

Il problema principale, evidenziato da Fruitimprese, resta però il rischio di una applicazione non uniforme tra i diversi Stati membri, con la prospettiva di dover gestire confezioni differenti a seconda dei mercati di destinazione, aumentando complessità e costi per le imprese.

Costi, inflazione e prezzi: equilibrio sempre più fragile

A tenere banco nelle ultime settimane è ancora una volta la questione prezzi, l’inflazione è ripresa a salire e le stime prevedono che se la guerra in Iran finisse entro il mese di aprile l’indice dei prezzi si stabilirebbe al 3% con un PIL italiano nel 2026 al +0,5%.

Per i prodotti a basso valore unitario come quelli ortofrutticoli, l’aumento dei costi di trasporto, energia, fertilizzanti e materiali di confezionamento sta già incidendo in modo diretto sulla redditività.

«Serve un intervento coordinato per contenere questi effetti, evitando al tempo stesso tensioni lungo la filiera. In un contesto già complesso – ha concluso Salvi – il rischio è che dinamiche speculative aggravino ulteriormente la situazione».

Innovazione: cybersicurezza e AI come fattori competitivi

Guardando al futuro, sono emersi nuovi fattori di competitività legati alla cybersicurezza e all’intelligenza artificiale. Strumenti che, se ben governati, possono offrire un vantaggio concreto anche nel settore ortofrutticolo. Il processo è già avviato in altri comparti e, secondo Fruitimprese, anche l’ortofrutta deve accelerare per non perdere terreno.

 

 

Ortofrutta, l’export vola a 6,7 miliardi ma senza manodopera il sistema si ferma - Ultima modifica: 2026-04-17T17:07:35+02:00 da Laura Saggio

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome