Fragola fuori suolo: anche la nutrizione deve essere specialistica

Lo sviluppo agronomico della coltura sta portando a un aumento della coltivazione in fuori suolo che richiede una nutrizione più attenta e specifica al fine di raggiungere gli obiettivi quali-quantitativi prefissati. In particolare è essenziale scegliere i prodotti giusti e gestire correttamente il sistema di fertirrigazione

In Italia complessivamente sono coltivati oltre 4000 ha di fragole. Le aree geografiche con le maggiori estensioni sono il Sud con Campania, Basilicata (circa 1000 ha ciascuna) e Sicilia (350 ha ca), in particolare nella zona dell’agro di Marsala, e il Nord dove le regioni più importanti per la produzione sono l’Emilia-Romagna (circa 200 ha), in particolare l’area del forlivese, cesenate e ravennate; il Veneto con l’area di Verona (circa 250 ha); il Trentino-Alto Adige (circa 250 ha) e il Piemonte (circa 150 ha). Lo sviluppo agronomico della coltura sta portando negli anni a una progressiva conversione delle superfici coltivate su terreno in coltivazione in fuori suolo, sia per facilitare le operazioni di raccolta sia per preservare le fragole da patologie di origine fungina.
La coltivazione in fuori suolo, tuttavia, richiede una nutrizione più attenta e specifica al fine di raggiungere gli obiettivi quali-quantitativi prefissati.

Prima l’analisi dell’acqua

Il punto di partenza di qualsiasi piano nutrizionale, specialmente in fuori suolo, è un’analisi dell’acqua correttamente eseguita. Questa tipologia di analisi ci fornisce le caratteristiche chimico-fisiche e i contenuti in elementi nutritivi che rappresentano la base sulla quale andremo a costruire il nostro piano nutrizionale. Risulta cruciale eseguire analisi dell’acqua per finalità irrigua rivolgendosi a laboratori specializzati. Questo evita errori come la richiesta di analisi generiche dell’acqua che producono come risultato un report per finalità di potabilità con parametri diversi da quelli necessari alla stesura di un piano nutrizionale fuori suolo. I parametri fondamentali da richiedere in un’analisi dell’acqua per scopi irrigui sono i seguenti:
• pH e bicarbonati;
• Conducibilità elettrica;
• Macro e microelementi: calcio, magnesio, potassio, sodio, bicarbonati, cloruri, solfati, azoto nitrico, azoto ammoniacale, fosfati, ferro, manganese, rame, zinco, boro, molibdeno.
Infine, risulta fondamentale ricordare che nei calcoli delle soluzioni nutritive in fuori suolo le concentrazioni in fosforo, potassio, calcio, magnesio e solfati vengono riportate in forme elementari e può quindi essere necessario ricorrere alla conversione da forme osside a elementari. Per semplicità in tabella 1 si riportano i fattori di conversione.

Tabella 1. Fattori di conversiona per passaggio da ossido a elementi

Ossido Fattore moltiplicativo Elemento
P2O5 0,436 P
K2O 0,830 K
CaO 0,715 Ca
MgO 0,603 Mg
SO4 0,400 S

La giusta soluzione nutritiva

Per predisporre un corretto piano di nutrizione fuori suolo per la fragola occorre impiegare una soluzione nutritiva adeguata alle esigenze nutrizionali della coltura; esistono numerose fonti presso cui ricavare queste informazioni ma è di fondamentale importanza comprendere che queste ricette vadano necessariamente modificate in funzione delle condizioni di coltivazione, principalmente substrato e condizioni microclimatiche. Per fornire qualche riferimento in tabella 2 si propongono di seguito due soluzioni specifiche per fase.
La soluzione nutritiva non deve tuttavia essere percepita come un riferimento assoluto e immutabile, al quale riferirsi sempre e in qualsiasi momento, bensì come un equilibrio dinamico degli elementi nutritivi dove possono essere variati alcuni rapporti in funzione dell’equilibrio vegeto-produttivo della coltura e delle condizioni microclimatiche esterne, in particolar modo luce e temperatura.

Tabella 2. Esempio di formule nutritive per fragola in fuorisuolo

Stadio N-NO3 N-NH4 P-PO4 K Ca Mg Na S-SO4 Cl
mmol/l
Fase vegetativa 13,25 1,00 1,25 5,50 4,50 1,25 0,00 1,50 0,00
Fase generativa 13,00 0,50 1,00 7,50 3,25 1,25 0,00 1,50 0,00
Stadio Fe B Cu Zn Mn Mo EC
mmol/l mS/cm
Fase vegetativa 30,00 12,00 0,75 7,00 15,00 0,50 1,775
Fase generativa 20,00 12,00 0,75 7,00 10,00 0,50 1,700

Monitorare il pH nel sistema

Il pH è un parametro fondamentale per la corretta gestione della nutrizione delle colture, in particolare in fuori suolo, in quanto regola la biodisponibilità degli elementi in acqua. Va tuttavia segnalato che la corretta gestione di questo fattore è fondamentale in tutti i differenti settori del sistema microirriguo, dalla preparazione delle soluzioni nutritive sino all’erogazione delle stesse.

In particolare, nella preparazione delle soluzioni madre per il fuori suolo un’attenzione concreta va posta al valore di pH delle diverse vasche di miscelazione:
Vasca A o del calcio: il pH ottimale è intorno a 6, solitamente quando si lavora con acque non eccessivamente dure (200-250 mg/l HCO3-) non è richiesto l’intervento con acidificazione in vasca, tuttavia specialmente se si opera con chelato di ferro Dtpa o Edta e con acque dure con pH elevati (350-400 mg/l HCO3- e pH > 7,5) può richiedersi un’acidificazione per portare il pH sotto a 6,5. In caso di acque con basso contenuto in bicarbonati e pH neutro è preferibile non impiegare acidi in questa vasca onde evitare di esaurire il potere tampone dell’acqua e portare il pH a valori estremamente acidi (3) potenzialmente pericolosi per la stabilità dei chelati, in particolare ferro Eddha.
Vasca B o dei fosfati e solfati: il pH ottimale è inferiore a 5 in quanto consente una migliore solubilizzazione dei fertilizzanti abitualmente impiegati in questa vasca (solfato di potassio, fosfato monopotassico, solfato di magnesio) e previene la formazione di precipitati dovuti alla reazione tra fosfati e magnesio la quale può facilmente avvenire in condizioni di soluzioni concentrate e pH superiori a 5).
Venendo poi al pH ottimale per mantenere all’interno del sistema irriguo l’ottimale biodisponibilità degli elementi prevenendo al contempo possibili occlusioni per precipitati di origine minerale parliamo di valori prossimi a 5,5-5,8. Nello schema esemplificativo riportato in figura 1 vengono riassunti i pH ottimali indicati nei diversi comparti del sistema di fertirrigazione.

Figura 1. Schema semplificato di un impianto di fertirrigazione fuori suolo e relativi valori di pH ottimale per area di lavoro

fragola fuori suolo

Determinati elementi della nutrizione minerale si distinguono per essere maggiormente sensibili alla variazione del pH oltre i valori di range ottimale, perdendo rapidamente la loro biodisponibilità. Un elemento in particolare è il fosforo che mostra importanti dinamiche di insolubilizzazione già quando il pH della soluzione erogata risulta superiore a 6; spesso questi valori di pH possono essere presenti non solo all’interno della soluzione nutritiva ma anche all’interno del substrato rendendo indisponibile per l’assorbimento radicale sia il fosforo che gli elementi precipitati con esso (principalmente calcio e magnesio).

Nutrizione fosfatica fuori suolo

In considerazione delle specifiche sfide della nutrizione fosfatica in fuorisuolo Haifa propone GrowClean 5.31.40, un formulato che presenta al suo interno oltre a fosforo sotto forma di ortofosfato anche fosforo sotto forma di polifosfato con un rapporto 50/50. In sostanza, mentre tutti i tradizionali formulati a base di fosforo (fosfato monopotassico, acido fosforico ecc.) una volta solubilizzati in acqua presentano solamente singoli ioni ortofosfato (H2PO4-) che possono facilmente precipitare con calcio e magnesio a pH non ottimali, Haifa GrowClean presenta anche fosforo sotto forma di polifosfato, ovvero una lunga catena di ortofosfati legati tra loro con una carica negativa diffusa che non precipita a pH non ottimali e che viene progressivamente idrolizzata a ortofosfati solo in prossimità dell’apparato radicale mediante specifici enzimi.

Il polifosfato è una forma fosfatica a triplice azione:
Migliora l’efficienza dell’unità fosfatica: non reagendo con calcio e magnesio anche a pH non ottimali si preserva una maggiore quota di fosforo disponibile per l’assorbimento radicale.
Migliora la biodisponibilità degli elementi cationici (Ca, Mg, K, Fe, Mn, Zn, Cu): grazie alla carica negativa diffusa il Polifosfato contenuto in Haifa GrowClean attrae elementi carichi positivamente (cationi) eventualmente precipitati all’interno del sistema microirriguo o del substrato riportandoli a disposizione della coltura.
Ripristina l’uniformità di distribuzione di acqua e nutrienti: grazie alla propria azione di sequestro di elementi precipitati garantisce che il sistema microirriguo possa lavorare a piena efficienza evitando anche disformità distributive di acqua e quindi nutrienti.

Altri elementi fortemente influenzati nella loro biodisponibilità dal pH sono naturalmente i microelementi, tra cui il ferro risulta essere il più suscettibile, per questa ragione si consiglia di procedere all’impiego del ferro chelato in fertirrigazione (Fe-Eddha, Dtpa o Edta). Nel caso di impiego di ferro chelato con Dtpa o Edta vista la bassa specificità di legame tra l’agente chelante e il ferro in presenza di altri microelementi non chelati potrebbero insorgere fenomeni di sostituzione del ferro nella chelazione con conseguente indisponibilità di quest’ultimo; pertanto, in queste condizioni operative sarebbe raccomandabile anche l’impiego di Mn, Zn e Cu Edta per preservare la stabilità del Ferro chelato come riportato in figura 2.

Figura 2 - Percentuale di ferro chelato DTPA in funzione della forma degli altri microelementi cationici

fragola fuori suolo

Azoto fondamentale

Le piante di fragola possono attivamente assorbire sia la forma nitrica che quella ammoniacale mentre la forma ureica solitamente non viene impiegata nei sistemi fuori suolo. La forma azotata più rapidamente assorbita da parte delle piante è quella ammoniacale, è stato infatti dimostrato che a parità di concentrazione tra azoto nitrico ed ammoniacale quest’ultimo finisce per essere consumato preferenzialmente prima che l’altra forma possa essere assorbita (Marschner et al, 1991).

Come ben sappiamo l’assorbimento di una di queste due forme azotate ha anche degli effetti sul pH all’interno del substrato: infatti mentre l’assimilazione di azoto ammoniacale ha come effetto l’efflusso radicale di protoni (H+) con conseguente acidificazione l’assorbimento e organicazione dell’azoto nitrico consuma l’acidità esterna alla radice provocando un fenomeno di alcalinizzazione. Tale differenza di risposta sul pH rizosferico ha delle ricadute molto più importanti nelle coltivazioni in fuori suolo rispetto a quelle su terreno: infatti in fuori suolo, specialmente in caso di basso potere tampone dell’acqua o del substrato, all’aumentare della frazione ammoniacale sul totale dell’azoto fornito si assiste ad una progressiva acidificazione anche fino a livelli non ottimali per lo sviluppo dell’apparato radicale.

In aggiunta l’azoto ammoniacale risulta essere un catione (NH4+) in competizione per i siti di assorbimento con altri nutrienti essenziali a carica positiva quali calcio (Ca2+), magnesio (Mg2+) e soprattutto potassio (K+). In particolar modo la competizione tra questi elementi e l’azoto ammoniacale risulta critica nelle fasi di fruttificazione dove un bilanciato assorbimento specialmente di calcio e potassio risulta fondamentale non solamente per un adeguato processo di maturazione ma anche per prevenire fisiopatie come il marciume apicale.

L’azoto ammoniacale dovrebbe quindi essere limitato all’ottimizzazione della gestione del pH all’interno del substrato evitando impieghi continui all’interno della soluzione specialmente in condizioni di elevate temperature e nella fase di fruttificazione. In alcune fasi ed anche con specifiche condizioni microclimatiche (bassa luminosità) potrebbe essere necessario ridurre i livelli di azoto di circa un 20-25% al fine di indurre nelle piante una crescita più robusta e meno vegetativa per predisporre al meglio la fase di fruttificazione, in questi casi una necessità particolarmente sentita su fragola è quella di trovare alternative ai tradizionali formulati per l’apporto di calcio (nitrato di calcio e cloruro di calcio).

In quest’ottica l’azienda ha sviluppato la linea Haifa Soluble DUO, composta da formulati specifici ricchi in potassio e calcio, privi di azoto ammoniacale ed altri elementi potenzialmente fitotossici come cloro e sodio. Questi prodotti sono studiati per permettere una modifica delle soluzioni nutritive riducendo l’apporto in azoto (diminuendo anche la quota parte di ammonio) senza compromettere gli input di calcio e potassio. In tabella 3 si riporta una tabella riassuntiva che presenta le potenzialità del formulato nella modifica di una soluzione nutritiva in cui si voglia ridurre l’apporto di azoto senza modificare gli apporti di calcio e potassio.
In sostanza, la corretta gestione nutrizionale della fragola fuori suolo passa non solamente dalla soluzione nutritiva adottata ma anche da come la si gestisce attraverso la scelta di prodotti altamente solubili e adatti a questi sistemi di coltivazione avanzati.

Tabella 3. Calcolo esemplificativo dell'impiego di Haifa Soluble DUO 3.0.9+34 CaO nella preparazione delle soluzioni nutritive per fuorisuolo sostituendo parte dell'apporto di Calcio da Haifa Cal GG (Nitrato di Calcio idrosolubili) per la riduzione dell'Azoto totale e dell'Azoto ammoniacale

Haifa Cal GG 15,5.0.0
+26,5 CaO (kg)
Haifa Soluble DUO 3.0.9
+34CaO (kg)
Multi-K GG 13,5.0.46,2 (kg) NO3 (mmol) NH4 (mmol) Ca (mmol) K (mmol)
100 0 0 10,28 0,78 4,7 =
75 19,4 -3,9 7,71 0,57 4,7 =
50 38,7 -7,7 5,14 0,42 4,7 =
25 58 -11,6 2,57 0,21 4,7 =
20 61,9 -12,4 2,07 0,14 4,7 =
15 65,7 -13,2 1,57 0,14 4,7 =
10 69,6 -13,9 1 0,07 4,7 =
5 73,5 -14,7 0,5 0,07 4,7 =
0 77,4 -15,5 0 0 4,7 =

Nota: Valori dei fertilizzanti espressi in kg su 100 000 L di soluzione erogata (o kg/1000 L considerando un rapporto d'iniezione 1:100).

Fragola fuori suolo: anche la nutrizione deve essere specialistica - Ultima modifica: 2026-03-09T10:56:13+01:00 da Sara Vitali

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