
L’agrumicoltura rappresenta uno dei comparti identitari della frutticoltura nazionale e trova nel Mezzogiorno il proprio baricentro produttivo. Nel 2025 la superficie agrumicola italiana ha superato i 146mila ettari, con una produzione complessiva di circa 33,7 milioni di quintali, in lieve contrazione rispetto agli anni precedenti. È da evidenziare, tuttavia, che in diversi areali meridionali sono in corso processi di riconversione varietale e di sostituzione di impianti frutticoli (soprattutto di drupacee) con nuove varietà agrumicole spesso gestite con modelli colturali più intensivi.
Regioni produttive, principali specie e varietà
La Sicilia si conferma la regione leader, con un ruolo dominante sia per l’arancio (circa 55.000 ha) sia per il limone (circa 23.000 ha). Particolarmente vocata è l’area etnea, dove la coltivazione delle arance rosse, come Tarocco, Moro e Sanguinello, beneficia di condizioni pedoclimatiche particolarmente adatte. Accanto al primato quantitativo, si osserva una progressiva evoluzione delle forme di allevamento: agli impianti tradizionali “a globo” con sesti ampi e quadrati si stanno affiancando impianti fitti a siepone, più funzionali alla meccanizzazione delle operazioni di potatura e alla riduzione dei costi di gestione.
La Calabria conta circa 29.800 ettari, articolati in tre principali aree produttive. Il comparto delle clementine, concentrato sul versante jonico, supera i 10.000 ettari e trova nel Comune di Corigliano Rossano il proprio fulcro, attestato dal riconoscimento Igp “Clementine di Calabria”. La regione ospita inoltre due produzioni di nicchia ad alto valore identitario: il bergamotto, lungo la costa jonica reggina (circa 1.500 ha), e il cedro della Riviera dei Cedri. Rilevante, nel contesto calabrese, è l’incidenza della produzione biologica, che interessa oltre un terzo della superficie agrumicola regionale.
In Puglia e Basilicata l’agrumicoltura si concentra prevalentemente nella pianura jonica del Metapontino e del Tarantino. Complessivamente le due regioni rappresentano l’11,6% della superficie nazionale, con circa 11.500 ettari in Puglia e 5.900 in Basilicata. Qui il panorama varietale è particolarmente dinamico con una forte propensione all’innovazione, favorita anche dall’abbandono di specie tradizionali come pesco e albicocco in aree penalizzate da crescenti criticità fitosanitarie e di mercato.
Più marginale, ma non trascurabile, il ruolo della Sardegna, con poco più di 3.300 ettari in progressiva contrazione. Gli impianti, spesso vetusti (30–40 anni), sono destinati in larga parte al mercato locale e mostrano limiti strutturali che incidono anche sulla gestione fitosanitaria.
Dal punto di vista colturale, l’agrumicoltura italiana resta fortemente specializzata. L’arancio è la specie dominante, con circa 83.880 ettari, seguito da limone (26.438 ha) e clementine (26.968 ha). All’interno di ciascuna specie si osserva una crescente segmentazione varietale, guidata sia dalle esigenze della filiera commerciale sia dalla necessità di adattamento a un contesto climatico sempre più instabile. Accanto alle cultivar tradizionali – Navelina, Washington Navel, Tarocco – si stanno diffondendo nuove selezioni e combinazioni d’innesto (prevalgono i trifoliati) che, se da un lato promettono miglioramenti produttivi e qualitativi, dall’altro pongono nuove problematiche in termini di compatibilità fitosanitaria, risposta agli stress abiotici e suscettibilità a viroidi e fisiopatie rispetto al tradizionale portinnesto arancio amaro.
Difesa fitosanitaria sotto pressione
Il recente “Bilancio fitosanitario” per il biennio 2024–2025, realizzato a dicembre scorso in Calabria su iniziativa dell’Aipp (Associazione italiana per la protezione delle piante), ha evidenziato in tutte le regioni agrumicole come la difesa fitosanitaria debba tener conto di una triplice pressione: la “tropicalizzazione” del clima, il continuo arrivo di nuovi organismi nocivi e la progressiva riduzione delle sostanze attive disponibili per la difesa degli agrumi.
Gli andamenti climatici recenti, caratterizzati da estati prolungate, temperature elevate e deficit idrici marcati, hanno finito per modificare l’equilibrio tra coltura, patogeni e fitofagi.

La siccità prolungata ha contribuito a ridurre l’incidenza di alcune patologie telluriche, come i marciumi da Phytophthora. Tuttavia, la scarsità di acqua irrigua disponibile ha generato, in modo apparentemente contraddittorio, condizioni di stress idrico da eccesso. In molti comprensori i turni irrigui non sono stati adeguati alle reali esigenze dell’evapotraspirazione e, nel tentativo di compensare la carenza idrica, gli agricoltori hanno effettuato adacquamenti abbondanti e concentrati. Questo ha determinato il passaggio delle piante da una fase di stress per deficit idrico a una di stress per saturazione del suolo, con conseguenze negative sulla fisiologia dell’apparato radicale e a vantaggio di patogeni del terreno.
Gli inverni miti e le estati molto calde e secche hanno favorito lo sviluppo di acari e di insetti termofili. Al tempo stesso, la concentrazione degli eventi piovosi in brevi periodi e maggiore frequenza di nebbie hanno agevolato patogeni fungini tipicamente associati a condizioni di elevata umidità.
In questo scenario, la difesa chimica risulta sempre più condizionata da vincoli normativi, con numerose molecole disponibili solo tramite estensioni di impiego o deroghe temporanee. Ne deriva la necessità di massimizzare l’efficacia dei trattamenti attraverso una efficiente distribuzione e di rafforzare il ruolo delle pratiche agronomiche: gestione razionale dell’irrigazione, potatura mirata, nutrizione equilibrata e uso di materiale vivaistico certificato.
Avversità emergenti
Tra le patologie fungine, l’antracnosi (Colletotrichum spp.) si configura come una delle emergenze più rilevanti. La sua recrudescenza è strettamente legata a condizioni caldo-umide e alla capacità del patogeno di permanere in forma latente sulla vegetazione. I danni – dalla cascola precoce al disseccamento dei rami – sono stati segnalati in diversi areali, con manifestazioni fogliari particolarmente evidenti in Calabria. Spesso associata all’antracnosi è Alternaria alternata, responsabile della maculatura bruna (su frutto e foglie) o del marciume nero (annerimento della colonna carpellare del frutto) con implicazioni anche di natura sanitaria a causa della potenziale capacità tossigena del fungo.
Il mal secco (Phoma tracheiphila) resta una criticità strutturale, soprattutto per il limone, perché non ci sono prodotti efficaci a combattere le infezioni tracheomicotiche del fungo. Le misure di prevenzione, come l’impiego di materiale certificato e l’eliminazione dei rami infetti in estate (luglio-agosto) posso comunque dare risultati positivi.
La tristezza degli agrumi (CTV) continua a richiedere un’attenta sorveglianza, in particolare per la presenza di ceppi resistant breaking i cui focolai devono essere eradicati. Non meno rilevante è la problematica dei viroidi, emersa con forza in seguito alla diffusione di portinnesti come il Citrange, in sostituzione dell’arancio amaro.
Sul fronte dei fitofagi, la Mosca mediterranea della frutta (Ceratitis capitata) si conferma un avversario chiave, con attacchi anticipati e più intensi in diverse aree ioniche. Gli acari, in particolare Tetranychus urticae, hanno beneficiato delle condizioni caldo-siccitose, causando defogliazioni anche gravi in Calabria e Sardegna. La presenza dell’Aleurodide spinoso (Aleurocanthus spiniferus), diffuso e dannoso su molte essenze vegetali di alberature urbane e giardini, è in graduale aumento anche negli impianti commerciali di agrumi dove, probabilmente, era tenuto a freno da insetticidi usati contro altri fitofagi (afidi e cocciniglie) ed oggi non più utilizzabili. Per cui è sempre più difficile limitarne la popolazione con il controllo chimico mentre buoni risultati sono stati ottenuti con interventi agronomici preventivi e l’uso di antagonisti naturali (funghi entomopatogeni e acari predatori). L’inerbimento permanente, se ben gestito, può contenere malattie come l’allupatura da fitoftora e migliorare la biodiversità, fornendo rifugi ed alimento per i nemici naturali dei fitofagi. Tetranychus urticae e Panonychus citri sono gli acari più frequentemente responsabili di danni, causando argentature e forti defogliazioni in condizioni caldo-secche. Da segnalare, inoltre, il ritrovamento in Sicilia di Eutetranychus orientalis (Acaro orientale degli agrumi), specie esotica già segnalata nel bacino mediterraneo. I danni, per ora, si riscontrano in percentuale bassa e consistono in picchiettature fogliari e scoloriture superficiali sui frutti. Gli acaricidi registrati sono limitati a quattro diversi meccanismi di azione ed il rischio di resistenza è elevato a causa dell’abuso di alcune molecole. Per questo è cruciale il monitoraggio per intervenire solo in caso di superamento delle soglie (es. 10% foglie infestate da forme mobili per T. urticae).
Accanto ai patogeni biotici, emergono con forza le fisiopatie più direttamente collegate agli anomali andamenti climatici: dall’incrinatura dell’albedo (creasing), spesso associata a squilibri nutrizionali e stress idrici (periodi secchi estivi seguiti da umidità), alla macchia d’acqua delle clementine, che nel 2024 ha causato perdite rilevanti in Calabria. Buoni risultati per il contenimento della macchia d’acqua sono stati ottenuti con la raccolta dei frutti in più passate e l’applicazione di acido gibberellico (GA3) per ritardare la senescenza della buccia.
Strategie da riorganizzare
Il quadro che emerge dal punto di vista fitosanitario è quello di un’agrumicoltura meridionale chiamata a riorganizzare le proprie strategie di difesa in un contesto di crescente complessità. Le avversità emergenti, che stanno interessando gli agrumi sia per la diffusione di nuovi organismi in Italia sia per la recrudescenza di patogeni già insediati, non possono più essere affrontate con un approccio esclusivamente chimico, ma richiedono una visione integrata, nella quale la gestione agronomica, la prevenzione e la valorizzazione dei meccanismi naturali di regolazione e lotta assumono un ruolo centrale.
Tabella 1. Sintesi delle principali criticità evidenziate per ciascuna regione
| Regione | Criticità o elementi evidenziati |
| Sicilia | Malattie da quarantena/Viroidi: Problemi prioritari legati alla Tristezza degli Agrumi (CTV), con ceppi RB (resistant breaking) rilevati in vivai e su Citrus australasica (Finger Lime), e Viroidi (Exocortite e Hop stunt). |
| Fitofagi: Ceratitis capitata (Mosca mediterranea) e Aleurocanthus spiniferus (Aleurodide spinoso) sono problematici e in diffusione, soprattutto in aree come il Calatino. | |
| Acari: Danni significativi da Tetranychus urticae (Ragnetto rosso) riscontrati nell'annata siccitosa. | |
| Malattie fungine: Mal secco permane come problematica, specialmente per il limone, con un aumento potenziale dovuto alla maggiore ventosità. | |
| Fisiopatie: Aumento delle spaccature del frutto, collegato all'uso di nuovi portinnesti e a stress ambientali. | |
| Calabria | Fitofagi: Tetranychus urticae (Ragnetto rosso) è stato uno dei problemi più seri negli ultimi due anni, esacerbato dal clima caldo e secco. Ceratitis capitata (Mosca mediterranea) causa problemi gravi nelle aree litoranee. |
| Malattie fungine: Allupatura (Phytophthora spp.) problematica nel 2024 a causa di piogge concentrate. Mal secco grave sui Limoni. Antracnosi (Colletotrichum spp.) problematica localizzata soprattutto nella Piana di Sibari. | |
| Fisiopatie: La Macchia d’acqua del Clementine ha causato perdite elevate (25-30%) nel 2024, meglio nell’anno successivo se gestita con raccolta in più passate e trattamenti con Giberellina. | |
| Gestione: Tendenza a ridurre la lotta biologica aumentativa (es. Leptomastix contro il cotonello). Importante estensione della produzione biologica (oltre un terzo della superficie). | |
| Basilicata e Puglia | Clima e siccità: lunghi periodi di siccità, con deficit pluviometrici estivi anche superiori al 90% nel Metapontino (2025). |
| Fisiopatie: Problemi significativi di Incrinatura dell’albedo (Creasing) e spaccature dei frutti, collegati a squilibri nutrizionali e stress idrici. | |
| Viroidi e gommosi: Problemi di Exocortite dovuti all'uso del portinnesto Citrange. Rilevato il "Flusso gommoso degli agrumi" su combinazioni Fukumoto/Citrange. | |
| Fitofagi: Aumento delle catture di Ceratitis capitata (Mosca mediterranea) e presenza di Aleurocanthus spiniferus. | |
| Gestione: Diffusa tendenza all'abuso di acaricidi (dosi doppie) a causa della probabile ridotta efficacia delle molecole registrate. | |
| Sardegna | Malattie fungine: Phytophthora spp. (Marciume radicale/Allupatura) molto problematica nel 2024, favorita dalle piogge concentrate (malgrado le alte temperature) e da pratiche agronomiche non adeguate. |
| Fitofagi: Aonidiella aurantii (Cocciniglia rossa forte) è il fitofago chiave. Tetranychus urticae (Ragnetto rosso) ha causato gravi defogliazioni a causa del clima caldo e secco, con picchi multipli di attività. | |
| Struttura agrumicola: La maggior parte degli impianti è molto vecchia (età media 30-40 anni). La frammentazione degli agrumeti limita l'applicazione di lotta biologica aumentativa e confusione sessuale. |










