La pericoltura Italiana sta vivendo ormai da anni una fase a dir poco critica, la cimice asiatica, la maculatura e infine la moria degli impianti innestati su Cotogno stanno trasformando in maniera radicale il paesaggio agrario della Pianura Padana. Le risposte che si sta tentando di dare sono di carattere multidisciplinare perché interessano il campo della chimica, della genetica e della tecnica colturale. Il vivaismo è particolarmente coinvolto sugli ultimi due aspetti: ovvero la genetica con la ricerca di nuove cultivar, nuovi portinnesti e dal punto di vista tecnico colturale con l’offerta di nuove tipologie di prodotti (piante) più resistenti e performanti di quanto utilizzato sino ad ora. Va in questa direzione la coltivazione in ambiente protetto (tunnel) di portinnesti Conference in vaso.
L’attività di ricerca Geoplant
Geoplant Vivai fin dagli anni ’90 ha puntato su portinnesti per il pero aventi origine genetica e caratteristiche diverse rispetto ai classici cotogni, stiamo parlando della grande famiglia dei Franchi clonali ovvero portinnesti che hanno la loro origine da selezioni/semenzali di Pyrus communis e che vengono moltiplicati attraverso coltura in vitro.
La serie Farold® suddivisa nei vari Farold 69, 40 e da ultimo 87 rappresentano per alcune varietà come Carmen e William garanzie per produttività indotta, longevità della pianta e caratteristiche pomologiche del frutto. Questa serie di portinnesti sicuramente molto valida e interessante per la maggior parte delle varietà coltivate ha purtroppo dato risultati meno interessanti su quella che era e speriamo rimanga, la varietà di riferimento in Italia ovvero Abate Fetel. Per quest’ultima infatti fino a pochi anni fa sembrava non esistesse alternativa ai cotogni ma a partire dai primi anni 2000 con una fortissima accelerazione nell’ultimo decennio si è presentata una alternativa particolarmente interessante: il Conference moltiplicato in vitro e utilizzato come portinnesto.
Quella che è senza dubbio una alternativa performante dal punto di vista produttivo per gli agricoltori con rese medie di 450-480 qli/ha (media di Abate Fetel dal 2019 al 2024) diventa una sfida produttiva per il mondo vivaistico. Il perché è presto detto: Conference moltiplicato in vitro è molto più difficile da coltivare nei vivai a pieno campo sicuramente rispetto ai classici Cotogni ma anche rispetto ai portinnesti della serie Farold®. Mortalità elevata in tutte le fasi di trapianto, apparato radicale tipicamente fittonante povero di radichette e capillari radicali. Tutto questo comporta per i vivaisti rese produttive di astoni più basse della media con conseguente aggravio di costi e per gli agricoltori maggiori difficoltà nella gestione delle piante in post-trapianto.
Per risolvere il problema, Geoplant Vivai ha iniziato la sperimentazione 6 anni con lo scopo di spostare la coltivazione dei portinnesti di Conference dal classico vivaio a pieno campo a una coltivazione in ambiente protetto (tunnel) di piante in vaso.
Vantaggi della coltivazione di Conference in vaso
- Ciclo di coltivazione più breve (max 8 mesi) contro i 18/24 mesi tradizionali con il vantaggio di adattarsi meglio ai mutamenti delle richieste da parte del mercato.
- Produrre piante in ambiente protetto le mette al riparo da grandine, eventi atmosferici avversi e soprattutto azzera l’eventuale inoculo iniziale di patogeni quali Erwinia, Stemphylium e Agrobacterium.
- Il periodo di potenziale trapianto si allunga notevolmente potendo consegnare piante agli agricoltori per oltre 8 mesi contro i classici 4 mesi autunno-invernali tipici degli astoni a radice nuda, questo aspetto diventa sempre più rilevante in questo periodo storico contrassegnato da mutamenti climatici imprevedibili che spesso rendono difficile la preparazione dei terreni per il trapianto degli astoni;
- L’aspetto di gran lunga più importante è il grande passo avanti che facciamo nella preparazione di piante con un apparato radicale finalmente strutturato con molte radici secondarie ricche di peli radicali. Piante con radici di questo consentono di diminuire lo stress successivo al trapianto riducendo la mortalità e migliorando molto la vigoria fin dalle prime settimane.
- In conseguenza di una migliore e più forte spinta vegetativa fin dai primi giorni successivi al trapianto e grazie alla minore mortalità riteniamo si possa anticipare l’entrata in produzione (mediamente) di circa 1 anno rispetto ai 5 anni necessari negli impianti fatti partendo dai classici astoni a radice nuda.
Geoplant Vivai come parte attiva della filiera frutticola italiana ha messo in campo tutte le proprie esperienze per dare il proprio contributo alla rinascita della pericoltura nazionale dopo un lungo periodo di crisi e di difficoltà e lo sta facendo in primo luogo offrendo una nuova tipologia di prodotto completamente diverso rispetto al classico astone a radice nuda e secondariamente lo farà con la sperimentazione e l’ introduzione sia di portinnesti che di varietà dotate di resistenze a patogeni ormai endemici come Erwinia e Stemphylium ma soprattutto produttivi e capaci di durare nel tempo.