EMERGENZA SICCITA'

E il caldo piega anche la IV gamma

Impennata dei costi per rinfrescare le serre e danni alle produzioni

La IV gamma ha vissuto probabilmente la stagione più difficile da quando si è trasformata da nicchia in vero comparto dell'orticoltura.

Germano Profeta è responsabile del servizio agronomico di Agronomia, una cooperativa di San Paolo d'Argon (Bg): «Abbiamo sofferto una grave carenza di materia prima. Il 16 di agosto ero in ufficio a cercare fornitori, chiudendo anche un occhio su una qualità non proprio eccelsa: a certe temperature è impossibile non avere ingiallimenti e appassimenti. Una situazione che diventa tragica in pieno campo, soprattutto nelle zone con minor disponibilità idrica».

Gravi problemi al Sud, dice Profeta, ma anche al Nord: «E a scoppio ritardato perché gli effetti di un'ondata di caldo non si sentono nell'immediato, ma dopo tre settimane, alla raccolta di ciò che è stato seminato a temperature anomale. Così a giugno siamo andati in emergenza con il lattughino e ad agosto ci sono state grosse difficoltà per i ricacci della rucola. Per non parlare della valeriana, che solo serricoltori di grandissima esperienza hanno prodotto in condizioni accettabili». Problema principale la germinazione: «Seminando a certe temperature le piante non nascono. Si possono avere cali produttivi anche del 70% nella singola serra e la qualità è quella che è. Si salvano solo le aziende che godono di un po' di ventilazione notturna».

Contromisure? C'è poco da fare: «Si può cambiare la densità di semina, diradando il prodotto in modo che la germinazione sia facilitata, ma significa accettare un calo produttivo importante. Poi si può ritardare la rottura dei tunnel ben germinati: invece di interrompere la raccolta della rucola al terzo taglio si può arrivare al quarto. Le irrigazioni devono ovviamente essere più frequenti e concentrate nelle ore notturne. Poi la raccolta nel momento migliore: è quasi impossibile tagliare alla sera perché anche ritardando i lavori, le insalate non hanno il tempo di riprendersi dall'ondata di calore pomeridiana. Così si finisce col lavorare soltanto al mattino, iniziando quando è ancora buio». Infine, ricorda Profeta, si continua ad apportare calce per ombreggiare le serre, per contrastare l'irraggiamento eccezionale. Ma anche lo stabilimento ha i suoi problemi. «Con materia prima di qualità inferiore, aumentano selezione e controlli in fase di imbustamento: rallentiamo la linea, aumentiamo il personale verificando busta per busta. E aumentano i costi».

Sempre in provincia di Bergamo ha sede la Sab Ortofrutta, vale a dire la cooperativa Terra e Sole. Giorgio Sartori, direttore del servizio qualità, conferma: «Abbiamo avuto scostamenti quantitativi e qualitativi importanti soprattutto sulle cicorie e le baby leaf. E, anche con buona disponibilità idrica, cali nell'ordine del 20%, perché l'acqua è essenziale ma non sufficiente, di fronte a certi estremi termici. Inoltre se uso acqua a 10 gradi con una temperatura ambientale di 35, lo stress per la pianta è evidente. Notevole anche l'incremento dei costi, ad esempio per il massiccio uso di ombreggianti e la continua irrigazione anche in pieno campo. A fine stagione, poi, difficoltà anche per le carote e altre varietà da trapianto in pieno campo, che di norma a fine estate beneficiano di temperature più miti».

Situazioni più difficili al Sud. Luciano Privitera è titolare della Icodor che produce e trasforma nel catanese vari mix di insalate a marchio Bella Fresca: «Lavoriamo solo in pieno campo, ma se avessimo la serra saremmo messi peggio. Il caldo è arrivato già a marzo, con uno sbalzo termico da 15 a 32 gradi in pochi giorni. In luglio e agosto il caldo eccessivo ha bloccato la coltivazione. Abbiamo ripreso i trapianti solo dopo Ferragosto».

«Produciamo soprattutto indivie, Pan di zucchero, rucola e radicchio. Indivie e scarole hanno sofferto più di tutte, con anticipi di fioritura I costi sono lievitati, sia per le maggiori spese sia per la riduzione del fatturato. Se aggiungiamo le difficoltà di commercializzare per la crisi della gdo sull'isola, non c'è davvero da stare allegri».

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