Dati contradditori sull’ortofrutta: le indicazioni dei consumatori

ortofrutta
Mercato di frutta rionale
Il consumatore indica chiaramente l’orientamento che dovrebbe avere la ricerca varietale. E lo fa tutte le volta che fa la spesa. Interpretare le sue richieste potrebbe semplificare notevolmente il lavoro delle ditte sementiere e dei breeder.

A parte qualche timido segnale di ripresa congiunturale, per i consumi di frutta e verdura non si può parlare d’inversione di tendenza rispetto all’ultimo decennio. Le analisi delle dinamiche di dettaglio sono molto difficili in un Paese così complesso e diversificato in termini di abitudini alimentari come il nostro. Proprio per indagare in profondità il percepito e il vissuto di frutta e verdura da parte delle famiglie italiane, oltre dieci anni fa è nato il Monitor Ortofrutta di Agroter. Uno strumento ancora unico nel suo genere che, con oltre sedicimila intervistati che hanno fornito quasi 250mila risposte, non solo aiuta a rendere comprensibili queste peculiarità, ma aiuta le imprese e le istituzioni a prendere decisioni strategiche.
Per migliorare lo strumento, a maggio di quest’anno Agroter ha siglato un accordo con Ismea che, come primo risultato, porterà alla realizzazione di un Osservatorio specifico sul mercato dell’ortofrutta.
Un osservatorio di tipo integrato che metterà a valore più punti di analisi e più chiavi di lettura perché questo mercato – dominato dalla complessità dei canali distributivi e dalla difficoltà di identificazione univoca dei prodotti – ha bisogno di un sistema complesso per essere assimilato e compreso. D’altra parte, se studiare ciò che è stato è la base per capire cosa succederà, capire senza sapere interpretare il futuro è un esercizio del tutto inutile.
Per questo motivo, “Think Fresh – Dentro il futuro” è il contributo alla filiera dell’ortofrutta per progettare la sua evoluzione sulla base delle esperienze del passato e della loro corretta interpretazione.
Modelli predittivi, uso di tecnologie digitali avanzate in campo e in serra (droni, satelliti e sensori solo per citarne alcuni; ndr), robotizzazione nei magazzini, selezionatori ottici, fino alle unità di coltivazione nei negozi: l’ortofrutticoltura del futuro è alle porte.
Ma il consumatore finale sa di avere a che fare con una filiera moderna e al passo con i tempi? E cosa pensa delle innovazioni al servizio delle produzioni e di un settore che ingloba tecnologie e nuovi stili di vita?
Secondo il Monitor Ortofrutta di Agroter gli italiani sono pronti ad abbandonare il concetto bucolico dell’agricoltura per accogliere scenari nuovi o, anche, tradizionali, ma rivisti. Ad esempio, l’81% degli intervistati auspica un aumento significativo degli orti urbani, mentre al 76% piacerebbe che si iniziasse a coltivare frutta e verdura sui tetti dei palazzi (Fig. 1).
Non solo, il 74% degli intervistati dal Monitor sarebbe contento se nei prossimi 20 anni le famiglie potessero utilizzare le tecnologie più avanzate per produrre autonomamente il proprio fabbisogno di frutta e verdura.
Alta (70%) anche l’accettazione dello scenario nel quale siano i supermercati a vendere quanto producono direttamente in loco.
E pure la possibilità di alimentarsi sia con la propria produzione casalinga, sia con l’ortofrutta di un’agricoltura sempre più tecnologica supera i due terzi dei consensi.
Tutto ha inizio dal “seme”
Il settore, però, non è innovativo solo da un punto di vista di strumentazioni e strutture produttive, ma già a cominciare dalla materia prima. Il termine corretto è innovazione varietale e riguarda da vicino sia le specie arboree che quelle orticole.
Su questo argomento gli intervistati dal Monitor Ortofrutta hanno le idee chiare. Innanzitutto, gli organismi geneticamente modificati (Ogm) restano i grandi sconfitti: anche se proposti come debellatori della fame nel mondo, sono stati scelti solo dal 5% dei consumatori (Fig. 2). Ma è indicativo come il 70% del campione veda il miglioramento di frutta e verdura legato alla ricerca o, meglio, a tecniche di breeding tradizionale con diverse finalità. Il 33% degli intervistati, infatti, indica come via più opportuna per il miglioramento delle caratteristiche di frutta e verdura la ricerca mirata alla maggiore resistenza delle piante alle diverse malattie, per un conseguente minore uso di trattamenti chimici. Scelta più citata da chi ha più di 35 anni.
La maggiore preoccupazione per il futuro riguarda cioè l’utilizzo indiscriminato della chimica.
Immediatamente dopo, con il 22%, la risposta che prende sempre in considerazione la ricerca, ma finalizzata al miglioramento del sapore e dei livelli nutrizionali di frutta e ortaggi. Scelta, questa, indicata dai più giovani. Mentre il 16% degli intervistati, soprattutto uomini con più di 35 anni, ha scelto l’opzione della ricerca finalizzata all’aumento delle rese produttive che comporterebbe un abbassamento dei prezzi.
Poi, c’è anche chi preferirebbe ritornare all’utilizzo delle vecchie varietà (14%) e chi vorrebbe lasciar fare alla natura, sperando nella selezione di piante adatte ai loro bisogni (10%). Paradossalmente a indicare un “ritorno al passato” sono proprio le giovani generazioni.
Innovare sì o no
L’innovazione, dunque, non dispiace e non preoccupa (Ogm esclusi). Ma bisognerebbe sempre tenere presente cosa innovare e con quali finalità.
Prendiamo il caso dei pomodorini: ciliegini, cherry o datterini che siano, piacciono perché più dolci e saporiti dei grandi. O, meglio, i pomodorini rossi sono considerati più gustosi (voto medio di 4,5 su un massimo di 5) seguiti a distanza da quelli a buccia arancione (3,1).
Pomodorini gialli, neri e verdi soffrono, forse, della scarsa curiosità da parte dei consumatori che, senza averli assaggiati, li giudica poco saporiti. Rispetto a quanto accade con le piante da frutto, l’innovazione in orticoltura è relativamente più veloce ad arrivare sul mercato, ma richiede comunque anni. Da qui la necessità di un’introduzione puntuale delle nuove varietà, che sia coerente e in linea con le richieste del consumatore e non solo con quelle del produttore.

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