Melo, anticipare il monitoraggio degli scopazzi

scopazzi del melo
Scopazzi nel mirino dei monitoraggi primaverili e cimice asiatica sotto controllo. Il punto sulla stagione e le prospettive emerse dalla 29ª Giornata tecnica frutticola organizzata dalla Fem

La melicoltura del Trentino e dell’arco alpino rappresenta uno dei comparti agricoli più strutturati e tecnologicamente avanzati d’Europa. Tuttavia, negli ultimi anni il settore si è trovato ad affrontare una serie di criticità che impongono un continuo aggiornamento tecnico.

Tra i principali fattori di cambiamento figurano:

  • la crescente variabilità climatica, con primavere anticipate, eventi estremi e periodi di siccità;
  • l’emergere di nuove fitopatie e insetti invasivi;
  • l’aumento dei costi di produzione, in particolare energia, manodopera e mezzi tecnici;
  • l’evoluzione delle normative ambientali e fitosanitarie.

In un contesto agricolo sempre più complesso e caratterizzato da rapide trasformazioni climatiche, economiche e fitosanitarie, il confronto tra ricerca e mondo produttivo diventa essenziale. È con questo obiettivo che si è svolta la 29ª Giornata tecnica frutticola, organizzata dalla Fondazione Edmund Mach presso la sede di San Michele all'Adige, in Trentino.

Giornata frutticola Fem 2026

Scopazzi: una fitopatia sotto stretta osservazione

Uno dei temi centrali della giornata tecnica è stato l’aggiornamento sulla diffusione degli scopazzi del melo, malattia nota in ambito scientifico come Apple proliferation.

Questa fitopatia è causata da un fitoplasma che interferisce con il normale sviluppo della pianta. I sintomi più evidenti includono:

  • la formazione di numerosi germogli sottili e ravvicinati (“scopazzi”);
  • la riduzione della vigoria della pianta;
  • una minore qualità e quantità della produzione;
  • l’anticipo della colorazione autunnale delle foglie.

La malattia si diffonde principalmente attraverso insetti vettori che trasmettono il fitoplasma da una pianta all’altra. Per questo motivo la strategia di gestione si basa su un approccio integrato che comprende:

  • monitoraggio sistematico dei frutteti
  • identificazione precoce delle piante sintomatiche
  • estirpazione delle piante infette
  • controllo delle popolazioni di insetti vettori.

Come ha evidenziato Giovanni Dalmaso (FEM e Ufficio fitosanitario PAT), l’attuale fase di recrudescenza epidemica degli scopazzi ha portato a una rivalutazione dell'utilità del monitoraggio dei sintomi primaverili, noti da tempo ma spesso considerati di limitata utilità operativa a causa della loro variabilità e della ridotta finestra di osservazione. Le verifiche sperimentali condotte in due appezzamenti (Mezzocorona e Val di Non) hanno evidenziato un'associazione di oltre il 90% tra sintomatologia primaverile e positività molecolare al fitoplasma, supportandone l’integrazione nei protocolli di monitoraggio precoce.

Anticipare l’identificazione e l’estirpo delle piante infette assume ancora più rilievo alla luce dei risultati produttivi: AP non solo determina riduzioni di resa nei casi più severi (fino al 40–50%), ma induce già in presenza di sintomi lievi uno spostamento significativo verso classi merceologiche inferiori, con una contrazione della classe premium (>80 mm) anche superiore all’80%. Su tali evidenze è stata infine impostata una valutazione economica mediante Bilancio Parziale, confrontando diversi scenari gestionali che mostrano come, in
assenza di controllo, la variazione netta del reddito possa risultare inferiore del 20–30% rispetto allo scenario di riferimento.

Cimice asiatica: dall’emergenza alla difesa integrata

Tra le problematiche più rilevanti degli ultimi anni nella frutticoltura italiana figura anche la diffusione della Cimice asiatica (Halyomorpha halys), insetto originario dell’Asia orientale introdotto accidentalmente in Europa, che interessa la Provincia di Trento dal 2019.

Rispetto alla fase iniziale dell’emergenza, la gestione della cimice asiatica sta diventando progressivamente più efficace grazie a un insieme di strumenti:

  • Monitoraggio territoriale coordinato: le reti di trappole e i sistemi di rilevamento consentono di seguire l’andamento delle popolazioni dell’insetto e programmare interventi mirati.
  • Difesa integrata: l’impiego combinato di mezzi agronomici, barriere fisiche e trattamenti selettivi permette di contenere il parassita riducendo l’impatto ambientale, tenendo conto che la difesa chimica nel nel 2025 è stata fortemente influenzata dalle limitazioni normative sull’impiego del principio attivo acetamiprid.
  • Controllo biologico: negli anni 2020-2023 un progetto nazionale coordinato dal CREA ha previsto il rilascio del parassitoide alloctono Trissolcus japonicus (vespa samurai) specifico per il controllo della cimice asiatica. I monitoraggi, previsti fino al 2028, hanno evidenziato l’insediamento e l’espansione del parassitoide che contribuisce al controllo delle popolazioni della cimice.

Oltre alla specie asiatica, si osserva una crescente pressione delle cimici autoctone che, sebbene siano presenti da sempre nei nostri areali, negli ultimi anni hanno mostrato incrementi numerici tali da renderle problematiche, specialmente nelle zone frutticole di quota.

Innovazione tecnica e sostenibilità produttiva

Un altro aspetto emerso durante l’incontro riguarda l’evoluzione delle tecniche di coltivazione e difesa del frutteto. La frutticoltura moderna sta infatti integrando sempre più strumenti tecnologici avanzati, tra cui:

  • sistemi di monitoraggio climatico e fitosanitario
  • modelli previsionali per la gestione delle malattie
  • strumenti digitali per la gestione dei dati agronomici
  • nuove tecniche di difesa a basso impatto ambientale.

L’obiettivo è migliorare l’efficienza delle pratiche agricole riducendo al tempo stesso l’uso di fitofarmaci e ottimizzando le risorse.

La sostenibilità ambientale rappresenta infatti una priorità crescente per l’intero comparto frutticolo, sia per rispondere alle normative europee sia per soddisfare le aspettative dei consumatori.

Il nodo dei costi di produzione

Accanto agli aspetti tecnici, la giornata ha dedicato attenzione anche alla dimensione economica della gestione aziendale. Negli ultimi anni i frutticoltori hanno dovuto confrontarsi con un sensibile aumento dei costi di produzione, legato in particolare a:

  • energia e carburanti
  • fertilizzanti e mezzi tecnici
  • manodopera stagionale
  • investimenti per innovazione e sostenibilità.

In questo contesto diventa fondamentale adottare strumenti di analisi economica aziendale che permettano di valutare la redditività delle diverse scelte agronomiche e organizzative.

La capacità di integrare competenze tecniche e gestionali rappresenta oggi uno dei principali fattori di competitività per le aziende frutticole. A parità di dimensioni, la redditività di due aziende è influenzata da una gestione meno attenta e oculata di manodopera extra-aziendale, canone d'affitto, consistenza del parco macchine, tasso di rinnovo degli impianti frutticoli e scelta del regime IVA. Inoltre è determinante mantenere l’equilibrio tra redditività e liquidità. A questo scopo sono state analizzate tre realtà diverse: due gestite da giovani imprenditori in fase di forte investimento e una terza azienda, priva di ricambio generazionale, che ha ormai interrotto ogni piano di ammodernamento.

Verso una frutticoltura più resiliente

Le sfide che attendono la melicoltura nei prossimi anni richiederanno un approccio sempre più integrato, capace di coniugare innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e solidità economica delle aziende.

Dalla 29ª Giornata tecnica frutticola emerge con chiarezza che il futuro del settore dipenderà da alcuni fattori chiave:

  • rafforzare il monitoraggio e la gestione delle emergenze fitosanitarie
  • adattare i sistemi produttivi ai cambiamenti climatici
  • sviluppare tecniche di difesa sempre più sostenibili
  • migliorare la gestione economica delle imprese agricole.

In questo percorso, il dialogo costante tra ricercatori, tecnici e produttori continuerà a rappresentare uno degli strumenti più efficaci per costruire una frutticoltura capace di affrontare le sfide del futuro senza rinunciare alla qualità e all’eccellenza che da sempre caratterizzano le produzioni dell’arco alpino.

Melo, anticipare il monitoraggio degli scopazzi - Ultima modifica: 2026-03-13T14:40:30+01:00 da Sara Vitali

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