Il mondo della frutticoltura corre e si evolve sempre più rapidamente, sfide esistenziali come il cambiamento climatico, l’aumento dei costi, la carenza di manodopera, la diminuzione delle molecole rendono molto più complessa la scelta degli investimenti da parte del mondo degli agricoltori e di conseguenza anche il vivaismo si deve adeguare.
Dall'astone a piante più "semplici"
La tipologia di astoni che fino a ieri ha dominato il mercato era costituita da una pianta morfologicamente complessa costruita nel corso di due stagioni vegetative nei vivai dove il primo anno di coltivazione era dedicato alla coltivazione dei portinnesti e alla innestatura mentre il secondo anno di coltivazione era necessario all’allevamento dell’astone e al suo perfezionamento per mezzo della costruzione di palchi di rami che nel corso degli anni sono diventati sempre più numerosi e robusti.
Lo scopo di queste piante era evidentemente la riduzione estrema del periodo improduttivo iniziale portando gli impianti in particolare quelli ad alta densità ad entrare in produzione praticamente già nel secondo anno dal trapianto.
Oggi stiamo assistendo a una evoluzione anzi sarebbe più corretto chiamarla prendendo spunto dal mercato dell’automobile ad un downsizing anche nel mondo del vivaismo. Ovvero si torna ad investire e a proporre piante progressivamente più piccole e con una morfologia meno complessa.
Le ragioni sono molteplici e traggono origine da motivazioni sia agrotecniche che di natura più economica:
- Il mercato nazionale si è contratto in maniera radicale nell’ultimo decennio ed è stato sostituito da mercati esteri anche lontani con un livello di professionalità da parte delle aziende frutticole nettamente più basso. Questo significa che piante “grandi” e dalla struttura e morfologia complessa vengono gestite con difficoltà per la scarsa professionalità della manodopera e del comparto tecnico locale.
- I costi di trasporto incidono sempre di più sul costo finale del prodotto pianta pertanto poter trasportare a parità di volume un numero doppio o triplo di materiale incide in maniera rilevante sull’economia dei progetti di impianto.
- Anche le aziende vivaistiche soffrono ormai in maniera cronica la carenza di manodopera nonché una progressiva perdita di professionalità da parte delle maestranze questo significa che è necessario semplificare e standardizzare i processi produttivi anche all’interno dei vivai con piante coltivate per periodi più brevi, più piccole o addirittura prodotte in ambiente protetto.
- Ridurre i tempi di permanenza in vivaio significa contenere i costi e ridurre i rischi di danni da eventi meteo sempre più estremi o derivanti da fitopatie non più controllabili.
Le nuove tipologie di piante
Ormai in “quasi” tutte le specie coltivate dai vivai del Centro-Nord Italia (l’unica eccezione per il momento è rappresentata dal melo) si tende a coltivare piante con un ciclo annuale e non più biennale. Queste piante sono sostanzialmente strutturate come gli astoni fatti con un ciclo lungo ma semplicemente più piccole e spesso con un apparato radicale perfino più equilibrato e vitale rispetto al passato. Questa tipologia di prodotto che spesso viene chiamato “astone di 8/9 mesi” ormai è sempre più diffusa in particolare nel pesco, nel ciliegio, nel melo e in misura leggermente minore anche nel pero.
Altra tipologia di prodotto in costante aumento è la pianta in vaso coltivata in ambiente protetto (tunnel-serre). In questo caso si contrae all’estremo il periodo di coltivazione portandolo in taluni casi a 10-12 settimane spostando tutta l’attenzione sulla costruzione di un apparato radicale molto performante e sulla maggiore qualità sanitaria del prodotto pianta rispetto alla coltivazione in campo aperto.
Volendo sintetizzare gli aspetti positivi e negativi di queste tipologie di prodotto “nuove” rispetto ai classici astoni prodotti con ciclo biennale potremmo dire che:
Aspetti negativi:
- Costi di produzione simili al prodotto tradizionale, l’incidenza di materiali e tecnologia bilancia la riduzione dei costi di manodopera.
- Entrata in produzione più ritardata di 1 / 2 anni rispetto agli astoni prodotti con ciclo biennale.
Aspetti positivi:
- Maggiore sanità del prodotto derivante dalla concentrazione del periodo di coltivazione in un periodo molto più breve o addirittura nel caso delle piante in vaso per un ciclo di produzione interamente in ambiente protetto.
- Apparato radicale più giovane, strutturato e di conseguenza vitale e performante. Con conseguente riduzione delle fallanze durante il primo anno di coltivazione in frutteto e migliore risposta al trapianto.
- Gestione post-trapianto molto più semplice ed intuitiva rispetto agli astoni morfologicamente strutturati per venire incontro a manodopera meno esperta.
- Costi di estirpo, immagazzinamento e trasporto nettamente inferiori grazie ai minori volumi occupati.
In conclusione, è assolutamente necessario adattarsi ed evolversi alle mutevoli condizioni nelle quali il mondo della frutticoltura è costretto ad operare e prendendo spunto da un concetto celebre in architettura “less is more” mai come in questo caso vero e assolutamente applicabile anche al mondo della produzione agricola e vivaistica.





