Il Crea di Acireale, avanguardia del breeding agrumicolo

breeding
Arance su pianta.

Si è chiuso nei mesi scorsi un percorso intenso e difficile, iniziato con l’approvazione della Legge di stabilità n° 190 del 23 dicembre 2014, che ha disposto una profonda riorganizzazione del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria (Crea), il più grande ente pubblico di ricerca in Italia, vigilato dal Mipaaf, che opera nel settore agricolo e agroalimentare. Il nuovo assetto istituzionale del Crea prevede, tra l’altro, un’articolazione delle strutture in 12 Centri di Ricerca, con una localizzazione territoriale che consente di mantenere una presenza in 19 Regioni. Ogni Centro è articolato in una o più sedi, ferma restando l’unicità della gestione.
Uno dei suddetti Centri è quello per l’Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura (Crea-OFA), il quale svolge attività di ricerca funzionali alle tre filiere presso le sedi di Rende (Cs), Roma, Acireale (Ct), Caserta e Forlì.
La sede di Acireale, con la nuova organizzazione, amplia, quindi, il ventaglio delle competenze con possibilità di esplorare, d’ora in avanti, i bisogni di ricerca e innovazione non solo della filiera agrumicola, ma anche di quella olivicola e frutticola. Si ritorna così all’antica “mission” della Stazione sperimentale di Frutticoltura e Agrumicoltura di Acireale, che tanto ha contribuito allo sviluppo dell’agricoltura dell’Italia meridionale, ma con un assetto scientifico integrato e moderno e con strutture di ricerca in grado di supportare le imprese agricole nella sfida per la tutela e la promozione del “made in Italy” agroalimentare, della sostenibilità ambientale e della biodiversità.
Comunque, il “core business” principale del Crea di Acireale rimane la ricerca nel settore agrumicolo, incentrata sullo studio della genetica, genomica e del miglioramento genetico degli agrumi, nonché su propagazione, tecnica colturale, difesa, qualità dei frutti in pre e post-raccolta, trasformazione industriale e valorizzazione dei sottoprodotti.
Sul fronte del miglioramento genetico gli studi sono indirizzati sulla selezione clonale, la costituzione di nuovi ibridi di mandarino (“easy peeling”), per l’interesse che il mercato ha mostrato per questo tipo di agrumi, e la costituzione di ibridi triploidi a polpa rossa che, oltre a essere sterili, quindi apireni, presentano, in molti casi, pregevoli caratteristiche del frutto come elevata pezzatura, colorazione antocianica ed equilibrato rapporto di zuccheri ed acidità.
Altro filone di ricerca è indirizzato verso lo sviluppo di nuovi portinnesti per l’individuazione di soggetti alternativi all’arancio amaro che, essendo sensibile al virus della Tristeza, non può essere più utilizzato per i nuovi impianti. Inoltre, il fronte della ricerca sui portinnesti recentemente è stato ampliato per cercare di individuare fonti di resistenza verso le nuove emergenze fitosanitarie che si affacciano sull’agrumicoltura mediterranea, “Citrus Greening” (rinverdimento degli agrumi) su tutte, malattia di origine batterica indicata anche come “Huanglongbing” (HLB).
Sul versante dell’innovazione di prodotto, nel 2017 il Crea ha rilasciato due nuovi ibridi mandarino-simili che presentano peculiarità salutistiche uniche. Il primo, ottenuto dall’incrocio tra clementine Oroval e arancio Moro, denominato Sun Red, può essere considerato un super frutto; infatti, presenta un livello di antocianine 3-4 volte superiore a quello del genitore maschile Moro che è la varietà di arancia più ricca di antocianine. Il secondo è un ibrido tra il clementine Monreal e il pompelmo, chiamato Bellini, particolarmente adatto per la produzione di spremute fresche per l’elevato contenuto di zuccheri e il leggero retrogusto amaro ereditato dal pompelmo; è caratterizzato da un contenuto di furanocumarine circa 10 volte più basso rispetto ai comuni succhi di pompelmo. Le furanocumarine sono composti che possono alterare la metabolizzazione dei farmaci nell’organismo, causando effetti collaterali indesiderati. È proprio per questo motivo che negli ultimi anni il consumo di succo di pompelmo nel mondo è crollato, soprattutto tra gli anziani che, solitamente, sono soggetti a terapie farmacologiche.
Infine, un nuovo progetto di ricerca, finanziato dal Mipaaf, che prevede l’applicazione di “new breeding techniques” partirà a gennaio 2018. Le tecniche a cui ci si riferisce sono “genome editing” e “cisgenesi”. La prima consente di causare mutazioni puntiformi in specifiche regioni del genoma, modificandolo in maniera precisa e puntuale. La cisgenesi invece consente di inserire geni appartenenti allo stesso pool genico del ricevente; in questo caso il “gene target” di una pianta donatrice viene introdotto in una cultivar con alti standard qualitativi per migliorare un carattere.

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