Dalla Sicilia occidentale parte una delle più ambiziose iniziative italiane nel comparto dei piccoli frutti. Si chiama AgroBlu ed è un progetto che punta a sviluppare una filiera innovativa del mirtillo premium in controstagione (allevato in coltura protetta), con l'obiettivo di raggiungere 100 ettari di superficie coltivata e una produzione stimata tra 1 e 1,5 milioni di chilogrammi entro il 2028. Un investimento che coniuga innovazione agronomica, sostenibilità ambientale, occupazione e organizzazione commerciale integrata.
Un progetto nato dall'incontro tra agricoltura e finanza
L'iniziativa prende forma nel 2024 e si concretizza nei primi mesi del 2025 con l'acquisizione dei terreni destinati agli impianti. Determinante è stato l'ingresso del fondo di investimento Idea Agro, realtà che gestisce oltre 1.000 ettari di colture permanenti in Italia tra mandorleti, noccioleti, noci, agrumeti e avocado.
Come spiega Giacomo Rizzo, CEO e Presidente S.P.O. Zentrum, il supporto finanziario ha consentito di superare i limiti tipici delle aziende agricole familiari e di immaginare, fin dall'inizio, uno sviluppo su scala industriale. L'obiettivo è costruire una filiera integrata capace di controllare produzione, lavorazione e commercializzazione, rivolgendosi ai mercati premium nazionali ed europei.
Perché la Sicilia occidentale
La scelta dell'areale non è casuale. AgroBlu basa, infatti, la propria strategia produttiva su una varietà esclusiva di mirtillo low chill, il cui nome rimane coperto da segreto industriale.
La genetica utilizzata è caratterizzata da bassissimo fabbisogno in freddo, elevata vigoria vegetativa, fioritura precoce, ottima adattabilità alla coltivazione fuori suolo, elevata produttività e una notevole capacità di conservazione post-raccolta. Le bacche si distinguono, inoltre, per la pezzatura particolarmente elevata e per la consistenza della polpa.
La Sicilia occidentale offre condizioni ideali per questa tipologia produttiva: oltre alle temperature, è la qualità dell'acqua a essere idonea. Il mirtillo richiede infatti acque a bassissima conducibilità elettrica, idealmente comprese tra 400 e 600 µS/cm. Valori superiori a 1.000 µS/cm rendono la coltivazione praticamente impossibile.
Nell'areale individuato dall'azienda, già conosciuto grazie a una lunga esperienza agricola familiare, sono presenti sia la qualità idrica necessaria sia condizioni climatiche particolarmente favorevoli che consentono di anticipare notevolmente la raccolta.
La precocità rappresenta, infatti, uno dei principali punti di forza del progetto: il mirtillo Agroblu arriva sul mercato già a gennaio, periodo in cui non esiste ancora una produzione italiana concorrente.
I principali concorrenti internazionali sono oggi Perù, Cile, Sudafrica e, in parte, Emirati Arabi Uniti, paesi che hanno sviluppato produzioni controstagionali destinate ai mercati europei.

La coltivazione fuori suolo
L'elemento che distingue maggiormente AgroBlu dalle coltivazioni tradizionali è il sistema di produzione.
Le piante vengono allevate in vaso, all'interno di strutture protette, utilizzando substrati tecnici appositamente formulati per il mirtillo. La scelta della coltivazione fuori suolo non risponde soltanto a esigenze produttive, ma rappresenta anche una precisa strategia di sostenibilità.
Nei sistemi fertirrigui intensivi tipici delle aree mediterranee il rischio di salinizzazione del terreno è elevato. La coltivazione in contenitore consente, invece, di limitare l'accumulo di fertilizzanti nel profilo del suolo, preservando la fertilità naturale e l'attività biologica dei terreni circostanti.
Un ulteriore vantaggio consiste nella possibilità di coltivare il mirtillo senza dover modificare profondamente terreni naturalmente poco adatti alla specie mediante costose correzioni chimiche. La dimensione dei contenitori viene scelta in funzione della varietà e degli obiettivi aziendali. Generalmente, vengono impiegati vasi da 30 a 45 litri, capaci di garantire un corretto equilibrio tra sviluppo vegetativo, produttività e durata dell'impianto.

Il ruolo strategico del substrato
Il substrato utilizzato è costituito da una miscela di torba e fibra di cocco, attentamente formulata per garantire un ambiente radicale stabile durante tutto il ciclo produttivo.
Particolare attenzione viene posta al mantenimento di un pH acido, requisito indispensabile per il mirtillo, e alla granulometria del materiale. Una struttura eccessivamente fine potrebbe, infatti, compromettere l'ossigenazione radicale e accelerare i fenomeni di compattamento.
Secondo il business plan aziendale, l'impianto ha una vita economica di circa dieci anni e, grazie alla qualità dei materiali impiegati e alla corretta gestione irrigua, non dovrebbe essere necessario sostituire il substrato durante questo periodo. Evitare eccessi o carenze idriche permette di mantenere inalterate nel tempo la struttura fisica, la capacità drenante e il livello di ossigenazione del substrato.
Nutrizione e irrigazione di precisione
L'intero sistema produttivo è costruito attorno ai principi dell'agricoltura di precisione. La fertirrigazione viene modulata quotidianamente in base alla fase fenologica della coltura, accompagnando lo sviluppo vegetativo, la fioritura, l'allegagione, l'ingrossamento delle bacche e la maturazione.
Non esistono valori standard di conducibilità elettrica validi per tutta la stagione. La composizione della soluzione nutritiva varia continuamente in funzione della qualità dell'acqua disponibile, delle condizioni climatiche, dello stato fisiologico della pianta e delle caratteristiche del substrato massimizzando l'efficienza nutrizionale e minimizzando le dispersioni.
Acqua: meno consumi e maggiore efficienza
Grazie alla distribuzione localizzata dell'acqua direttamente nella zona radicale, all'elevata uniformità degli impianti e al monitoraggio continuo delle condizioni colturali, il sistema consente un risparmio idrico stimato tra il 30% e il 35% rispetto alle coltivazioni tradizionali.
L'azienda prevede inoltre di raggiungere livelli di efficienza ancora maggiori grazie all'utilizzo di sonde in tempo reale e sistemi di controllo avanzati, con un potenziale risparmio fino al 50%.
Il fabbisogno irriguo viene determinato attraverso un approccio integrato che combina osservazioni agronomiche, sensori climatici installati all'interno e all'esterno delle serre e monitoraggio costante del drenaggio.
Particolare attenzione viene dedicata anche alla ventosità, fattore spesso sottovalutato ma in grado di influenzare significativamente la traspirazione delle piante.
Per evitare accumuli di sali all'interno del substrato viene mantenuta una quota di drenaggio generalmente compresa tra il 10% e il 20%, monitorando costantemente sia la conducibilità elettrica sia il pH della soluzione drenata.
Recupero delle acque e sostenibilità ambientale
Le acque di drenaggio provenienti dagli impianti vengono raccolte tramite apposite canaline e convogliate verso bacini di accumulo. Successivamente vengono riutilizzate per la fertirrigazione degli agrumeti aziendali.
Questo sistema consente di recuperare nutrienti ancora disponibili, ridurre gli sprechi e migliorare l'efficienza complessiva dell'azienda.
L'approccio ESG promosso dal fondo Idea Agro include inoltre l'impiego di tecnologie per il risparmio energetico e, dove consentito, di sistemi fotovoltaici e agrivoltaici. Nel caso specifico di AgroBlu, la presenza dell'azienda in un'area sottoposta a particolari vincoli ambientali limita, tuttavia, la realizzazione di nuove infrastrutture energetiche.

Freddo, clima e qualità produttiva
Nonostante si tratti di una varietà low chill, il freddo continua a svolgere un ruolo fondamentale. Il fabbisogno varietale è stimato tra 200 e 350 ore accumulate con temperature comprese tra 0 e 7 °C, con un valore ottimale intorno a 250-300 ore.
Tale requisito non influenza soltanto la produttività, ma anche la qualità della coltura. Una carenza di freddo può infatti causare vegetazione irregolare, allegagione disomogenea, eccessiva scalarità produttiva, squilibri vegetativi e ritardi nella differenziazione a fiore.
A incidere sul risultato finale non è soltanto il numero di ore accumulate, ma anche la continuità del freddo, le escursioni termiche, l'accumulo notturno e la gestione agronomica complessiva.
Difesa integrata e qualità premium
La strategia fitosanitaria segue rigorosamente i principi della lotta integrata.
Tutti gli interventi vengono effettuati esclusivamente sulla base del monitoraggio costante della coltura e non secondo calendari prestabiliti. Anche l'impiego di biostimolanti o di eventuali insetti utili viene valutato caso per caso.
In ambiente mediterraneo le principali avversità monitorate sono afidi e tripidi, controllati mediante trappole cromotropiche, osservazioni dirette e verifiche sui sintomi presenti su foglie e frutti.
L'obiettivo dichiarato è avvicinarsi il più possibile a una produzione a residuo zero, pur mantenendo la flessibilità necessaria per intervenire tempestivamente in caso di emergenze fitosanitarie.
Un microclima su misura
Le serre rappresentano uno strumento fondamentale per garantire continuità produttiva e qualità del raccolto.
L'alternanza tra film plastici e coperture retinate viene gestita in funzione dell'età delle piante, delle condizioni climatiche e degli obiettivi produttivi.
Le coperture consentono di modulare temperatura, luminosità, umidità e ventilazione nelle diverse fasi fenologiche, dalla differenziazione dei fiori alla maturazione delle bacche, riducendo l'influenza delle variabili climatiche esterne.
Investimenti elevati ma ritorni rapidi
La coltivazione del mirtillo richiede investimenti iniziali particolarmente consistenti.
Per realizzare un impianto ad alto livello tecnologico occorrono 180mila – 250mila euro per ettaro, contro circa 15mila euro necessari per un agrumeto tradizionale.
Tuttavia, la redditività è significativamente superiore e il rientro economico può avvenire in circa tre anni, grazie all'entrata in produzione immediata della coltura. I costi operativi sono stimati in circa 6 euro/kg, dei quali circa 4 euro/kg sono imputabili esclusivamente alla raccolta manuale.
Produzione, mercato e prospettive
Nel primo anno produttivo AgroBlu prevede una resa di circa 1,5 chilogrammi per pianta, pari a circa 150mila chilogrammi complessivi. A regime, entro il terzo anno, la produzione dovrebbe raggiungere 5-6 chilogrammi per pianta, con rese comprese tra 25 - 30 tonnellate per ettaro.
La raccolta si estende da gennaio a maggio, mentre la commercializzazione può proseguire fino a giugno grazie all'elevata shelf life della varietà utilizzata. Se normalmente un mirtillo premium viene considerato tale a partire da 18 mm di diametro, le varietà impiegate nel progetto presentano dimensioni medie comprese tra 18 e 26 mm, con punte che raggiungono i 30 mm. Per valorizzare questa caratteristica l'azienda ha investito anche in una calibratrice elettronica che consente di classificare i frutti in base alla pezzatura e indirizzarli verso differenti segmenti di mercato.
Le confezioni principali sono vaschette da 125 grammi, considerate il formato ideale per un prodotto premium. In periodi promozionali vengono proposte anche confezioni da 250 grammi. Sono, inoltre, allo studio nuove soluzioni di packaging per rafforzare il posizionamento distintivo del marchio.
Uno dei principali vantaggi competitivi del progetto risiede nella freschezza del prodotto. Mentre i mirtilli provenienti dal Sud America possono impiegare oltre un mese per raggiungere i mercati europei, il prodotto siciliano arriva al consumatore in pochi giorni dalla raccolta.
La scelta della monovarietà e il controllo diretto della filiera consentono, inoltre, di garantire standard qualitativi costanti e una maggiore stabilità commerciale, riducendo la forte volatilità che caratterizza il mercato internazionale del mirtillo.
Il mirtillo come opportunità occupazionale
Già nel 2026, con circa 40 ettari produttivi, l'azienda stima l'impiego di circa 1.000 addetti alla raccolta. A regime, con 100 ettari, il fabbisogno potrebbe superare le 2.500 persone.
Per affrontare il problema della manodopera, il progetto ha sviluppato un modello organizzativo innovativo basato sul coinvolgimento di donne attualmente fuori dal mercato del lavoro. Sono stati introdotti contratti estremamente flessibili, con possibilità di lavorare solo al mattino, al pomeriggio o nei fine settimana. Il sistema prevede, inoltre, premi legati alla qualità e alla quantità del raccolto.
L'obiettivo è intercettare una fascia di popolazione che spesso, soprattutto nelle aree rurali del Sud, rimane esclusa dal mondo del lavoro a causa degli impegni familiari.

Un modello agricolo ad alta intensità tecnologica
Oggi in Sicilia sono presenti appena un centinaio di ettari coltivati a mirtillo, concentrati principalmente tra il Ragusano e l'area di Caltagirone, in provincia di Catania. I circa 40 ettari già realizzati da AgroBlu rappresentano dunque uno dei più importanti investimenti mai avviati nell'Isola nel comparto dei piccoli frutti.
L'azienda guarda inoltre con interesse allo sviluppo futuro di altre specie come more e lamponi, da integrare nell'offerta commerciale.
La vera innovazione del progetto, tuttavia, non risiede soltanto nella varietà coltivata o nella precocità della produzione.
Il valore distintivo di AgroBlu è rappresentato dall'intero sistema produttivo: un modello agricolo ad alta intensità tecnologica e gestionale che combina coltivazione fuori suolo, controllo climatico, fertirrigazione di precisione e programmazione commerciale. Un approccio che punta a trasformare il "mirtillo siciliano" da curiosità produttiva a nuovo simbolo dell'ortofrutta premium italiana. Un concetto che oggi può apparire insolito, ma che secondo i promotori potrebbe diventare, nei prossimi anni, un nuovo simbolo dell'ortofrutta premium dell'Isola, sfruttando il valore percepito del marchio Sicilia e la capacità di offrire un prodotto nazionale in una finestra di mercato finora dominata dalle importazioni.







