Affrontare le principali tematiche della moderna actinidicoltura, favorendo l’incontro tra ricercatori, tecnici e imprenditori agricoli. È stata questa la finalità delle Giornate Tecniche GdL SOI Actinidia in Calabria, organizzate in due giorni di lavoro, con visite in campo e una sessione tecnico-scientifica, per favorire la discussione tra i partecipanti e preparare la partecipazione della comunità tecnico-scientifica della SOI al convegno internazionale ISHS XII International Symposium on Kiwifruit, che si terrà a Matera dal 5 al 10 settembre 2027. La sessione di interventi tecnico-scientifici di carattere divulgativo, tenuta presso il Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e moderata da Cristos Xiloyannis, coordinatore del GdL SOI Actinidia, ha esordito salutando il notevole sviluppo dell’actinidicoltura in Calabria, che, sorta negli anni 80 del secolo scorso, ha continuato a crescere, rinnovarsi ed espandersi, diventando una risorsa per la diversificazione colturale.
«La crescita di questa coltura è dovuta a più fattori – ha affermato Gregorio Gullo dell’Università di Reggio Calabria –: una classe imprenditoriale specializzata, il ricambio generazionale, la capacità di recepire l’innovazione nelle tecniche colturali e nelle scelte varietali, la presenza di organizzazioni di produttori efficienti, l’introduzione di nuove varietà appartenenti a Club, un sistema universitario e formativo vicino al territorio, l’espansione verso areali vocati, il contenimento di patologie rivelatesi altrove ben più gravi. Inoltre la diffusione dell’Actinidia chinensis, caratterizzata da un minore fabbisogno in freddo, ha permesso l’affermazione di cultivar a polpa gialla che hanno trovato un ambiente pedoclimatico molto vocato».
La morìa ha riportato l'agronomia al centro
L’attenzione dei relatori della prima parte della sessione si è concentrata sulla sindrome del declino improvviso del kiwi (KVDS), altrimenti detta moria del kiwi. «La necessità di una gestione attenta degli equilibri agronomici per acqua, ossigeno e radici è fondamentale per la salute del suolo e della pianta» ha evidenziato Bartolomeo Dichio dell’Università della Basilicata. «La morìa ci ha cambiati, in meglio! – ha garantito Marco Mastroleo di Zespri presentando i risultati di una ricerca condotta con l’Università della Basilicata, attenta a evitare il ristagno idrico e basata su irrigazione della chioma e bilanciamento della chioma –. Abbiamo messo la pianta e le sue esigenze al centro delle nostre attenzioni, imparato a decidere sulla base delle evidenze scientifiche, riscoperto le buone pratiche agricole». Leonardo Schena dell’Università della Calabria ha sottolineato che «i fattori abiotici, come il ristagno idrico, sono condizioni necessarie per lo sviluppo della malattia, ma non ne costituiscono la causa, mentre la natura biotica della moria del kiwi è supportata da solide evidenze scientifiche». La pianta del kiwi risponde in modi fisiologicamente distinti al ristagno idrico, all’infezione da oomiceti e al suolo affetto da KVDS, questi ultimi due fattori più simili fra loro, ha sostenuto Francesco Spinelli dell’Università di Bologna. «Il ristagno idrico, in un terreno sano, non compromette da solo in maniera significativa la fotosintesi e lo sviluppo della pianta. La KVDS altera in modo marcato l’equilibrio ormonale e riduce la fotosintesi indipendentemente dal ristagno idrico».
Davide Nari di Agrion ha presentato esperienze a confronto e prime valutazioni su nuovi portinnesti del kiwi per prevenire la moria, rilevando «la necessità di introdurre indicatori e protocolli di valutazione dei portinnesti comuni e condivisi e di avviare una prova comune in più siti e regioni con materiali e condizioni colturali confrontabili» e suggerendo alcuni aspetti da approfondire, come la tecnica vivaistica di propagazione delle piante, la progettazione dell’impianto e altri ancora. L’impiego di portinnesti per superare la problematica della morìa è stato un tema proposto anche da Gianni Tacconi del Crea-Genomica e Bioinformatica. Gli impatti di nuovi portinnesti di actinidia sulla filiera vivaistica e produttiva sono stati illustrati da Giovanni Santi di New Plant.
Effetti della restrizione idrica sulla qualità post-raccolta
Gli effetti della restrizione idrica sulla qualità post-raccolta in Actinidia chinensis sono stati comunicati da Antonio Dattola dell’Università di Reggio Calabria, presentando i risultati di una prova di campo secondo i quali «è possibile ridurre significativamente i volumi idrici mantenendo un controllo accurato dello stato funzionale della coltura». Infine Maurizio Quartieri dell’Università di Bologna ha rivelato «come sia possibile ottimizzare l’irrigazione del kiwi giallo con il Dss “Smarter”, che ha permesso di gestirla in funzione della reale disponibilità di acqua nel terreno».
Tutte le operazioni colturali contribuiscono alla qualità
La coltivazione del kiwi non è legata, ovviamente, solo alla moria delle piante. Per cui la seconda parte della sessione tecnico-scientifica si è occupata della tecnica colturale a tutto tondo. Poiché la qualità del kiwi nasce in campo, Cristina Fabbroni di Jingold ha esposto le principali tecniche agronomiche che la influenzano. «Tutte le operazioni colturali sono fondamentali perché ognuna di esse contribuisce a ottenere la qualità ottimale: diradamento, impollinazione, impiego di fitoregolatori, concimazione, gestione della chioma, gestione dell’irrigazione, difesa fitosanitaria, potatura invernale ed epoca di raccolta».
Le opportunità e le possibili implicazioni dell’impiego di formulati ad azione fitoregolatrice su kiwi per lo sviluppo dei frutti sono state riferite da Gianni Ceredi di Apofruit. «In due periodi di sperimentazione, 2020-2023 e 2024-2025, numerosi sono stati i risultati positivi ottenuti e confermati, come un incremento di pezzatura significativo e proporzionale alla dose impiegata».
Una valutazione triennale degli effetti del compost tea sulla resa e sui parametri qualitativi del kiwi Gold è stata presentata da Gessica Altieri dell’Università di Salerno. «L’utilizzo del compost tea ha determinato un incremento delle classi di maggiore pezzatura (105-135 g/frutto) e, al terzo anno di sperimentazione, un aumento della sostanza secca e, quindi, della tenacità dei frutti rispetto al controllo».
La valutazione di nuovi genotipi maschili di Actinidia spp. per il miglioramento dell’efficienza dell’impollinazione nei sistemi colturali europei è stata proposta da Anna De Vizio di Kiwifruit Breeding Centre. «La scelta del genotipo maschile è une decisione di progettazione per l’intero sistema, non un dettaglio minore, per più ragioni: l’attuale limitata disponibilità di piante maschili, il declino della produzione di polline, la disponibilità di nuove aree di coltivazione con condizioni di clima e suolo differenti, gli effetti sempre più imprevedibili del cambiamento climatico, con impatti significativo sulla fioritura».
Botryosphaeriaceae, problematica emergente
L’analisi di una problematica fitosanitaria sul kiwi emergente in Italia, quella delle Botryosphaeriaceae, è stata compiuta da Benedetto Linaldeddu dell’Università di Padova. «Oltre a praticare la lotta integrata o quella biologica, è opportuno non trascurare il rispetto di adeguate misure preventive: disinfettare gli attrezzi da taglio (forbici e seghetti), proteggere le ferite, tagliare e allontanare il materiale vegetale sintomatico. Per gestire al meglio il patosistema Botryosphaeriaceae/kiwi occorre: rispettare i protocolli per l’ispezione e la certificazione del materiale vivaistico, adottare modelli previsionali in grado di individuare i periodi a elevato rischio di infezione, attuare piani di difesa che tengano conto di eventuali infezioni multiple e coinfezioni con Phytophtora».







