Qualità riproduttiva del materiale di propagazione della fragola

fragola, materiale, propagazione
Tray plant
Le informazioni sulla qualità delle piante da vivaio fornisce ai fragolicoltori la possibilità di stimarne il potenziale produttivo e il reale valore agronomico. L’architettura della pianta fornisce elementi per adeguare al meglio le tecniche colturali (distanze d’impianto, concimazioni, forzature) in funzione delle aspettative legate a ciascun ciclo produttivo.

Le piante di fragola possono essere propagate applicando diverse tecniche vivaistiche (in base al materiale di propagazione, tipo di contenitore o a radice nuda, conservazione frigorifera, dimensioni) che consentono di distinguerle in diverse tipologie commerciali:
• piante fresche, raccolte dal vivaio a inizio autunno prima del riposo vegetativo con tutte le foglie (“green plants”) o defogliate meccanicamente (‘fresh plants’) e pronte per il trapianto;
• cime radicate, ottenute dalla radicazione di stoloni in vassoi alveolati nebulizzati dove rimangono 3-4 settimane risultando di piccole dimensioni;
• piante frigoconservate (o semplicemente “frigo”), prodotte a partire da stoloni radicati ed estirpate a radice nuda dopo l’inizio del riposo vegetativo invernale, conservate in cella frigorifera fino alla piantagione, a loro volta distinte, in funzione del diametro alla base della corona e alla lunghezza delle radici, in piante di categoria A (8–12 mm; 10 cm), A+ (12-15 mm; 12 cm), AA+ (15-18 mm; 14 cm);
• “waiting bed”, piante di grandi dimensioni, ben sviluppate, trapiantate e cresciute in un letto di attesa fino al riposo invernale e poi frigoconservate fino alla piantagione;
• “tray plant”, prodotte a partire da stoloni o cime radicate, disposte durante l’estate in vasi (volume 250-280 cm3, 7–8 cm di diametro) contenenti substrato, in vivaio, dove rimangono almeno 3-4 mesi per poi essere prelevate con tutto il substrato e frigo conservate;
• “minitray” che, rispetto alle piante tray, vengono fatte radicare almeno una settimana più tardi in vasi più piccoli (volume 150 cm3, 5–6 cm di diametro);
• “quickpot”, piccole piante prodotte in tempi brevi a partire da stoloni radicati in vasi molto piccoli (dimensioni 35 x 35 x 70 mm).
Per ciascuna tipologia di pianta, determinati elementi qualitativi risultano prioritari e indispensabili per il raggiungimento del livello produttivo atteso da quel tipo di materiale. Non esiste uno standard valido per tutte le tipologie, oltre al necessario e obbligatorio pre-requisito della corrispondenza genetico-sanitaria.
La tecnica vivaistica consente di applicare varie strategie di programmazione, in funzione della presenza di infiorescenze differenziate nelle piante destinate alla piantagione, soprattutto finalizzate ad ottenere produzioni fuori stagione e su substrati fuori suolo. Per questo, la definizione dell’attitudine produttiva in termini di entità e di durata diventa un elemento fondamentale per caratterizzare il livello qualitativo delle piante in funzione del loro possibile utilizzo produttivo. A tal fine, devono essere prese in considerazione le informazioni sul numero di infiorescenze, la posizione lungo il germoglio e la fase di sviluppo di ciascuna infiorescenza.

Leggi l’articolo completo su Frutticoltura n. 12/2016 L’Edicola di Frutticoltura

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