Mela Annurca alla conquista di nuovi mercati

mela annurca
Utilizzando la forma a fusetto la carica produttiva si presenta elevata fin dai primi anni d’impianto e anche gli interventi di potatura sono più limitati rispetto ad altri sistemi di conduzione.
Aumentano le richieste e i nuovi impianti

“Negli ultimi anni si è assistito ad un incremento della domanda di mele Annurca in tutta Italia e ciò è testimoniato dal fatto che il prodotto scarseggia già ad aprile, mentre in passato la commercializzazione si prolungava fino a giugno inoltrato”. È quanto ci riferisce Giuseppe Giaccio, Presidente del Consorzio “Melannurca Campana”, che ci spiega come sta evolvendo il mercato di questo importante prodotto tipico regionale. “Si è registrato un vero e proprio boom di iscrizioni di nuovi meleti all’IGP”, prosegue Giaccio “e ciò è dovuto alla modifica del disciplinare di produzione fatta nel 2016 che sta producendo oggi i suoi effetti.
Le modifiche consentono di aumentare la densità dalle 1.200 piante/ha del passato alle attuali 1.666 e la resa massima consentita passa dalle 33 t/ha alle attuali 45. “Queste modifiche”, spiega Giaccio, “hanno consentito ai frutticoltori di adottare forme di allevamento innovative (fusetto) e sesti d’impianto più fitti. Tutto ciò ha comportato un incremento delle produzioni con abbattimento dei relativi costi”.
Naturalmente ciò comporta anche una rivisitazione della tecnica agronomica. “Per mantenere gli impianti in condizioni ottimali”, prosegue il Presidente, “i frutticoltori si devono impegnare a contenere la dimensione della pianta con idonee tecniche di potatura e a gestire la nutrizione, idrica e minerale, in maniera opportuna”.
Attualmente, si stima che le produzioni che si fregiano del marchio IGP rappresentano il 35% del totale. “I frutticoltori hanno compreso l’importanza del riconoscimento IGP per poter commercializzare con successo la mela Annurca e le iscrizioni al Consorzio sono in continuo aumento”. Aumentano anche le superfici investite ad Annurca in aree non tradizionalmente vocate a questa coltura. “Molte aziende hanno abbandonato specie in crisi, soprattutto il pesco, per investire su Annurca e, in alternativa, sul nocciolo. Così anche nel “basso casertano” si ritrovano nuovi impianti di questa pregevole varietà di melo”.
Resiste ancora un segmento produttivo rappresentato da piccole aziende, spesso condotte da frutticoltori anziani, che preferiscono perseguire la “piccola vendita” e non aderiscono al marchio IGP. “Tuttavia, l’interesse per il prodotto “a marchio” cresce sempre di più e diventa difficile da gestire. Una mano all’Annurca è venuta anche dalle quotazioni in aumento di altre varietà di mele durante gli ultimi mesi (anche a causa delle gelate che nel 2017 hanno diminuito l’offerta) che ha ridotto il gap di prezzo esistente in passato”.
Tra l’altro, le varietà di Annurca coltivate, in particolare il clone “Rossa del Sud”, che arrossiscono parzialmente già sulla pianta, ha diminuito l’onere della pratica dell’arrossamento in melaio. “Lasciando per meno tempo i frutti in melaio”, specifica Giaccio, “oltre ad un evidente risparmio economico, migliora la qualità del frutto e viene prolungato il tempo di conservabilità. Ho potuto constatare che, dopo circa sei mesi di conservazione, i frutti mantengono intatte le caratteristiche di croccantezza, mentre la polpa di altre varietà di mele inizia a diventare farinosa. Questo vantaggio è esaltato quando si effettua una raccolta scalare, praticando almeno tre interventi in modo da raccogliere i frutti in uno stadio ottimale di maturazione”. n

Carlo Borrelli

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