La qualità paga, soprattutto con uve da tavola colorate e senza semi

uva da tavola
Grappoli di uva da tavola colorati e senza semi.

Nei territori vocati, si assiste finalmente ad una ripresa dei nuovi impianti di uva da tavola, da innestare su viti selvatiche. Questa tecnica, resa possibile dalla disponibilità in loco di manodopera specializzata, consente di procrastinare di un anno la scelta della varietà da impiantare, cogliendo quindi le ultime indicazioni provenienti dal mercato. La scelta non è facile, poiché condizionerà tutta la vita del vigneto, circa 20 anni, salvo operazioni di reinnesto, peraltro non molto diffuse nel settore. Cogliere in tempo i segnali di mutamento della richiesta del mercato può quindi assicurare il successo dell’investimento, mentre il contrario può comportare gravi perdite finanziarie a seguito dei notevoli investimenti richiesti per la realizzazione dei vigneti di uva da tavola.
Tale ripresa interromperà il calo della superficie vitata nazionale destinata alla coltivazione di uva da tavola con il recupero delle perdite verificatesi negli ultimi anni. Tale importante novità scaturisce dalla crescente affermazione, delle varietà apirene, richieste sempre più dal mercato. I nuovi impianti si orientano, infatti, per la stragrande maggioranza, verso tale tipologia di uva.
La campagna 2017 dell’uva da tavola italiana si è ormaiconclusa, con risultati positivi, sia per la produzione, sia per i consumatori. Analizzando la campagna di commercializzazione nel suo complesso, con particolare attenzione al territorio di maggiore coltivazione, quello pugliese, nella prima parte di essa, cioè da luglio a metà settembre, l’ottima qualità dell’uva da tavola non è stata remunerata secondo le attese degli operatori a causa della concorrenza di Spagna e Grecia, mentre dalla seconda quindicina di settembre il prezzo è stato più vicino alle aspettative dei frutticoltori, con assorbimenti stabili e continui da parte del mercato.
La produzione è stata ottima, con clima caldo ed asciutto che ha permesso un risparmio economico per la minore necessità di trattamenti fitosanitari. Principalmente a causa della siccità, si è riscontrato una minore resa per ettaro, con cali di circa il 25% rispetto alle medie pluriennali delle diverse varietà, ma con punte più alte per alcune di esse, come Black Magic e Red Globe; stesso calo medio anche per le uve apirene, generalmente.
Si è confermata l’ascesa delle produzioni e della richiesta al consumo delle uve senza semi, sempre più gradite dal consumatore, non solo del Nord Europa, ma anche da consumatori fino ad ora meno sensibili a tale novità, come quelli francesi, svizzeri ed italiani, con prezzi in genere vantaggiosi rispetto a quelli spuntati dalle uve con semi. Per i coltivatori questo riscontro deve essere recepito come monito per un’ulteriore maggiore attenzione verso il cambiamento varietale, senza tralasciare alcune produzioni di pregio tradizionali come le varietà Victoria e Italia.
Per quanto riguarda il packaging, si conferma che il confezionamento in vaschetta da 500 g di uva e/o l’utilizzo di “carry bag” sono è sempre più gradito dal consumatore.
In definitiva, oltre che sul piano mercantile, si può considerare questa campagna in maniera piuttosto positiva, sia per l’ottima qualità estetica e gustativa dell’uva, con bel colore e buon sapore, sia dal punto di vista fitosanitario, con ripercussioni positive sul basso contenuto di residui di agrofarmaci sull’uva e, più in generale, dal punto di vista della sostenibilità ambientale.
Per concludere, ancora una notazione: sul mercato sta aumentando la quota delle uve colorate rispetto al passato; infatti, dal rappresentare circa il 20% dell’uva da tavola commercializzata, si sfiora ormai il 50%, anche a seguito degli ottimi comportamenti mostrati sul piano nutraceutico. n

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome