Pero: in cerca di nuove varietà, soprattutto colorate

nuove varietà
pera Grafin Gepa
Sono tante le nuove varietà passate al vaglio dei campi sperimentali nell’ultimo ventennio, poche quelle realmente affermatesi. Tutto il mondo propone nuove pere per assecondare standard di consumo che cambiano. Buccia rossa e polpa croccante per rinnovare l’offerta.

Il miglioramento genetico del pero è abbastanza prolifico, anche se con minor frenesia rispetto ad altre specie come, ad esempio, melo e pesco. Sono infatti abbastanza frequenti i rilasci di nuove varietà di pero in Europa e nel mondo, specie nei Paesi centro-orientali. Poche o pochissime sono le varietà estere della specie europea che hanno dimostrato di adattarsi agli ambienti italiani fino a livelli competitivi con gli attuali standard commerciali, basati su poche ed antiche varietà, a partire da Abate Fétel e Conference.
Il breeding italiano, comunque, non è rimasto inerte: sia il Crea di Forlì, sia l’Università di Bologna hanno introdotto recentemente una decina di varietà, alcune delle quali si sono già affermate (vedi Carmen e la promettente Falstaff), con centinaia di ettari di nuova superficie a coltura, ed altre ancora in osservazione in vari ambient di prova che per ora hanno acquisito piccoli spazi commerciali.
Per il pero, come è noto, occorrono molti anni di riscontri sperimentali, affiancati da quelli di mercato e dalle prove di conservazione e di “shelf life”, prima di poter aspirare ad entrare nel novero delle varietà indicate per i nuovi impianti.
In questi ultimi anni la tendenza europea è quella di puntare su pere a buccia rossa o ampiamente sfumata di rosso (tipo Forelle, mai affermatasi in Italia), per poter diversificare il mercato. Il tentativo, alcuni decenni or sono, di coltivare pere rosse fallì in gran parte (salvo il modesto successo della cv Max Red Bartlett). Si trattava, allora, per lo più di mutanti rossi di Decana del Comizio, Butirra Anjou e di varietà rossastre, come Cascade. Ora però il problema si è riproposto a seguito del concomitante lancio di varietà rosse o screziate o macchiate di rosso (le sudafricane Cheeky® insieme ad un mutante rosso di Forelle, oppure in Europa la Sweet Sensation®, mutante di Decana del Comizio, che a sua volta ha originato in Belgio un mutante totalmente rosso “Me amore”).
Tante novità, poche realtà
Il prezioso lavoro di valutazione del nuovo materiale genetico svolto da parte del Gruppo di Lavoro Mipaaf-Crea negli ultimi venti anni ha escluso, per validi motivi, la metà delle 123 novità di pere testate dal 1993 in poi; fra queste, alcune novità lanciate in Europa (Canal Red, Cascade, Concorde, Delbard Premier e Delbard Delice, Delsavor, Dicolor, Harrow Crisp, Harrow Gold, Harrow Sweet, Honey Sweet, Hortensia, Isolda, Preguy Star, Red Anjou, Rosired Bartlett, Sensation, Uta, Xenia). Alcune di queste sono state riproposte di seguito con altro nome (es. Gold Sensation al posto di Uta, una pera Kaiser-simile).
Di tutte queste varietà sopraelencate non poche sono mutanti rossi di varietà classiche, che in generale hanno dimostrato instabilità genetica regressiva (vedi il classico esempio di Red Bartlett) o minore produttività o insufficiente capacità di adattamento ambientale. Attenzione quindi a testarne bene il comportamento in campo prima di scegliere. In generale danno più garanzie le pere rosse che derivano da incrocio e selezione, rispetto a quelle descritte da mutazioni.
Fra le novità di pere in osservazione, varietà potenzialmente interessanti sono Falstaff e CR-FR94 del Crea di Forlì, Lucy Red, Lucy Sweet, Early Giulia dell’Università di Bologna, Cheeky® (Sud Africa), Celina (Q.Tee) somigliante a Forelle, Golden Russet Bosc (un mutante ambrato di Kaiser), Grafin Gepa (epoca Conference, rossastra), Royal Red Comice, un altro mutante rosso di Decana del Comizio, Migo® e altre ancora.
In tale contesto emerge, in primo piano, Falstaff, una sorta di “Abate rossa” per la sua somiglianza di forma con Abate Fétel, lanciata qualche anno fa dal Crea di Forlì e diffusa in esclusiva da New Plant di Cesena ai suoi associati. Lo stesso Crea ha ormai pronte due selezioni come FRF94 e FRF79 (vedi Pallotti et al., 2016), mentre anche all’Università di Bologna sono in corso di selezione alcuni interessanti incroci a buccia parzialmente rossa, somiglianti pure, per forma, pezzatura e in parte sapore, ad Abate Fétel (es. Lucy Red) o William o Cascade.
È difficile che le nuove pere possano sovvertire l’assetto varietale classico, molto ben consolidato e troppo noto e familiare ai consumatori, se sono molto simili a quelle esistenti. Le nuove pere dovrebbero trovare spazi commerciali aggiuntivi in quanto diverse per qualche carattere riconoscibile (es. calendario di maturazione o tolleranza ad avversità), come è stato per Carmen che ha sfondato nel settore delle precoci, anticipando la maturazione di William, o per Bohème e Aida per la loro discreta resistenza al colpo di fuoco batterico. Per affermarsi devono comunque manifestare qualcosa di nuovo ed attrattivo per il mercato; ad esempio, diverse tipologie di polpa (croccante vs. fondente) come descritto nella nota a parte.
Ma per potersi affiancare alle varietà tradizionali occorre soprattutto che abbiano trovato un editore od esclusivista disposto a fare su esse rilevanti investimenti (a cominciare dalla brevettazione, qualora l’editore o esclusivista abbia finanziato anche il programma di breeding) oppure che abbia acquistato i diritti di propagazione e di disponibilità del prodotto raccolto, per poterne controllare il mercato (cioè seguire il modello club). È il caso della pera invernale Angelys®, francese, gestita interamente in Italia dal Gruppo Spreafico.
Non è dunque facile per i breeder fare tutto da soli (ancorché il programma sia stato finanziato dallo Stato o da altro ente pubblico). Si deve trovare un soggetto – per es. gruppo di produttori o vivaista o società per la gestione di brevetti (quindi il futuro esclusivista) - disposto a sviluppare, dopo il lancio, anche la filiera del prodotto. È qui che si sente necessario l’inserimento di un filtro, cioè di un ente terzo per la valutazione del prodotto sotto tutti gli aspetti (agronomico-qualitativi, economici e di mercato) che interessano tutti i soggetti della filiera, per farne conoscere pregi e difetti, e capace di svolgere opera di corretta informazione sia per chi produce e distribuisce, sia per chi consuma.
Si vuole ancora sperare che, dopo il forzato abbandono del Ministero, le Regioni possano farsi carico, insieme ai privati, dello sviluppo di un progetto dedicato, almeno nelle aree pericole più importanti, alla valutazione del nuovo materiale genetico.
Gli obiettivi del miglioramento varietale
Negli obiettivi degli attuali breeder ci sono alcune priorità, volte soprattutto ad una nuova pericoltura sostenibile che non può non attingere dalla genetica i caratteri prioritari, come ad es. la resistenza a malattie (e per il pero vanno considerati non solo il “fireblight” o il deperimento da fitoplasmi), e alle vecchie e nuove avversità ambientali conseguenti alle modificazioni climatiche (come ad es. le alte temperature estive e gli stress idrici), alla costanza produttiva e alle rese unitarie, spesso troppo basse (<25 t/ha), ma anche alle tipologie del frutto (forma anzitutto riconoscibile), nonché all’alta qualità. Sono certamente molto importanti alcuni aspetti legati alla colorazione della buccia in diverse gradazioni (la colorazione rossa della polpa non è per il momento presa in considerazione, nel pero), la conformazione e la dimensione del frutto, compreso il tipo di peduncolo.
Poi certamente importante è la polpa, di cui si cercano nuove tipologie al di fuori di quelle tradizionali fondente/succosa della Decana del Comizio, oppure compatta, dura-fine di William o compatta-fondente di Conference. Si cerca, in particolare, un tipo di polpa croccante, fragile, succosa, senza essere gocciolante, senza sclereidi o granulosità eccessiva e, soprattutto, senza una rapida degradazione interna (imbrunimento, disfacimento rapido, ammezzimento). Tutti vorrebbero prevenire l’insorgenza del rapido intenerimento della polpa conseguente al decadimento della consistenza post-climaterico, proprio delle pere estive.
Anche le caratteristiche qualitative sensoriali della pera devono emergere distintamente, con un giusto equilibrio dolce-acido, aromatico (sono un centinaio e oltre le molecole di composti volatili che caratterizzano il sapore tipico, come quello delle pere William). Per i polifenoli, alcuni di questi sono apprezzati purché non raggiungano l’astringenza. Il periodo in cui la pera raggiunge, mantenendola, l’espressione della massima qualità organolettica in genere è sempre troppo breve – pochissimi giorni – poi si deve buttar via.

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