Patate, produttori e industria fissano l’accordo per il 2010

ORTOFRUTTA. Patate, nasce l’Osservatorio nazionale di filiera

Gli operatori del settore pataticolo fanno quadrato. E al termine di una difficile campagna 2009, con quotazioni all’origine in calo, a seconda delle zone, tra il 10% e il 25%, siglano l’accordo interprofessionale 2010 per il prodotto destinato alla trasformazione, con prezzi indicativi appena inferiori a quelli dell’anno scorso. E intanto realizzano l’Osservatorio nazionale della patata, uno strumento finalizzato a migliorare la gestione dell’offerta e offrire ai consumatori più garanzie sul piano della qualità e della sicurezza alimentare.

Gli operatori del settore pataticolo fanno quadrato. E al termine di una difficile campagna 2009, con quotazioni all’origine in calo, a seconda delle zone, tra il 10% e il 25%, siglano l’accordo interprofessionale 2010 per il prodotto destinato alla trasformazione, con prezzi indicativi appena inferiori a quelli dell’anno scorso. E intanto realizzano l’Osservatorio nazionale della patata, uno strumento finalizzato a migliorare la gestione dell’offerta e offrire ai consumatori più garanzie sul piano della qualità e della sicurezza alimentare.

Per un settore considerato «di nicchia» – una superficie investita in Italia di circa 70mila ettari, una produzione di 1,75 milioni di tonnellate, di cui 1,5 milioni destinate al consumo fresco, il resto alla trasformazione industriale, e un giro d’affari di 600 milioni di euro – l’intesa raggiunta tra produttori e industria conferma la validità di un modello interprofessionale collaudato da oltre vent’anni. E questo in una fase di mercato che dopo la crisi dell’anno scorso inizia a registrare i primi segni di ripresa. Con le patate novelle raccolte in Sicilia quotate a 50-52 centesimi il chilo, quando nel 2009 non raggiungevano la soglia dei 50 centesimi.

Il nuovo accordo interprofessionale, in attesa della firma del ministro delle Politiche agricole, fissa – come l’anno scorso – un obiettivo di trasformazione di 170mila tonnellate e prezzi indicativi pari a 148 euro a tonnellata per il prodotto di fascia A (un euro in meno rispetto al 2009), 133 euro per la fascia B (erano 134), più eventuale opzione bonus malus, e 107 euro per la fascia B1 (come l’anno scorso).

In questo quadro di mercato, ha spiegato Luciano Torreggiani, presidente del Centro di documentazione per la patata di Bologna
che ha promosso l’Osservatorio nazionale, d’intesa con le Unioni nazionali dei produttori (Unapa e Italpatate), Fruitimprese (operatori commerciali) e Aiipa (industria), «l’obiettivo è ora favorire il confronto tra gli operatori del settore sull’andamento economico, individuando obiettivi comune anche in vista del nuovo scenario di riferimento europeo». Che dal 2012 vedrà il settore pataticolo confluire nell’Organizzazione comune di mercato.

«In Italia – ha detto Augusto Renella, coordinatore dell’Osservatorio – l’offerta è inferiore alla domanda, pari a 2,1 milioni di tonnellate l’anno, per un consumo medio pro-capite di 40 chili. Una quota, tra il 25 e il 35% dei consumi, viene importata, in particolare da Francia e Germania, e poi da Israele, Egitto e Marocco». Da qui, tra le funzioni dell’Osservatorio, quello di diventare uno strumento per razionalizzare l’offerta, ancora molto frammentata, e orientare meglio il prodotto sui mercati al consumo.

«Il settore difetta ancora in comunicazione – ha osservato Giulio Romagnoli, in rappresentanza degli operatori e dell’industria – e poi non possiamo continuare a lamentarci per il pressing dell’import da paesi terzi: se la produzione è deficitaria dovremo mettere in campo strumenti che ci consentano di guadagnare quote di mercato».

Insomma, ha aggiunto Gioacchino Russo, presidente di Italpatate, l’Osservatorio sarà «una scommessa tutta da giocare sulla collaborazione tra soggetti diversi». In ogni caso ha ricordato Sante Cervellati, presidente dell’Unapa il settore richiede «grande professionalità, visto che attualmente produrre patate costa fra 5.500 e 6.500 euro a ettaro, quando il valore della produzione non supera i 7mila euro».

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