Tecnologie per la melicoltura biologica: i test del Centro di Laimburg

melicoltura biologica
Una sintesi delle prove sperimentali condotte dal Centro di sperimentazione di Bolzano finalizzate a testare alcuni nuovi prodotti organici contro l’afide lanigero e la stanchezza del terreno nel caso di reimpianto. Per la prima volta testati gli effetti indotti da una rete impermeabilizzante sulla ticchiolatura.

Stanchezza del terreno
Nell’ambito di un progetto di ricerca internazionale (www.bio-incrop.org), presso il Centro di Sperimentazione Agraria e Forestale di Laimburg sono state condotte una serie di prove grazie alle quali si è studiato l’effetto sulla stanchezza del terreno di diversi compost e prodotti specifici presenti sul mercato. Le prove sono state condotte in serra e come indici sono stati presi in esame la lunghezza dei germogli e la sostanza secca formatasi. I compost presi in esame hanno dimostrato costantemente una lieve efficacia, ma rispetto al testimone sterilizzato la crescita è rimasta nettamente inferiore in tutte le tesi analizzate (Fig. 1). Tra i prodotti a base di microorganismi solo due tesi presentano un leggero miglioramento di crescita rispetto al testimone non trattato (Fig. 1).
Inoltre sono stati presentati i primi risultati provvisori della prova in pieno campo impostata nel 2014 dove sono state messe a confronto diverse pratiche agronomiche come la concimazione con compost; la solarizzazione (trattamento naturale con il calore tramite l’ausilio di un telo specifico), con e senza aggiunta di compost; il trattamento a vapore (Fig. 2) (con e senza l’aggiunta di CaO e rispettivamente con e senza la copertura con telo), così come i prodotti specifici Herbie® e Biofence®, a base di estratti vegetali (crucifere, ecc.), confrontati col prodotto chimico di riferimento Dazomet.
Dalla misurazione dei germogli e dalla circonferenza del tronco, alcune tesi presentavano, rispetto alla tesi di disinfestazione chimica, risultati interessanti; in autunno, inoltre, da ogni tesi sperimentale è stato prelevato un campione di terreno sul quale in serra sono stati coltivati dei semenzali. Le fotografie di questi semenzali evidenziano delle nette differenze nella crescita e nel colore delle foglie e delle radici (Figg. 3 e 4).
Riassumendo si può dire che gli estratti vegetali e ed i trattamenti a vapore hanno fornito dei risultati interessanti, anche se manca ancora una valutazione ambientale ed economica.
Afide lanigero
Il controllo dell’afide lanigero (Eriosoma lanigerum) è un tema molto importante nella frutticoltura biologica. Nel 2015 sono state impostate 3 prove. In una è stata messa a confronto l’efficacia della calce spenta rispetto al prodotto standard Polithiol. I risultati hanno messo in evidenza che, a differenza da quanto praticato in diverse aziende del Nord Italia, non è stato possibile riscontrare nessuna efficacia della calce spenta (Fig. 5).
In un’ulteriore prova pluriennale è stata presa in esame l’influenza di diverse tipologie di potatura (taglio di speronatura, taglio di speronatura + rete antigrandine, potatura lunga, potatura meccanica alla 12^ foglia, potatura meccanica prima della raccolta e taglio delle radici) sulla comparsa dell’attacco dell’afide lanigero. Il rilievo percentuale dell’attacco dei germogli nel 2015 indica chiaramente che con un intervento di potatura lunga, in grado di armonizzare la crescita vegetativa, si ottengono i risultati migliori. Il taglio delle radici è stato inserito nella prova solo quest’anno e quindi non è ancora possibile fornire dati indicativi.
In una prova in serra, invece, è stata valutata la sensibilità dei portinnesti americani G11 e G41 nei confronti dell’afide lanigero. A questo scopo i portinnesti sono stati messi a dimora in vasi ed infestati artificialmente con l’afide lanigero. Come termine di confronto sono stati scelti i portinnesti M9 T337, Pajam 2, Supporter 4 e Bud 9. La valutazione dell’attacco espressa in cm2/portinnesto, indica chiaramente che i soggetti G11 e G 41, rispetto agli altri portainnesti, sono stati attaccati solo lievemente dall’afide lanigero. Anche il portinnesto Pajam 2 nella prova ha manifestato un attacco di afide lanigero piú limitato. Emerge, comunque, la domanda se il portinnesto é in grado di influenzare il ciclo biologico dell’afide lanigero e fino a che punto la resistenza del portinnesto influenza il grado di attacco dell’albero intero.
Contenimento della ticchiolatura del melo
Da sempre la lotta alla ticchiolatura rappresenta un aspetto fondamentale. Le prove vengono finanziate attraverso i progetti Co-Free e Alt.RameInBio, i quali mirano ad una riduzione dell’utilizzo del rame nella difesa biologica. In una classica prova di contenimento degli attacchi primari, nel 2015 sono stati nuovamente saggiati diversi prodotti sviluppati nell’ambito del progetto Co-Free. Per la prima volta sono stati coperti degli interi filari di melo con la variante “Keep In Touch®” che rappresenta una doppia rete a maglie finissime per evitare la penetrazione della pioggia e quindi contenere la ticchiolatura.
I risultati ottenuti sono sicuramente interessanti (Fig. 6). È però necessario precisare che l’applicazione pratica (manodopera, messa in sicurezza dell’impianto da intemperie meteoreologiche, l’effetto diradante della rete in seguito ad un’impollinazione ridotta, effetto ombreggiamento, ecc.) nell’ambito delle condizioni di coltivazione altoatesine, deve essere ancora verificato, così come il consenso politico delle amministrazioni pubbliche (aspetto paesaggistico).

Tecnologie per la melicoltura biologica: i test del Centro di Laimburg - Ultima modifica: 2016-02-29T12:22:02+01:00 da Lucia Berti

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