Mandorlo, valida alternativa per la frutticoltura del territorio

mandorlo
Mandorlo, ramo
Si riducono le superfici coltivate a pesco e albicocco

La situazione frutticola metapontina nell’ultimo lustro sta subendo profonde modifiche dettate da situazioni ambientali e fitosanitarie. Nell’ultimo ventennio lo sviluppo della frutticoltura metapontina è stato rilevante soprattutto a favore di alcune specie quali albicocco e, secondariamente, pesco e nettarine. Per quest’ultima specie non si è verificata una forte espansione, anche a causa delle continue crisi di mercato che hanno colpito soprattutto fase intermedia e tardiva di maturazione.
Difatti, la peschicoltura lucana si è sviluppata prevalentemente nella fase precocissima con forti difficoltà nell’individuare varietà che consentissero di coniugare qualità e quantità. Tale situazione è stata condizionata anche dal fatto che le innovazioni varietali selezionate per l’ambiente meridionale in epoca precoce sono state numericamente inferiori a quelle delle fasi medie e tardive, per cui le poche varietà introdotte non sempre hanno risposto in maniera positiva nelle condizioni colturali locali.
Situazione diversa si è verificata per l’albicocco per cui la superfice è aumentata tanto da far guadagnare alla Basilicata il ruolo di leader nella produzione nazionale. Comunque, negli ultimi anni si sta verificando una contrazione della superficie soprattutto a causa di problematiche fitosanitarie (diffusione delle Sharka) che stanno fortemente riducendo la durata degli impianti, con riflessi negativi sulla redditività della coltura. Il trend negativo è favorito anche dalla minore produttività dovuta alla mitezza delle stagioni autunno-vernine che hanno fortemente condizionato il comportamento varietale, con fenomeni di scarsa e alternante produzione.
In tale contesto è ovvio che le superfici destinate a queste drupacee nei prossimi anni saranno sempre minori, per cui si pone il problema di come utilizzare le superfici che si renderanno disponibili. Vi è la necessità di introdurre nuove specie che possano consentire alle imprese agricole nuove opportunità colturali e di reddito. In tal senso è stata considerata l’introduzione di nuove specie come il kaki (varietà Rojo Brillante), ma soprattutto di melograno (cv Akko, Wonderfull, ecc.), che negli areali jonici sta riscuotendo un certo interesse tra gli imprenditori agricoli. Si ribadisce comunque il concetto che nell’introduzione di nuove specie e varietà va tenuto in debita considerazione un periodo di valutazione che deve consentire di capire come le stesse si comportino nei diversi areali colturali; a questo si aggiunge l’aspetto della commercializzazione, che certamente è alla base di qualsiasi investimento.
Come detto in precedenza, uno dei motivi del diminuito interesse verso albicocco e pesco è l’alternante risposta produttiva che queste specie hanno manifestato a causa di condizioni ambientali che non sempre riescono a soddisfare le esigenze fisiologiche (fabbisogno in freddo). In tal senso vanno considerate specie e/o varietà non soggette a tale esigenza o che abbiano delle richieste inferiori ed in linea con quanto si sta verificando a livello climatico. Negli ultimi anni sono state introdotte varietà a basso e/o ridotto fabbisogno in freddo (250 UC), coltivate in condizioni ambientali tali da proteggerle da eventuali ritorni di freddo.
Il mandorlo
In tal senso, di particolare interesse può essere la coltivazione del mandorlo, specie, in passato, presente diffusamente sul territorio. Per la frutta secca, in generale, negli ultimi anni è fortemente aumentato l’interesse grazie alle proprietà salutistiche che essa presenta, aspetto da più parti confermato a livello medico. Ciò ha certamente contribuito a destare nella frutta secca e soprattutto nel mandorlo l’interesse delle imprese agricole

Leggi l’articolo completo su Frutticoltura n. 10/2016 L’Edicola di Frutticoltura

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