Kiwi, una specie in buona salute

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Recentemente si è assistito a nuovi investimenti in impianti di actinidia con varietà sia a polpa verde che gialla.
In aumento le superfici; si provano nuove varietà a polpa gialla e rossa

La coltivazione del kiwi in Campania, al pari di quando sta accadendo nelle altre regioni meridionali, sta vivendo un trend positivo e, rispetto a qualche anno fa, l’assortimento varietale è in una fase di evoluzione: come per altre specie frutticole, si avrà la possibilità di scegliere tra diverse alternative colturali. “Le novità sono relative soprattutto ad alcune cultivar a polpa gialla e bi-colore, screziata di rosso, di recente introduzione nel nostro Paese”, riferisce Marco Scortichini, direttore dell’unità di frutticoltura del Crea di Caserta. “Tutte presentano aspetti produttivi e qualitativi interessanti che, però, dovranno essere vagliati nel lungo periodo”.
Recentemente si è assistito a discreti investimenti in nuovi impianti di actinidia in Basilicata, nella zone del Metapontino, e in Friuli con varietà sia a polpa verde che gialla. Tuttavia, nonostante l’incremento dell’offerta, non risultano difficoltà di collocamento della produzione di actinidia campana. “I ricavi ottenuti dalle cultivar a polpa gialla sono più alti di quelli ottenibili con le cultivar a polpa verde, ma, in generale, non si riscontrano problemi nella vendita del prodotto. Come per altre regioni, la produzione di qualità superiore spunta ricavi maggiori”.
C’è molto interesse anche nel post raccolta e nella conservazione di lungo periodo; “poter immagazzinare frutti privi di difetti è di fondamentale importanza per poter conservare il prodotto per alcuni mesi. La corretta gestione del frutteto, unitamente all’introduzione di attrezzature in grado di rilevare difetti del frutto anche non visibili ad occhio nudo consentirà di ottimizzare un comparto che, comunque, è all’avanguardia nella gestione della filiera produttiva”.
Per l’actinidia, al momento, è improprio parlare di concorrenza, in quanto tutto il prodotto di buona qualità viene commercializzato in Italia o all’estero. La congiuntura ottimale, tuttavia, deve indurre ad effettuare comunque tutte quelle operazioni agronomiche che portano al raggiungimento dell’ottima qualità dei frutti.
In primavera, in molte aree di coltivazione italiane si sono registrate gelate di diversa intensità che, oltre ai danni diretti, hanno nuovamente indotto estese infezioni da parte della batteriosi (PSA). “A tale scopo è bene ricordare che il batterio, anche se non induce sintomi apparenti è, comunque, presente nelle aree di coltivazione ed ogni volta che si manifestano eventi di gelo (autunno, inverno, primavera) sono sempre possibili nuovi scoppi epidemici della malattia”.
Le gelate che si sono verificate a fine aprile, tra l’altro, hanno compromesso buona parte delle produzioni di kiwi, e non solo, in quasi tutte le aree produttive italiane; fanno eccezione solo Puglia e Calabria. “I danni più rilevanti si sono registrati nelle aree a maggiore vocazione come la provincia di Latina” riferisce Enrico D’Aniello, produttore della provincia di Caserta. “In diverse zone i danni hanno interessato anche il 50-60% del prodotto. Questo si rifletterà in maniera evidente sui prezzi di vendita; già a settembre le quotazioni sono lievitate significativamente proprio in conseguenza di una carenza di offerta”.n

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