Formare le giovani leve per il futuro della filiera olivicola

olivo
Pianta di olivo

La qualità del capitale umano è il fattore più importante nell’odierna società globale. Ne consegue che la formazione e l’aggiornamento professionale, diffondendo la conoscenza, rivestono un ruolo chiave per stimolare lo sviluppo della filiera olivicola-olearia. In generale, vi è l’esigenza di organizzare la formazione a diversi livelli per soddisfare la domanda di utenti con preparazione e obiettivi diversi. In prima linea si trova l’Università. Oggi è difficile formare giovani specializzati per la filiera nell’ambito dei corsi curricolari delle lauree triennali e magistrali, visto che l’olivicoltura e l’elaiotecnica (al pari di altre materie professionalmente importanti) trovano poco spazio, anche per via della recente riforma del sistema universitario che, riducendo il numero di corsi, di fatto limita la possibilità di un’ampia offerta. Non risulta che siano attivati specifici corsi di olivicoltura o elaiotecnica negli atenei italiani, ad eccezione di un corso di Olivicoltura di 6 crediti per la laurea magistrale dell’Università di Palermo ed uno, a scelta libera in inglese – “Olive Growing and Viticulture” – presso l’Università di Pisa che dedica 30 ore (3 crediti) all’olivicoltura.
Spazi per formare tecnici specializzati per la filiera olivicolo-olearia vanno trovati probabilmente nell’ambito dei corsi di Master. Negli anni 2000 furono sviluppate con successo due iniziative di Master universitario (presso le Università di Pisa e Perugia), ma dopo un decennio entrambe le iniziative si conclusero. Oggi in Italia vi è solo un corso di Master universitario di II livello – “Nuovi prodotti e processi per la filiera olivicolo-olearia” – attivato per il 2016-17 presso il Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria nell’ambito di un Progetto PON. Altre iniziative, come quella appena conclusa di un Master breve – “Strategie produttive e di marketing per la valorizzazione dell’olio extra-vergine ad elevato valore salutistico” – organizzato dall’Università “Aldo Moro” e dal Politecnico di Bari, sono interessanti perché rivolte anche alle aziende e ai professionisti, ma in numero ancora insufficiente per soddisfare la domanda formativa che viene dal mondo produttivo. È auspicabile che nuove iniziative di Master possano essere sviluppate, magari in collaborazione tra più atenei consorziati in modo da creare sinergie per la docenza e l’organizzazione delle attività, ed allargare il bacino di utenza dei potenziali studenti. A questo proposito, va sottolineata l’importanza che l’Italia sia presente con proposte autorevoli di livello internazionale in grado di attrarre studenti anche dall’estero.
L’aggiornamento e la formazione per le aziende passa inevitabilmente attraverso le organizzazioni di produttori e i professionisti. Il ruolo delle associazioni e degli ordini professionali è fondamentale e sta a questi organi recepire le innovazioni e trasferirle in maniera capillare sul territorio. In tal senso bisogna dare spazio a quei temi di maggiore rilevanza e attualità per le ricadute pratiche sulla filiera. È inutile sottolineare come in giro per l’Italia, insieme ad eccellenze tecnologiche, vi sia ancora molta arretratezza, sia in campo, sia in frantoio. A volte si ha la sensazione, parlando con gli operatori, che in olivicoltura ed elaiotecnica tutto sia noto ed acquisito, ma la realtà è ben diversa. Osservando da vicino quanto viene fatto a livello produttivo si riscontrano approssimazioni ed errori a cui si può porre rimedio con idoneo supporto formativo. Gli strumenti ci sono, bisogna però organizzarli in modo adeguato per far sì che le conoscenze giungano alle aziende.

Leggi l’articolo completo su Frutticoltura n. 10/2016 L’Edicola di Frutticoltura

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